Einsturzende Neubauten

Perpetuum Mobile

2004 (Mute) | industrial

Ventiquattro anni di carriera, per lo storico gruppo berlinese. Sono tanti, senza dubbio, e fare tanta strada senza perdere smalto e convinzione è cosa rara nel rock. E, se pure smalto e convinzione sono ancora intatti, è ancora più difficile riuscire dopo tanti anni a realizzare un'opera capace di aggiungere novità sostanziali a quanto fatto in precedenza. È questo, comprensibilmente, il limite principale di "Perpetuum Mobile", nono album ufficiale dei Neubauten (senza contare raccolte, soundtracks, live e progetti paralleli).
Disco che prosegue con coerenza lungo la strada intrapresa negli ultimi anni, quel nuovo corso stabilito da dischi programmatici fin dal titolo, come "Tabula Rasa", "Ende Neu" e il bellissimo "Silence Is Sexy", tra strutture basate su dilatazioni, rarefazione, pause, silenzi. L'esatto contrario di quello che erano i Neubauten degli anni Ottanta, insomma, quando erano i "terroristi sonori" per antonomasia, capaci di ricavare musica dai rumori più atonali e assordanti. Periodo, quello, lontano e irripetibile, per stessa ammissione del gruppo, dunque giustamente lasciato alle spalle.

Il sound dei Neubauten "adulti" è ancora comunque capace di offrire innumerevoli spunti interessanti. "Ich Gehe Jetz", è il brano con cui si apre questo album, a stabilire la perfetta continuità con le atmosfere del precedente "Silence Is Sexy". Sottile, sommesso, il sound dei Neubauten esplora ormai territori che si fanno spesso e volentieri quasi "ambientali".
È il caso dell'affascinante incubo elettronico "Boreas" (il capolavoro del disco) e dell'ancora più angosciosa "Ozean und Brandung", rumore indefinito e senza forma, lasciato vegetare a basso volume, spazzato da soffi e tuoni minacciosi. E situandosi all'esatto opposto "emozionale" rispetto a questi due brani, Blixa Bargeld riesce inaspettatamente anche a essere romantico e malinconico, come quando sussurra la soffice melodia di "Ein Leichtes Leises Säuseln", distesa sopra un tenuissimo tappeto di tastiere.

"Ein Seltener Vogel", "Selbstportrait mit Kater" e la title track sono però i brani-cardine, tre lunghe incursioni nel loro tipico sound "metallurgico", certo decisamente "ingentilitosi" con gli anni e che anche perciò, come detto, nulla aggiungono al repertorio che conta. Ma resta comunque difficile non restare ammirati di fronte all'eccezionale padronanza nel gestire i clangori metallici che ritmano le loro danze industriali, al sottofondo fatto di discreti ma onnipresenti disturbi elettronici, all'eleganza delle trame intessute da chitarra e basso e al carisma del canto di Blixa Bargeld, specialmente nei 14 minuti di pause e ripartenze della stessa "Perpetuum Mobile".
Quando invece rinunciano alla propria unicità e si adagiano su ritmiche industrial convenzionali e poco incisive, come accade in "Der Weg Ins Freie", allora gli anni si fanno davvero sentire e i Neubauten iniziano ad arrancare paurosamente. Ma è solo un episodio, per fortuna, a cui si contrappongono divertenti e stranianti siparietti come "Paradiesseits" e la tribaleggiante "Youme & Meyou", o ancora "Dead Friends Around the Corner".

Il disco è godibile e spesso suggestivo. Una coerente continuazione del percorso tracciato dagli ultimi dischi, solo questo era giusto e lecito attendersi dai Neubauten. Coerenza, classe, onestà e unicità sono gli ingredienti di questo disco. Manca però il coraggio, il gruppo non osa nulla di particolarmente "strano", e questo è per loro il segno forse più evidente di una certa stanchezza. La loro impronta sonora, qualunque cosa facciano, resta in ogni caso tra le più inconfondibili e ineguagliabili del rock.

(13/12/2006)

  • Tracklist
  1. Ich Gehe Jetz
  2. Perpetuum Mobile
  3. Ein Leichtes Leises Säuseln
  4. Ein Seltener Vogel
  5. Boreas
  6. Selbstportrait mit Kater
  7. Ozean und Brandung
  8. Paradiesseits
  9. Youme & Meyou
  10. Der Weg Ins Freie
  11. Dead Friends Around the Corner
  12. Grundstück
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