Jan Jelinek

La Nouvelle Pauvreté

2003 (Scape) | elettronica

Jan Jelinek si presenta con diverse identità, è conosciuto infatti anche come Farben e Gramm, pseudonimi con i quali ha licenziato dischi di house ed electro minimale molto interessanti nel panorama IDM, sulla scia di artisti già affermati da tempo come Pole e Oval. Quando ha realizzato qualcosa con il suo vero nome invece, Jan Jelinek si è fatto conoscere per due opere più sperimentali, da solista con "Loop-finding-jazz-records" del 2001 e, nel 2002, registrando una sua unione con l'artista giapponese Computer soup, dove l’artista tedesco prendeva il jazz come elemento da campionare, da ridurre in sample per essere decontestualizzato e rielaborato in strutture minimal-electro; due opere non facili, sperimentali e originali, che lo hanno messo in luce per il suo lavoro minuzioso sull'arte del campionamento e del sampling, finalizzati a creare dei paesaggi sonori solo all'apparenza astratti, in quanto Jelinek non perde mai di vista la coesione tra gli elementi, o semi-elementi, della sua musica.

Con questo "La Nouvelle Pauvreté" Jelinek cambia registro, frugando ancora nel jazz, ma in misura molto maggiore nel pop, con diverse sfaccettature. L'intro iniziale del disco termina con un applauso divertito, come se volesse annunciare una rappresentazione scenica, che vedrà come protagonisti sempre i glitch e i sampler mandati in loop spesso stratificati, accompagnati però da caratteristi che variano di volta in volta e danno una varietà inedita alla musica di Jelinek. Se nel primo vero brano del disco "Music Interrogated By" il profondo groove di basso è punteggiato da un discreto piano jazz, il recupero dei lavori passati viene filtrato con un’attitudine diversa, più pop sicuramente, che rende più fruibile la musica senza che per questo perda in complessità.

Ascoltandolo con attenzione è rimarchevole il lavoro incessante e mai banale che Jelinek compie sui loop e sui campionamenti, e quando nel terzo brano, "Facelift", entrano in gioco anche delle soffuse voci, capiamo definitivamente che è un disco dalle mille sorprese: da metà album in poi infatti, "La Nouvelle Pauvreté" si colora di sfumature sempre più ricche, prendendo ritmiche più afro-beat se non funky, aggiungendo sample e tastiere via via più variopinte; "My Favourite Shop" suona come potrebbero (dovrebbero?) essere i Royksopp nel prossimo disco, "If's, And's And But's" accelera in un ritmo funky ormai tranquillamente ballabile, "Davos S (Trio 'Round Midnight)" realizza una sovrapposizione sempre più intensa e tesa tra i glitch e i sample, fino a sfociare in un pop raffinato.

Non manca niente a questo disco per essere sia godibile che ricco da scandagliare con risultati sempre più entusiasmanti ad ogni ascolto, e non manca nulla a Jan Jelinek per essere considerato uno degli artisti più innovativi e intelligenti della scena elettronica attuale.

(28/10/2006)

  • Tracklist

1 Introducing
2 Music to Interrogate By
3 Facelift
4 There Are Other Worlds (They Have Not Told)
5 My Favourite Shop
6 Trust the Words of Stevie
7 If's, And's and But's
8 Davos S (Trio 'Round Midnight)
9 A WasteLand

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