Hives

Tyrannosaurus Hives

2004 (Polydor) | garage/punk/pop

Nel 1994, cinque ragazzi della città di Fagersta, in Svezia, scatenano un vero e proprio putiferio rock and roll e scompaiono nel nulla. Sono un manipolo di strani figuri in camicia bianca, giacca nera, mocassini e taglio alla Beatles prima maniera che suscitano, immediatamente, grande curiosità ed eccitazione.
Ascoltate varie testimonianze entusiastiche, Peter Ahlqvist, produttore della Burning Heart, decide di concedere loro una possibilità.

Nel 1996, i The Hives debuttano sul mercato con l'Ep "How Lord! When? How?" che viene molto apprezzato, in giro per il mondo, per la sua fresca verve garage-punk-rock.
The Hives sono più che mai determinati a continuare con la loro scalata al successo, forti di una parentela piuttosto evidente con altri due gruppi svedesi in ascesa: Hellacopters e International Noise Conspiracy. Nel 1997, esce il loro vero e proprio album di debutto, "Barely Legal", che li lancia come nuovi damerini cool del garage-rock. Strafottente e scatenato, il disco contiene "A.K.A. I-D-I-O-T" che diventa presto il loro anthem.

Il successo improvviso li rende incapaci di ritrovare le idee e così bisogna aspettare il 2000 per ascoltare il loro nuovo lavoro, "Veni Vidi Vicious". Più che agli Hellacopters, ora gli svedesi sembrano avvicinarsi al revival rock and roll scatenato da Strokes e White Stripes. Il loro sound è maturato - anche se sempre pieno di follia scatenata - facendosi più ricercato, ma, allo stesso tempo, brutale.

Quando esce, nel 2001, la loro prima antologia, "Your New Favourite Band", il successo è ormai definitivo e clamoroso.
Nel 2002, The Hives lasciano la Burning Heart per gravi incomprensioni, firmando, subito dopo, per la Universal. Si ritirano in Svezia dove cominciano a lavorare al prossimo disco.

Uscito nel 2004, l'album "Tyrannosaurus Hives" non contiene molte note nuove rispetto al passato. Il loro fascino brutale da drughi rimane molto forte e il leader-cantante Howlin' Pelle Almqvist assomiglia sempre di più a un giovane e schizzato Mick Jagger.
Così come persistono ghette e divise in bianco e nero, il loro sound rimane un punk-rock energico e tricorde che continua (e continuerà sempre) a dover organizzare pellegrinaggi sulla Bowery verso il tempio di certi Ramones.

Il gruppo ama decisamente i titoli strambi come "Abra Cadaver", che apre il disco con un punk breve e intenso (circa 1' 33'').
Ascoltando "Two-Timing Touch And Broken Bones", tuttavia, si ha come una sensazione di ripetizione di loro stessi vecchi brani. Sensazione confermata dal singolo "Walk Idiot Walk" che mischia in modo poco originale "I Can't Explain" di The Who e la loro stessa hit R&R "Hate To Say I Told You So".
In realtà tutto il disco si rivela abbastanza ripetitivo: The Hives hanno trovato la loro formula magica e la stanno usando finché non partorirà più miracoli di vendite e sold out dal vivo.
"No Pun Intended", "B Is For Brutus" e "See Through Head" sono come dei veri e propri deja vu musicali.

Alcuni brani, tuttavia, riescono a salvarsi dalla generale mancanza di originalità. "A Little More For Little You" è una fresca e divertente rivisitazione del vecchio rock and roll anni Cinquanta. "Diabolic Scheme" è una ballata dal gusto sixties elettrica e deviata con Almqvist che sembra l'Iggy Pop di "The Idiot" uscito dalle session di "London Calling". "Love In Plaster" è un ipnotico corto circuito di rock elettronico, mentre diverte lo strano riff rollingstoniano di "Antidote".

Alla fatidica domanda "Il punk è morto?", The Hives rispondono: "Sì. Si è estinto. Noi siamo gli ultimi tirannosauri del grande Punkrassic Park".

(18/12/2006)

  • Tracklist
  1. Abra cadaver
  2. Two-timing touch and broken bones
  3. Walk idiot walk
  4. No pun intended
  5. A little more for little you
  6. B is for Brutus
  7. See through head
  8. Diabolic scheme
  9. Missing Link
  10. Love in plaster
  11. Dead quote Olympics
  12. Antidote
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