Beta Band

Heroes To Zeroes

2004 (Astralwerks) | elettronica, pop

La copertina di "Heroes To Zeroes" è in pieno stile Beta Band: una vignetta ultra-kitsch stile "fantastici quattro" che vede i membri del gruppo nelle vesti di improbabili (anti)eroi (Heroes/Zeroes) intenti a combattere con convinzione robotiche forze del male.

Nonostante la continuità dello stile retrò del quartetto scozzese, l'effetto sorpresa sembra, almeno in un primo momento, riuscito, e chi prospettava una definitiva conversione al digitale dopo il soft-dub ipnotico e ritmato del precedente "Hot Shots II" sta per rimanere decisamente spiazzato. Il cambio di direzione è lampante già dall'attacco di "Assestment", il primo singolo, canzone dall'attitudine new wave che nel finale si sfoga in un ensemble di chitarre e sax dal gusto smaccatamente eighties. Questo azzeccatissimo singolo ha l'effetto automatico di farmi sorgere la seguente domanda: dov'è finita quella Beta Band meravigliosamente testarda e menefreghista, coccolata dalla Astralwerks (distributrice americana di Chemical Brothers, Air, Basement Jaxx, Kraftwerk) come la versione "British" di un gruppo ormai di culto noto come Air? I diretti interessati si dichiarano entusiasti del tour americano come spalla ai Radiohead e dicono di desiderare un approccio e un suono "live in studio".
Quindi pensano bene di autoprodursi affidandosi al mixaggio di re-mida-Godrich (Nigel Godrich, produttore di Radiohead, Air, Strokes e Beck tanto per dire qualche nome). Intento interessante, peccato non poter dire che siano riusciti a realizzarlo pienamente.

Già, perché a un ascolto appena un po' più attento, le innovazioni non abbondano. Ad esempio, "Space" o "Wonderful" rispolverano composizioni che potevano tranquillamente stare nei loro Ep di sei anni fa, altri episodi come "Troubles" o "Space Beatle" confermano il tono generale dell'album: è il noto beta-band-cocktail che mescola pop anni Sessanta e cori suadenti in una interessante cornice digitale. E anche se in "Pure For" armoniche e ritmiche gospel si sposano con qualcosa di molto simile al suono del “Pocket calculator” di kraftwerkiana memoria, la sostanza non cambia.

Gli stessi pezzi più "fashion-wave eighties-like electro-obsessed indie-pop" potranno sì salire nella Uk chart of singles, ma "Assestment" non è che un "sample" ben riuscito del riff di "I Will Follow" degli U2, "Liquid Bird" sembra rubata dal campionario Strokes & affini, per non parlare delle schitarrate sfacciatamente brit-pop di "Out-Side", dove si ha quasi l'occasione di sentire una canzone dei Blur di "Parklife" cantata da Roger Waters. Tutto da dimenticare poi il funky-clash discutibile e ruffiano di "Easy".
Validi episodi sono invece l'adorabile siparietto di "Rhododendrum", dove per un minuto e mezzo giocano insieme un synth teutonico, un organo elettrico anni 60, uno xilofono e dei bongos; il gioiellino a nome "Simple", splendida canzone pop che non capita certo di ascoltare tutti i giorni; e probabilmente anche "Lion Thief", costruita esclusivamente su un arpeggio acustico come tanti altri, ma nobilitata da arrangiamenti particolari e coinvolgenti. Ma sono tre. Su dodici.

Ecco, se nel confusionario album omonimo (da essi stessi definito poco più che immondizia) di idee ce n'erano fin troppe, qui paiono addirittura languire, anche se bisogna comunque dare a Cesare quel che è di Cesare. “Heroes To Zeroes” è il buon disco, curato, di un gruppo capace da sempre di coniare melodie pop di un certo livello e dotato di un talento innato per gli arrangiamenti elettronici. Semplicemente, non rappresenta un passo avanti. Forse la chiave di questo tentativo di fuga, chiamiamolo così, sta nel testo di "Simple": "The trouble with doing your own thing is you end up on your own".
Forse la Beta Band ha avuto paura di "finire per conto suo" a fare musica per sé stessa, forse si può dire che "Heroes To Zeroes" sta alla Beta Band come "Faking The Books" sta ai Lali Puna: un avvicinamento al palinsesto radiofonico, alle chitarre elettriche dal(l'abusato) suono wave-rock e a un pubblico più variegato (e meno criticone), pur stando attenti a mantenere la propria identità. Non sta certo a me giudicare lo spessore "etico" (e tantomeno quello commerciale) di questa mossa, certo è che, musicalmente parlando, da un gruppo con le loro qualifiche e i loro mezzi era lecito aspettarsi qualcosa in più.

(16/11/2006)

  • Tracklist
  1. Assessment
  2. Space
  3. Lion Thief
  4. Easy
  5. Wonderful
  6. Troubles
  7. Out-side
  8. Space Beatle
  9. Rhododendron
  10. Liquid Bird
  11. Simple
  12. Pure For
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