Dopo tre album casalinghi registrati amatorialmente con un 4 piste,
John Frusciante decide
di affrontare l’esperienza della registrazione in studio. Per far ciò sceglie
come sessionmen i suoi amici più cari da Chad Smith e Flea al tuttofare Josh
Klinghofer dei Bycicle Thief e insieme a loro registra quello che è a tutti gli
effetti l’album della personale svolta musicale. Il suono che usciva dagli album
precedenti rifletteva il suo malessere di vivere, il suo disadattamento e la sua
dipendenza fisica e psicologica dalla droga attraverso un lo-fi
dichiarato e una voce molto grezza, che sono stati per anni il suo marchio di
fabbrica. Ora una felicità finalmente ritrovata e una stabilità psicofisica
completamente raggiunta hanno inesorabilmente contribuito al cambiamento
musicale, reso ancora più forte dalla produzione che sta attorno al
disco.
Lontano dalle esigenze di un gruppo e dagli inevitabili
compromessi sonori richiesti quando si suona in una band, John Frusciante
sprigiona la sua fantasia e dà libero sfogo alle sue idee e ai suoi molteplici
approcci musicali. Proprio quest’eterogeneità caratterizza "Shadows Collide With
People", rendendolo sicuramente intrigante, ma in qualche episodio troppo
dispersivo.
Il disco si apre con "Carvel" che possiede una doppia
andatura: per il primo minuto e mezzo pare un brano d’elettronica minimale e
onirica, poi all’improvviso si ferma tutto e dopo pochi attimi di silenzio
esplode la chitarra di Frusciante che fa cambiare totalmente registro alla
melodia.
L’album gioca molto sull’uso di più voci su toni diversi e questa
sorta di polifonia vocale, che richiama la passione di Frusciante per il doo-wop
e la surf music, lambisce molti brani da "Omission", brano radiofonico molto
ritmato proprio con la voce, a "Regret", che ha il suono di una chitarra immersa
in una bolla d’acqua, da "Wednesday ’s Song", che è il pezzo più debole e
insulso dell’album e potrebbe non sfigurare in "By The Way", a "Ricky", che ha
un sapore Motown nella prima parte che confluisce in una pura armonia vocale
alla Beach Boys.
Altra chiave di lettura per capire musicalmente l’album
è l’uso del synth, già abusato in tutti gli album precedenti, con il quale
Frusciante sembra essere entrato in confidenza come si nota nel massiccio uso
che ne fa in "Failure 33 Project", nella quale il synth scandisce
artificialmente i passaggi di chitarra tanto cari all’artista. In realtà, il
synth è una vera e propria arma che John Frusciante usa a più riprese in
moltissimi brani, laddove la sua chitarra e gli strumenti "convenzionali" non
riescono a ricreare l’atmosfera desiderata.
Ritmi velocizzati che
strizzano l’occhio al rispolvero di garage rock che sta caratterizzando questi
ultimi anni sono invece le colonne portanti di "Second Walk" e "This Cold", il
cui intro è in maniera imbarazzante troppo simile a "The Passenger" di Iggy Pop. Anche la collaborazione con i
Mars Volta ha inequivocabilmente lasciato dentro qualche cosa al signor
Frusciante e questo qualcosa emerge in "Every Person" soprattutto per i suoni
angoscianti che fanno da contorno e in maniera plateale in "23 To The End", dove
il suono da colonna sonora ricorda a tratti Vangelis.
Due sono i pezzi
strumentali, nei quali viene a galla il recente avvicinamento alle
"anti-sonotità" dei Royal Trux
(che hanno fatto del rumore una soluzione musicale), anche quando questo arriva
ai limiti della cacofonia irritante come nell’ultimo minuto di "Failure 33
Project".
A ripulire le orecchie ci pensa "Song To Sing When You ’re
Lonely", bellissimo pezzo come ce ne ha regalati tanti Evan Dando: chitarra
acustica per un’armonia semplice e chiara e un ritornello talmente semplice e
talmente perfetto che rischia di non uscire dalla testa per parecchio tempo.
"Water" riesce a essere esemplificativa di tutte le direzioni musicali
intraprese da John Frusciante in questo suo quarto album: al primo minuto
strumentale a base di synth e giochi di elettronica segue il ritornello cantato
in falsetto, giocando moltissimo con la voce, e alla fine il brano si
incattivisce con una jam di chitarra distorta.
Le
idee certo non mancano e la trasversalità delle musiche affrontate ne è
testimone; a volte capita di inciampare in passi falsi come "Wednesday’s Song",
ma il resto del cammino è sinceramente piacevole con alcuni picchi di pregevole
intensità.


