Khonnor

Handwriting

2004 (Type Records) | electro-pop

Quel Natale che ti fa trovare sotto l'albero ciò che non t'aspetti. Un diciassettenne americano che lascia attoniti quanto una stella cometa che si staglia nel cielo congelato di dicembre: pupilla dilatata e sguardo all'insù, a contemplare l'infinito. Nel caso di Khonnor gli occhi è sufficiente chiuderli senza eludere i paesaggi onirici che discretamente ci propone, oppure tentare d'ipnotizzarsi la punta delle scarpe recuperando copiosi brividi dello shoegazing che fu: fin qui tutto bene, ma c'e' dell'altro, anzi di più.

Anche solo al primo ascolto, si paventa il sentore che a sedimentarsi ci siano nuove prospettive, nuove chiavi di lettura del pop folktronico, bulimie fennesziane brillantemente eluse da un songwriting che cerca sempre e comunque (trovandola) la canzone, con una purezza d'intenti e d'animo che, è quasi scontato a dirsi, solo un giovane nel bel mezzo dei suoi turbinii adolescenziali vorrebbe esprimere, potendo. E questo ragazzo, bontà sua, può eccome, essendo un piccolo grande fenomeno. Struggente e malinconico, di un'innocente malinconia appunto, etereo e pacatamente notturno, evocativo e profondo: scrittura a mano, certo, ma sarebbe forse meglio definirlo affresco di un manifesto pop prossimo venturo.

Khonnor, al secolo Condor Kirby-Long, sembra aver inghiottito un'enciclopedia che contiene buona parte delle cose musicalmente eccitanti accadute negli ultimi quindici anni, giocando a rallentare i My Bloody Valentine, saturando il suono dei Low e dei Red House Painters, riducendo ai minimi termini un modernissimo e trasognato folk fino a travisarlo, spogliando Fennesz dei suoi nobili fardelli intellettuali, rincorrendo le docili armonie sintetizzanti dell'Ulrich Schanuss di "A Strangely Isolated Place" per tracciare infine le rette di una scrittura talmente delicata che nell'ultimo lustro è stata appannaggio dei Radio Dept, di Maximilian Hecker e di pochi altri ancora.

Soffice come neve, spruzzata da un glitch mai fuori contesto, la melodia assume le tonalità crepuscolari di "Phone Calls From You" e di "Screen Love, Space And The Time", sbiadite implorazioni che a malapena si sorreggono su una chitarra acustica che a sua volta tiene insieme sparute trovate digitali, e un cantato di una fragilità che spoglia e che insieme disarma.
Un'innocua ballata di due accordi scivola sui sintetizzatori sibilando come sul ghiaccio, in questo modo "Daylight And Delight" non si sposta dalla svagata innocenza del suo gioco di parole, mentre un riferimento ultraterreno alla "Starman" di bowiana memoria reclama il suo status di romanticheria per extraterrestri dal cuore tenero in "Dusty"; il giro melodico di "Crapstone" ci incanta come una ninnananna di tempi (ormai) lontani, scandita da presso dallo schioppettare di un camino e dall'immancabile scrosciare del ruscello lungo il sentiero semibuio: un brano che i Sigur Rós vorrebbero comporre domani stesso, insomma. "Kill2" possiede una struttura talmente classica che potrebbe essere inserita nel repertorio di un futuribile Elvis Presley, però fagocitato e vinto da rumorini dispettosi che ne lasciano appena trasparire le intenzioni.

Tutto scorre su morbidi letti di intime ambientazioni sonore, in un concatenarsi d'evocazioni così profonde che ognuno ne può ricomporre i frammenti dentro di sé, a proprio piacimento, come con ogni opera che si conviene.
Così, per l'attempato ascoltatore che anche questa volta si cimenta nel sempre arduo/improbo compito di spiegare con parole la musica, "Handwriting" è una donna seduta su di un divano con lo sguardo perso di costernazione, di profilo e in penombra, è il silenzio lasciato alle spalle in quella stessa stanza dopo che si è chiusa la porta, è il deserto di strada di una mattina di Natale appena soleggiata, è l'eco dei passi fra i chioschi serrati di un'estranea città, è l'amaro canto del cigno di un futuro possibile solo per un istante, ma anche il segno di una gioia irreale che d'acchito sorprende l'inconscio senza apparente motivo. Continua a osservare le stelle, giovane Condor Kirby-Long: il futuro, come già il presente, pare proprio essere tuo.

(19/12/2006)



  • Tracklist
  1. Man From The Anthill
  2. Daylight And Delight
  3. Megan's Present
  4. Dusty
  5. Crapstone
  6. Kill2
  7. A Little Secret
  8. An Ape Is Loose
  9. Phone Calls From You
  10. The Stoned Night
  11. Screen Love, Space, And The Time Man I Was Everything You Wanted Until I Quit
  12. Tattletalent (Encore)
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