Massive Attack

100th Window

2003 (Virgin) | trip-hop

I Massive Attack sono stati una delle band più importanti del decennio scorso. Aldilà dei gusti, pochi gruppi hanno rappresentato il suono del loro tempo in maniera inequivocabile come loro, a partire dall'esordio "Blue lines" e proseguendo per i due successivi, con tutte le loro azzeccate evoluzioni. Ora siamo in un'altra epoca e può fare un po' effetto accorgersi che non è più quella del trip-hop inventato dai Massive Attack, che è già passato alla storia ed è diventato un classico, un "tipico di quegli anni". E' un po' come accorgersi che, superati i trenta, si entra difficilmente nelle statistiche sui "giovani d'oggi".

Tanto son cambiate le cose che i Massive Attack da tre che erano sono diventati uno solo, Robert "3D" Del Naja, vuoi per divergenze artistiche (Mushroom), vuoi per un volo di cicogna (la paternità di Daddy G). Queste vicende non hanno però smontato il giocattolo, "100th Window" suona ancora tremendamente Massive Attack, e in fondo prosegue il percorso segnato dallo splendido "Mezzanine", quello di una musica ancora più oscura e ipnotica. Probabilmente si sono persi i contrasti di colori del passato, contrasti musicali che riflettevano quelli umani tra i tre che hanno passato tanto tempo a litigare quanto a incidere e suonare.

Ora le redini sono del solo Del Naja, e si sente nelle tracce di questo album che ne è diventato consapevole e in fondo sicuro del fatto suo; una gestazione comunque sofferta e lunghissima anche in solitudine, che testimonia anche il rifiuto di adagiarsi su cliché e ricette sicure per comunicare il proprio mondo musicale. "100th Window" è un disco dunque meno d'impatto dei precedenti (soprattutto dei primi due), che rinuncia agli aspetti più ballabili (anche se le profonde sonorità dub-elettronica non sono venute meno), a favore di un andamento più sensualmente seducente, penetrante per un lavorio lento ma inesorabile, notturno e metropolitano, e che evidenzia una sua capacità e natura psichedelica. Quest'ultima si può riallacciare al significato del titolo, un'ultima centesima finestra che rimane sempre aperta, nella nostra psiche, a disposizione anche dell'inaspettato e del sommerso del nostro subcosciente.

Il pulsante incedere del brano di apertura "Future Proof" e la voce da stato d'ipnosi di 3D si accompagnano a un battito cupo ma penetrante, e a un'atmosfera splendidamente malinconica e pigra; i brani successivi ci introducono le altre due voci del disco, Sinead O'Connor nella celestiale "What Your Soul Sings" e il già noto Horace Andy in "Everywhen", che prosegue nel solco dei due brani precedenti. Le atmosfere si fanno più drammatiche in "Special Cases" con la O'Connor splendida e quasi irriconoscibile alla voce, grazie all'introduzione degli archi a disegnare trame orientaleggianti che, unendosi alla perfezione con la sinuosità dei bassi e dell'elettronica, avvolgono in maniera magnifica l'ascoltatore. "Butterfly Caught", con 3D di nuovo alla voce, alza il ritmo, ma è anche il pezzo più nero e minaccioso del disco, con un crescendo strumentale calibrato alla perfezione. Un inizio di album che lascia senza fiato, dove alla sapiente scrittura e costruzione dei brani fa da supporto una cura del suono certosina, con i testi che accompagnano la musica con riflessioni sospese tra richiesta di amore, introspezione e libertà dei sentimenti.

Se poi nel brano successivo "A Prayer For England" (il cui testo è dedicato all'infanzia sfortunata britannica) si riconosce la Sinead O' Connor di sempre, da qui in poi l'unica cosa che si può rimproverare all'album è di non dare elementi in più rispetto ai primi magnifici pezzi. Certo, "Small Time Shot Away" e "Name Taken" non si possono considerare riempitivi, ma l'"effetto bozzolo" che si era venuto a creare nella prima metà comincia un po' a sfaldarsi. Come tutti i grandi artisti Del Naja però sa piazzare ancora un grande ultimo colpo, torna alla voce per "Antistar": di nuovo un pezzo che guarda a Oriente, anche e ancor di più grazie al crescendo di archi conclusivo, a suggellare con un capolavoro l'opera.

Album che si presta a luoghi metropolitani e notturni, come rappresentazione dei luoghi dell'anima, con i suoi tanti intrecci e con la sublimazione di pensieri e stati d'animo che non appartengono alla alienante vita sociale quotidiana, "100th Window" è un grande disco e non importa che non sia perfetto, ciò che conta è che ci restituisce intatta la valenza di una sigla, "Massive Attack", che se non interpreta più perfettamente le tendenze e le mode musicali del momento attuale, sa sempre comunicare sentimenti e stati d'animo dell'uomo moderno in una maniera che può essere ancora un riferimento per i musicisti di oggi.

(29/10/2006)

  • Tracklist
  1. Future Proof
  2. What Your Soul Sings
  3. Everywhen
  4. Special Cases
  5. Butterfly Caught
  6. A Prayer For England
  7. Small Time Shot Away
  8. Name Taken
  9. Antistar
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