Modest Mouse

Good News For People Who Love Bad News

2004 (Epic / Sony) | alt-rock

È un Topo che forse farebbe meglio a non dipingersi tanto "modesto" quello che ci si è avvicinato neanche troppo timidamente negli ultimi giorni. Il ritorno della band di Issaquah per la seconda volta per una major (Epic), dopo aver peregrinato in un lungo viaggio sabbatico alla ricerca della produzione perfetta tra K, Up e Matador, è ancora una volta decisamente imbarazzante... per gli altri! Nel senso che viene difficile paragonarli a qualcuno per riuscire a far comprendere la maestosità dell'opera. Elegante e raffinata, mai uguale a se stessa, sempre pronta a mandare in bambola...

C'è questa intro disordinata, con una tromba che sembra recuperata in soffitta per caso, suonata come se ci si volesse solo soffiare dentro con tutta la forza per toglierle la polvere dal dentro; ma ecco che giunge "The World At Large"; e a questo punto non si può più tirarsi indietro, e si entra a far parte del quadro impressionista che disegnano a tinte purpuree i Modest Mouse dietro alle tue spalle. Veleggiare è il minimo che si può fare, prima che il cuore ti venga strizzato fino all'ultima goccia dalla delicatezza trasognata della voce di Isaac Brock. Ma d'altronde l'indifferenza in un disco come questo non è assolutamente concessa, almeno se ci si considera ancora vivi. E si ha il permesso di lasciarsi cadere sul pavimento, e farsi spogliare, disarmare di tutto.

"Float On" rappresenta forse la cosa più sbalorditiva. Che questo fosse il primo singolo lo si capisce da subito, anche senza seguire assiduamente le classifiche statunitensi. Probabilmente i "topolini" si sono tolti di dosso quella patina che li costringeva a depauperare il loro immenso talento, e che era data esclusivamente dal desiderio quasi adolescenziale di voler essere sempre puri e fedeli alla linea. E così stavolta non si sono scordati a casa le canzoni e tutto il loro amore per il pop, che solo raramente in passato è apparso così libero e privo di cesure e mutilazioni dovute alla "coscienza" indie. Risultato? Una traccia geniale, onirica quasi a mettere in crisi i migliori Mercury Rev: ti sfiora ruffiana, eccessiva e ridondante quanto basta per importi il tasto del repeat sul tuo lettore più volte senza curartene più di tanto.

Certo che non hanno trascurato nemmeno i loro seguaci più assidui, quelli che da tempo immemore li hanno seguiti perché adoravano la loro vena epilettica, che riaffiora in pezzi come "Bury Me With It". Già... e con la loro schizofrenia riaffiorano pure gli amori di gioventù per i Pixies e i Pavement, e le corde delle chitarre si fanno più acide, gli accordi più lacerati e graffiati.
In "The Devil's Work Day" evidentemente il diavolo l'hanno incontrato davvero a spasso con qualche musicista tzigano che gli ha gentilmente suggerito gli arrangiamenti stridenti e le urla impazzite che fanno da corollario anche ai teatrali falsetti dell'incalzante episodio in stile orientaleggiante di "Satin In A Coffin".

"Dance Hall" è la mina inesplosa, pronta a diventare scheggia impazzita appena ci si mette il piede sopra (o meglio, l'orecchio), e sembra uscita come per magia da una session con un giovane Tom Waits. "Bukowski" è un piccolo omaggio cantilenato a ritmo di banjo, che ci introduce alla seconda parte del disco, quella più intima e straziante.
"Blame It On The Tetons" ha forse un intento involontario a questo punto, sembra messa lì per convicerti che questo sia il disco che ci voleva per disintossicarsi, poiché reca in sé quei tranquilli sussurri tanto rassicuranti.

Siamo ormai al fondo del disco e abbiamo raschiato tutto quanto c'era da raschiare, ma c'è ancora il tempo per la stupefacente "Black Cadillacs", che ha uno di quei ritornelli che ci si aspettava di cantare da tempo, per la romantica lentezza di "One Chance" e per la profetica primaverile "The Good Times Are Killing Me".
Insomma, forse sarebbe il caso di lasciare un pezzo di formaggio davanti alla porta di casa, tanto da invogliarli a entrare, ché le loro canzoni, per adesso, restano "buone notizie".

(12/12/2006)

  • Tracklist
  1. Horn Intro
  2. The World At Large
  3. Float On
  4. Ocean Breather Salty
  5. Dig Your Grave
  6. Bury Me With It
  7. Dance Hall
  8. Bukowsky
  9. This Devil's Workday
  10. The View
  11. Satin In A Coffin
  12. Interlude (Milo)
  13. Blame It On The Tetons
  14. Black Cadillacs
  15. One Chance
  16. The Good Times Are Killing Me
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