Lali Puna

Faking The Books

2004 (Morr Music) | synth-pop

Cinque anni dopo l’album di debutto, "Tridecoder" che si impose immediatamente all’attenzione dei cultori indietronici, e a tre dal celebrato "Scary Word Theory", perla electro-minimale che ebbe un certo successo anche grazie agli elogi di Colin Greenwood (Radiohead ), il quale non dimenticava di citarli in ogni intervista, per i Lali Puna pare essere arrivato il primo, vero, momento di svolta.

Già nell’Ep "Left Handed", uscito la scorsa estate, si poteva ravvisare in loro l’urgenza di liberarsi dai cliché "glitch" finalizzati all’esclusivo utilizzo dell’elettronica, così che la ricerca del pop avvenne in contesti ben più elettrici: erano pochi ma ben chiari indizi, peraltro quasi tutti concentrati nel chitarristico brano che dà il titolo all’Ep, e che non a caso è presente anche in questo disco. Se poi consideriamo che Markus Acher, l’anima strumentale e compositiva del gruppo, è un importante membro dell’ormai "cult band" indiepop tedesca The Notwist, oltre che colonna dei jazzosi quanto digitali Tied & Tickled Trio, nonché degli electro kraut Village of Savoonga, non dobbiamo stupirci più di tanto della piccola grande mutazione sonora contenuta nel nuovo lavoro.

Da quanto detto, comprendiamo perché "Faking The Books" rappresenti un decisivo aggiustamento di rotta per l’ensemble tedesco, che si immerge risolutamente in un pop più "suonato" con tanto di batteria e chitarre deflagranti, a tratti persino rumoristiche, pur restando nel contempo fedele a sé stesso, grazie alla voce morbida di Valerie Trebeljahr e a una certa coerenza nel voler perseguire attraverso "semplici" canzoni pop, l’ideale sintesi fra ricercatezza e ambizioni da classifica.

Se l’incipit dell’album, riservato all’omonima "Faking The books", sembra smentire quanto detto a proposito del "nuovo corso", trattandosi dell’ideale trait d’union con "Scary Word Theory" (canto sommesso della Trebeljahr che tiene per mano l’ormai familiare incedere intermittente dei controcanti e delle tastiere), già la seguente "Call 1-800-Fear" lascia intendere quanto sia viva la volontà di sviluppare "nuove" pulsioni, così come in "Micronomic", che si apre con un sintetico fraseggio di chitarra, per abbandonarsi a una batteria priva di orpelli dal chiaro sapore indie-rock; a rassicurare l’ascoltatore arriva "Small Thing", in cui la mediazione fra "vecchio e nuovo" fa emergere atmosfere attigue agli Stereolab, mentre in "B Movie" cresce una certa inclinazione new wave, sempre attualizzata in chiave "indie", circostanza in cui ci si imbatte in diversi altri episodi del disco.

Il tentativo d’evoluzione artistica è lodevole, ma solo in parte riuscito. La "normalizzazione" del sound fa perdere d’identità al gruppo; troppe volte in periodi recenti ci siamo imbattuti in album di questo tenore, e ciò conferisce alla nuova fatica dei Lali Puna il retrogusto amarognolo del "già sentito": si passa dai già menzionati Stereolab ai britannici Broadcast, con un occhio persino alle recenti canzoni dei Ms John Soda, il progetto di Micha Archer, fratello di Markus e anch’egli membro dei Notwist.

"Faking The Books" è un disco assolutamente godibile e arrangiato con ottimo gusto, ma relega inevitabilmente i Lali Puna a confrontarsi con riferimenti oggi forse troppo abusati. Certo, rimangono il talento e più di una buona pop song, ma con essi anche un minimo di perplessità.

(19/12/2006)



  • Tracklist
  1. Faking The Books
  2. Call 1-800-Fear
  3. Micronomic
  4. Small Things
  5. B-Movie
  6. People I Know
  7. Grin And Bear
  8. Geography-5
  9. Left Handed
  10. Alienation
  11. Crawling By Numbers

 

 

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