Manitoba

Up In Flames

2003 (Domino) | folktronica

La matematica del ritmo e delle armonie tra i battiti, i suoni intrisi di riverbero e le cascate di algoritmi. La genialità semplice delle proporzioni e delle forme al servizio di un passo cadenzato che non segue la musica perché è musica lui stesso.
Manitoba è la sintesi perfetta della dinamica artistica. Ogni album si sviluppa seguendo il precedente e procedendo lungo un percorso musicalmente sinuoso che va dallo shoegaze all'elettronica passando per sonorità anni 60 tra chitarre acustiche, organi Farfisa e rime baciate di Beach Boys e Mercury Rev.
Troppa confusione? No: chiamiamole derivazioni eterogenee che riescono a non sgomitare, ma a creare un quadro d'insieme brillante e musicalmente sopraffino.

“Up In Flames” usciva nel 2003 a breve distanza (stilistica e temporale) da “Finally We Are No One” dei Múm e ci si accorgeva a poco a poco di come la direzione intrapresa dall'elettronica fosse ormai di affrancamento dalla struttura classica verso/ritornello/verso/ritornello per approdare a un qualcosa più simile a un flusso di pensieri artistico intelligente e solo parzialmente sporcato dal talento che ne intaccava inevitabilmente la genuinità e l'estetica.
Pochi album si reggono su piccoli equilibri fragili come questo. I tratti con cui le melodie sono disegnate sono leggeri e trovano la loro forza nel colore più che nell'intensità dei toni. Ecco, dunque, perché la psichedelia di “Bijoux” risulta quasi ingenua e il sax tenore nervoso e vibrante sul finale di “Skunks” è una nota di rosso perfettamente a suo agio anche tra colori freddi adagiati su una tela di loop ed elettronica.

Colpisce la libertà con cui Daniel Snaith (che si troverà di lì a un anno costretto a dover cambiare in Caribou il nome del progetto Manitoba) musica il suo pensiero consegnandoci un lavoro dai toni leggeri, dal volume né alto né basso, da “sfiorare” più che da 'toccare”, e che forse ha proprio in questa sua eterogeneità e indecisione i punti deboli che ritroveremo in lavori seguenti come “The Milk Of Human Kindness” e “Andorra”.
“Up In Flames” termina con i quasi 8 minuti di “Every Time She Looks Around It's Her Birthday” e svanisce nella maniera più giusta tra vortici percussivi, riverberi, loop, flauti, battiti di mani, ottimismo. Confusione ? Sì, ma con gusto e quella giusta dose di sporco talento che affascina e sa ipnotizzare senza fare male.

(02/02/2009)

  • Tracklist
1. I've Lived on a Dirt Road All My Life
2. Skunks
3. Hendrix With Ko
4. Jacknuggeted
5. Why the Long Face
6. Bijoux
7. Twins
8. Kid You'll Move Mountains
9. Crayon
10. Every Time She Turns Round It's Her Birthday


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