Grandaddy

Sumday

2003 (V2) | folk-rock

Tornano i cinque "nonni" di Modesto, California. Tornano dopo parecchio tempo (tre anni) e forti di una reputazione che li vede teste di serie di un genere, l'indie-rock, rimasto troppo presto orfano di un gruppo fenomenale come i Pavement.
Il clamore che ha accompagnato la precedente fatica del gruppo, "The Sophtware Slump", deve aver strozzato le potenzialità di una band che aveva tutte le carte in regola per diventare il gruppo indie ideale, incarnare una filosofia di vita fatta suono.

Il leader Jason Lytle ha sofferto del fantomatico blocco dello scrittore, ha lamentato problemi personali e ciò ha influito non poco sul destino del gruppo; lo scioglimento è stato vicino in alcuni momenti, almeno stando alle parole del chitarrista Fairchild.
"Sumday" non è un brutto disco, questo sia chiaro: è uno dei tanti dischi che vengono usualmente chiamati "di transizione" (termine più che mai adatto in questo specifico caso). Non troverete, in questo album, sostanziali novità riguardo al passato anzi... qualche passo è stato fatto, purtroppo indietro.

Pensi Grandaddy e ti viene in mente quell'elettronica acqua e sapone, sposata con melodie tipicamente americane e tipicamente indie (apparentemente innocue ma altamente contagiose), canzoni splendidamente incompiute, imperfette, persino goffe a volte. Proprio come i Grandaddy, personaggi grotteschi, barbuti skater vestiti da taglialegna che non immagineresti mai alle prese con la musica pop.

In "Sumday", invece, tutto suona piuttosto bene, tutto ha un inizio e una fine, tutto torna.
Ed è questa la vera pecca di questo disco: non c'è più la variabile impazzita, non c'è più il fascino dell'imperfezione e della spontaneità; rimangono, tuttavia, le straordinarie doti di songwriter di Lytle e canzoni come "El Caminos In The West", "Saddest Vacant Lot In All The World" lo dimostrano (come se ce ne fosse stato l'effettivo bisogno...).
Il resto del disco scorre via che è un piacere, all'insegna di un indie-pop di buona fattura, ispirato tanto dai Beach Boys quanto da Neil Young, con picchi quali il brano d'apertura, "Now It's On", la già citata "El Caminos In The West", la stralunata "Stray Dog And The Chocolate Shake", con quella tastierina che fa tanto... Grandaddy!

È un disco che si insinua facilmente, e, ripeto, si fa ascoltare spesso e volentieri. Qual è il problema allora? Il problema reale è che questo lavoro si colloca nella media delle produzioni attuali del genere, e il termine "medio" non si addice a gente che ci ha regalato roba come "Under The Western Freeway" e altre meraviglie.

(27/10/2006)

  • Tracklist
  1. Now It's On
  2. I'm On Standby
  3. The Go In The Go-For-It
  4. The Group Who Couldn't Say
  5. Lost On Yer Merry Way
  6. El Caminos In The West
  7. "Yeah" Is What We Had
  8. Saddest Vacant Lot In All The World
  9. Stray Dog And The Chocolate Shake
  10. The Warming Sun
  11. O.K. With My Decay
  12. The Final Push To The Sum


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