Felix Da Housecat

Devin Dazzle And The Neon Fever

2004 (Emperor Norton Records) | techno-house

Nel caso in cui qualcuno stia ancora aspettando il musicista che aggiorni, una volta per tutte, le miriadi di codici pop o iper danzerecci del controverso calderone eighties alle odierne schizoidi tendenze tunz-digitali, ebbene sappia che questo musicista è finalmente arrivato e si chiama Felix Da Housecat. Potevamo attendere una delle star nascenti del synth pop britannico (Ladytron? Zoot Woman? The Faint?), oppure i floridi e iperattivi techno manipolatori bianchi americani che da qualche anno strizzano l'occhio all'electro (Adult? Fischerspooner? The Postal Service?) e, perché no, la repentina folgorazione che avrebbe potuto cogliere d'oltralpe gli ineffabili e già nella storia Daft Punk. E invece, nossignori: dell'onere si fa carico proprio questo dj nero di Chicago, responsabile peraltro di un precedente tentativo, "Kittenz And Thee Glitz (2001), già presente nel manuale del perfetto electroclash, che lo aveva già consacrato come maitre a penser del filone, giunto in coda a una serie di precedenti collaborazioni e di esperienze soliste, grazie alle quali il suo nome era già un culto dell'underground techno-house a stelle e strisce.

"Devin Dazzle And The Neon Fever" è un disco debordante e variopinto: difficile riassumerne gli schizofrenici contenuti che pescano con disarmante disinvoltura dal rock, dalla new wave, dal funk, e dalla disco music, per restituirci quindici tracce nelle quali l'unico comune denominatore è la smodata naturalezza con la quale vengono proposti tutti i possibili aspetti ludici e inebrianti del pop da ballo.

Così, non deve affatto stupire che a fianco di brani concepiti per festini dagli sviluppi (in)certi,"Rocket Ride", nella quale l'electro(rock) a la Adult fa capolino con un ritornello del quale difficilmente ci si libera, si affacciano stralunati funk dal sapore Talking Heads ("What she wants"), con il fantasma della bassista dal mood più sensuale di sempre, Tina Weymouth, che va a materializzarsi anche nella traccia successiva, questa volta travestita da Tom Tom Club, negli irriverenti coretti femminili recitati dalle Neon Fever, cinque ragazze appositamente selezionate da Felix per questo disco, in "Short Skirts".

Quando l'album pare aver preso definitivamente la piega della frivolezza dance condita da (moderatamente) elevati "bpm", Felix torna a strizzare l'occhio alla space disco dei tempi di "Kittenz and Thee Glitz", con il caldo e lineare sequencer di "Ready 2 wear", a metà strada fra Dee D. Jackson e i Visage, impreziosita, come "She so d*mm Cool", dal vocoder dal sapore Air (quello di "Sexy Boy", per intenderci) che puntella la voce di un ispiratissimo Tyrone Palmer. In "Romantique" quelli che potrebbero essere abusati francesismi "a la page", sono invece due minuti in cui gli Stereolab vengono consegnati nelle mani dei Tarwater: è una delle "parentesi" alle quali Felix ci ha da tempo abituato, di quelle che abbozzano in un pugno di secondi degli acquerelli ballabili sui quali altri costruirebbero un intero disco, ma che al contrario vengono abbandonati con distacco dal Nostro non appena sembrano prendere quota.
La coloratissima kermesse prosegue con la disco-music condita dai fraseggi dal sapore Human League nella loro versione più frivola ("Dare"?) dell'ennesimo riempipista "Let your mind be your bed", mentre un assai probabile campionamento dei primi Art of Noise occhieggia dalla techno-trance di "Watching Cars go by", che si regge su un groove di chitarre simil-trash.

L'arrangiamento è sempre pulito, lineare, ordinato, così come i cantati, concepiti appositamente, nessuno escluso, per essere contagiosamente fischiettati (provate a scordarvi il motivetto di "Nina", se ci riuscite), ricorrendo senza remore, quando necessario, al vocabolario della prima elettronica analogica che flirtava con il pop, come nei beat sincopati e al tempo stesso minimali di "Devin Dazzle" o dell'incipit di "Neon Human" che, prima di trasformarsi in un brano in Moroder style, esordisce con le fruste elettriche di quella "Being Boiled" dei (questa volta) primi Human League (ancora loro?).

Per quanto in qualche episodio si ceda a un certo manierismo electroclash ("Rocket Ride", "Hunting Season", tuttavia sempre assai gradevoli), nelle quali il marchio di fabbrica non emerge in maniera poi così esplicita, c'è una lente misteriosa che permea questo lavoro e che ne deforma tutti i riferimenti, per ricondurli allo stile riconoscibile e univoco di una regia dal tocco inequivocabile, che è ormai diventata un "must" del nuovo easy pop: alla domanda se "Devin Dazzle And The Neon Fever" sia un disco di "techno house" o di "techno electro", la risposta non può essere che: "Niente di tutto ciò, questa è... "techno Felix""

(13/12/2006)



  • Tracklist
  1. Intro
  2. Rocket Ride
  3. What She Wants
  4. Short Skirts
  5. Ready 2 Wear
  6. Romantique
  7. Everyone Is Someone in LA
  8. She's So D*mn Cool
  9. Let Your Mind Be Your Bed
  10. Watching Cars Go By
  11. Hunting Season
  12. Nitelife Funworld
  13. Nina
  14. Devin Dazzle
  15. Neon Human
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