Bark Psychosis

Codename:Dustsucker

2004 (Fire Records) | post-rock

Non temete, non dovrete pronunciare "Dustsucker" tutte le volte che vorrete inebriarvi della grazia solenne di questo cd, bensì sarà necessario sgombrare la mente da paragoni con l'ingombrante passato, rappresentato da "Hex", e una benevola predisposizione, scevra di preconcetti e ritrosie. Liberi da titubanze e paure, potrete anche voi scivolare leggeri tra le meravigliose, notturne note di questo tanto sofferto parto. Sono trascorsi 10 anni da quando "Hex" infiammò l'aria attorno a sé mettendo a ferro e a fuoco l'universo indie.
Stretto nella morsa del grunge e dello stoner rock, e con il brit-pop ansimante alle calcagna, "Hex" indicò una traiettoria, una via, che Simon Reynolds, apprezzato critico, battezzò come "post-rock".

In molti hanno cercato di raccoglierne gli splendidi semi; tra questi, sicuramente, i più validi e originali epigoni sono stati i Piano Magic, gli Hood e non ultimi i Sigur Rós.
Ma loro, i Bark Pyschosis, che fine avevano fatto?
Forse schiacciati da cotanto clamore, storditi dall'inebriante e acre odore dell'incenso sparso dalla entusiastica critica, subirono il più classico dei blocchi creativi. Fatto sta, che all'indomani di "Hex", la band si smembrò e Graham Sutton, suo indiscusso leader, si dedicò a un nuovo progetto a nome "Boymerang", che si rivelerà essere nient'altro che un maldestro tentativo di drum n' bass. Poi il silenzio. Un silenzio grave per chi vanamente attendeva un cenno dal meraviglioso quartetto di Leyton. La compilazione "Game Over", del 1997, nonostante la riproposizione di brani rari, di pezzi vecchi riarrangiati e outtake servirà solo ad alimentare l'attesa.
Sino a quando i primi cenni che qualcosa si stava muovendo sotto la polvere sono giunti con l'uscita, quest'anno, di "Reply", che oltre a presentare rivisitazioni di brani noti e b-sides, testimonia d'un live del 1991 alla St.John Church di Londra.
I tempi finalmente sono maturi.

Ciò che colpisce istantaneamente è l' artwork , che rimanda a quello confezionato dall'artista multimediale Russel Mills per "Gone To Earth" di David Sylvian, e al dipinto "Earth is instinct", raffigurato nel cd del suo progetto a nome Undark. Un artwork raffinato e discreto, come un presagio di quanto contenuto nel cd.
Ed ecco che scorrendo le pagine del booklet raffiguranti paesaggi industriali urbani, desolati e desolanti in cui, come già per la copertina di "Hex", la presenza umana è solo suggerita, mi coglie il primo sussulto: la line up, allargata a 14 elementi, - lo stesso numero di session man che presero parte a "Hex", e con un solo altro membro originario, Mark Simmett alle found drums, oltre Sutton, - prevede alla batteria e percussioni Lee Harris, la sezione ritmica dei Talk Talk. Il cerchio si chiude.

Parte la prima traccia, "From What Is Said To When It Read". E la sensazione che il tempo si sia fermato, per un istante, è netta come un brivido.
Le malinconiche note di chitarra acustica che subitaneamente squarciano il cielo vengono fagocitate da un sensuale e languido wah wah di chitarra e da una discreta e metronomica batteria. Memorie Cocteau Twins, nei magici arpeggi di chitarra, e fragore alla Mogwai, nel feedback finale. Pura estasi.

"The Black Meat" si apre con un rhodes morbido e intarsi di suono che profumano di jazz, dub e ambient. Spirali magiche di chitarra, un basso gommoso e scuro, una tromba che rievoca l'Isham più ispirato e, sul finire, le ancor più meste note d'una melodica. Uno dei vertici dell'album, uno dei vertici di sempre. Una melodia che, nel suo epilogo, reca con sé tutta la nostalgia e lo struggimento che un cuore può provare.
"Miss Abuse" è un vero shock auditivo. Ecco materializzarsi il suono Massive Attack manipolato da Sutton. Un brano ossessivo, scandito da un basso che vomita pece, che si attorciglia in grovigli di dissonanze e sinistri clangori. Synth inquietanti e sensuali al fondo. Il primo, più tangibile segno di innovazione e di distanza da "Hex" risiede proprio nel massiccio ricorso all'elettronica, un'elettronica scura e visionaria, che disegna paesaggi post-industriali, che esorcizza i fantasmi della mente.

Si vira verso atmosfere pop e decisamente più rassicuranti con la successiva "400 Winters". E a catalizzare l'attenzione sarà la voce femminile di Anja Buachele, perfetto controcanto alla favolistica voce d'un Sutton sempre più sicuro delle sue possibilità canore. Un brano perfetto nelle progressioni melodiche e negli arrangiamenti.
"Dr. Innocuos/Ketomoid" agisce da intro ambient per la successiva "Burning The City" che poggia su un insistito arpeggio di chitarra accompagnato da placide note di piano, con l'impuntura ritmica jazzata di Harris. Viene così cesellato il più classico brano Bark Pyschosis, il suono elegante dell'anima.
"Inqb8tr" è invece il brano più smaccatamente ambientale dell'album: un lento fluire di note e sospiri. La voce di Sutton riluce d'una straniante bellezza, d'un calore e di una intimità che solo il Sylvian più confidenziale sa trasmetterci. Sette minuti di meravigliosa stasi. L'irruenza di "Shapeslifting" ci ridesta dal magico torpore. Un organo e la voce di Rachel Dreyer ad accoglierci, a seguire chitarre in saturazione, progressioni hendrixiane, loop e un sinistro gong aleggiante minaccioso, nel finale, e sogni da vendere a piene mani. "Rose" è l'ultima preghiera bisbigliataci, lieve come una carezza, struggente come un addio.

Il suono Bark Pyschosis, aggiornato al 2004, mantiene le aspettative, conducendoci, ora come allora, in alto, sulle onde immaginifiche di una vera trance spirituale, ritagliandoci e donandoci un piccolo universo fatto di catarsi e purezza.

(15/11/2006)

  • Tracklist
  1. From What Is Said To When It's Read
  2. The Black Meat
  3. Miss Abuse
  4. 400 Winters
  5. Dr. Innocuous/Ketamoid
  6. Burning The City
  7. Inqb8tr
  8. Shapeshifting
  9. Rose
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