Massive Attack

Danny The Dog O.S.T.

2004 (Virgin) | trip-hop

Nel 1991, in controtendenza sia rispetto ai ritmi serrati dell’allora imperante techno, sia all’eccessiva positività dall’acid jazz, germogliò una nuova scena tesa a  moderare i BPM, ad abbassarli così tanto da farli divenire simili al battito del cuore: un ritmo caldo dominato dalla presenza di basso e batteria. Drum‘n’Bass: come se da uno stato di rilassatezza si volesse intraprendere un viaggio allucinato, un trip, una sorta di ritorno verso una dance a battuta lenta, ma più elegantemente oscura, quasi luciferina.

Tutto partì da Bristol, cupa città industriale inglese, i pionieri vennero velocemente riconosciuti nei Massive Attack, presto affiancati dai Portishead; in Italia chi raccolse la sfida miscelando quegli atteggiamenti con influenze mediterranee, creando una sintesi decisamente più solare, furono gli Almamegretta. Il movimento venne anche denominato trip–hop, aggiungendo un’ulteriore dose di ragga / dub e velocizzando i tempi poteva diventare jungle; così ai roboanti e coloratissimi rave party si sostituirono gradualmente serate più dark ed a minore contenuto di decibel ed ecstasy.

 

“Blue Lines”, il primo disco dei Massive Attack, pubblicato nel 1991, resta tuttavia nella memoria collettiva in particolar modo per “Unfinished Simpathy”, traccia più soul-dance che trip-hop, ma il dado era tratto: il successo ottenuto causò immediatamente frizioni insanabili, che portarono presto alla separazione di Tricky dal resto della band, e per tutti sarà una grande fortuna in quanto si creeranno due carriere parallele fortunate e ricche di lavori importanti.

Il Bristol sound vedrà presto l’esordio di Tricky come solista in “Maxinquaie” (con l’ausilio della voce di Martina, allora sua musa non solo musicale, successivamente brillante solista), ed il secondo atto dei Massive (momentaneamente senza Attack per via dei riferimenti alla Guerra del Golfo), il prezioso “Protection”. Ed arrivò il 1994, anno in cui il drum‘n’bass oramai era un affare di massa.

 

I Massive (che dal disco successivo torneranno a denominarsi Massive Attack) hanno ospitato in ogni disco voci femminili di prima grandezza: in “Protection” c’era Tracey Thorn degli Everything But The Girl, in “Mezzanine” (1997, il loro disco più riuscito, con la novità dell’uso delle chitarre) apparve Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, in “100th Window”, che tornò su sonorità più cupe, toccò a Sinead O’Connor.

In quest’ultimo lavoro, pubblicato nel febbraio del 2003, gli Attack degli esordi risultarono ridotti al solo Robert 3D Del Naja (più la O’Connor e i consueti apporti vocali della leggenda del reggae Horace Andy), e tale formazione ristretta (con Neil Davidge) venne riproposta per la colonna sonora del film “Danny The Dog” di Luc Besson (quello di “Leon”), un thriller a base di arti marziali, come venne definito dallo stesso regista. Il trip-hop come fenomeno era oramai superato, rimanevano però in pista gli straordinari protagonisti di quel creativo momento, in grado di ideare ancora prodotti di indiscutibile qualità.

 

“Danny The Dog” è un album interamente strumentale, composto da 21 brevi tracce che soltanto in cinque casi superano i tre minuti, ma tale frammentazione non ne inficia la straordinaria omogeneità compositiva. L’attitudine musicale dei Massive Attack ha sempre fatto pensare a loro come potenziali compositori di una colonna sonora, ma il lavoro qui svolto supera di gran lunga qualsiasi ragionevole aspettativa.

“Atta’ Boy”, “Simple Rules” e “The Dog Obeys” sparano meglio del contemporaneo Prodigy, “P Is The Piano” e “Confused Images” sono più ambient di Nyman ed Eno; “Polaroid Girl” ridicolizza i tanto strombazzati Air di “Talkie Walkie” con in più soffici fraseggi tastieristici ammantati di misteriosa sensualità e colori jazzy. “Sam” potrebbe essere spacciata per una traccia di Sakamoto e “Collar Stays On” per un remix firmato Zero 7, “One Thought At A Time” si dimostra una canzone in grado di poter avere vita propria anche al di fuori del soundtrack. Il colpo romantico-estatico arriva nella breve “Sweet Is Good”, seguita dalla mancuniana (i New Order che incontrano gli Stone Roses?) “Montage”.

 

Le citazioni sono molte e potrebbero continuare a lungo, in un caleidoscopio psicologico di idee che solo a tratti rischia di cadere nel tedio, là dove si dovesse dimenticare che trattasi pur sempre di composizioni architettate per fungere da commento sonoro per immagini cinematografiche.

I Massive Attack di “Danny The Dog” rubacchiano qua e là, ma dimostrano di avere ancora tante cose da dire e di poter contrastare la prepotente avanzata dell’ottima scena elettronica tedesca.

Da molti considerato un lavoro minore nella discografia della band di Bristol, fu comunque un buon riempitivo negli anni che separarono “100th Window” dal best of  “Collected” (2006) e dal ritorno in grande stile certificato nel 2009 dall’EP “Splitting The Atom”, seguito qualche mese più tardi da “Heligoland”.

(02/05/2013)

  • Tracklist
  1. Opening Title
  2. Atta’ Boy
  3. P Is For Piano
  4. Simple Rules
  5. Polaroid Girl
  6. Sam
  7. One Thought At A Time
  8. Confused Images
  9. Red Light Means Go
  10. Collar Stays On
  11. You’ve Never Had A Dream
  12. Right Way To Hold A Spoon
  13. Everybody’s Got A Family
  14. Two Rocks And A Cup Of Water
  15. Sweet Is Good
  16. Montage
  17. Everything About You Is New
  18. The Dog Obeys
  19. Danny The Dog
  20. I Am Home
  21. The Academy
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