Espers

Espers

2004 (Locust) | psych-folk

Se la purezza si misurasse in attimi di tempo rubati al normale scorrere del quotidiano, diremmo che gli Espers sono la purezza nella sua forma più incontaminata. Perché il loro disco riesce ad astrarre il sogno dalla realtà, l'incanto dal concreto, perché la loro musica è il tuffo in un limbo imperituro, dove il suono è stato cristallizzato in un istante dilatato all'infinito. Greek Weeks, già autore di due buone prove soliste, Meg Baird e Brooke Sietinsons sono il nucleo centrale del gruppo di Philadelphia (qui all'esordio), autore di un folk psichedelico d'alta classe, memore della lezione di Fairport Convention e Incredibile String Band, condita con l'atemporale ed evocativo fatalismo della regina delle tenebre, Nico. Ebbene sì, suonano una sorta di psychedelic folk gli Espers, una musica triste e sognante, a tratti straniante, soprattutto quando cuspidi elettriche vanno a violentare quell'innocente incedere acustico.

Otto ballate, otto piccoli preziosi gioielli, che eccellono per scrittura e arrangiamenti, già perfette e mature, non come una band all'esordio, ma come l'ennesimo disco di un collettivo alla spasmodica ricerca della perfezione in musica; gli Espers l'hanno già raggiunta al primo colpo. Sinuosa ed evocativa si snoda "Floowery Noontide", perfetto pezzo d'apertura che dischiude agli animi sensibili quell'incontaminato mondo dei sogni abitato dalle incantate gracilità di Joni Mitchell , dai carrillon dorati di Sandy Denny che irradiano polvere di stelle. "Meadow" è un cortocircuito temporale di fine fattura, dove la sinergica fusione canora della Baird e di Weeks è accompagnata da uno stuolo d'archi fluttuanti in sottofondo, che contrappuntano lo strimpellare delicato della chitarra; emozionante come i migliori Dirty Three.

Anche i feedback più chiassosi sono impregnati di estatica dolcezza, come in "Riding", che parte acustica e si dispiega in interessanti divagazioni psichedeliche. Tanti sono i richiami al passato, al tempo glorioso del British folk, ma lungi dall'essere semplice impeto revivalistico, perché il sound degli Espers si autoalimenta della sensibilità dei suoi autori, di una visione evoluta della musica, che non ha paura di sperimentare, pur nel rispetto della tradizione; testimonianza diretta ne è "Travel Mountains", una sorta di spirale psichedelica che mescola incestuosamente Popol Vuh, Fairport Convention e Charalambides, così vicina al richiamo sibillino di una sirena che attrae naviganti in un mare in tempesta.

In "Voices", maestosa celebrazione dei propri luoghi d'origine, un tappeto d'archi in statica progressione, alla Silver Mt Zion, fa da culla ai ricordi del tempo che fu, sotto forma di sussurri e melanconiche mescolanze di suoni antichi. Mentre "Byss & Abyss" richiama i mondi fiabeschi dei primi King Crimson, il disco trova la sua realizzazione definitiva nella composizione più semplice, "Daughter", chitarra voce e archi per tre minuti e tre secondi di languido estraniamento dalla realtà.

Un disco incredibile, un'esperienza indescrivibile, canzoni che riescono a raggiungere gli anfratti più oscuri dell'animo umano e a donarvi una luce fioca ma rigogliosa allo stesso tempo.

(13/12/2006)

  • Tracklist
  1. Flowery Noontide
  2. Meadow
  3. Riding
  4. Voices
  5. Hearts & Daggers
  6. Byss & Abyss
  7. Daughter
  8. Travel Mountains
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