Piano Magic

The Troubled Sleep Of Piano Magic

2004 (Jagjaguwar) | alt-pop

"The Troubled Sleep Of Piano Magic" è il settimo album della band britannica. Glen Johnson ha guidato un percorso musicale curioso, iniziato nel 1997 con un album intitolato "Popular Mechanics", incentrato addirittura sull'utilizzo di strumenti giocattolo, per un risultato tra l'avanguardia e il pop naif e giocoso. Seguiranno album di diverso genere, più prossimi alla forma canzone, comunque eterogenei al loro interno, fino al sodalizio con la 4AD, che li vedrà sfornare una colonna sonora, "Son De Mar", onirica e affascinante, e un album, il penultimo del 2002, "Writers Without Home", più ambizioso, se non altro negli intenti commerciali visto le collaborazioni di grido (si pensi ad esempio a quella di Chris Martin dei Coldplay). I risultati furono inferiori alle aspettative, e la delusione notevole, troppi alti e bassi all'interno del disco, come se il salto verso un pubblico più ampio non fosse nelle possibilità, o soprattutto nelle corde del gruppo.

Ecco allora uscire, per una piccola etichetta spagnola, la Green Ufo's, questo nuovo Lp, che forse mette meglio in ordine le idee di Glen Johnson e compagni. L'album è una raccolta di brani dove la chitarra è sempre lo strumento principale e il canto è sempre in primo piano, non solo per la voce di Johnson, ma anche per quella di Angele David-Guillou, una presenza femminile in equilibrio tra dolcezza e dolore. Ci troviamo di fronte quindi, da un punto di vista stilistico, alla loro opera più compatta e omogenea. Sono tratti, questi, decisivi per conferire a questa nuova fatica dei Piano Magic un'originalità all'interno della loro storia.

Già dal brano di apertura "Saint Marie" si delineano l'umore e i suoni del disco: la voce tenue di Johnson, pochi e semplici accordi di una liquida chitarra, a cui si sovrappone presto una tastiera soffice ed eterea, mentre un ritmo di batteria spezzato dona una giusta inquietudine al tutto. Il brano successivo, "The Unwritten Law", è il primo del disco cantato da Angele David-Guillou, malinconico e delicato, dove si sente maggiormente l'eredità 4AD. "Speed The Road, Rush The Lights" è uno dei brani di maggior effetto del disco, grazie al fatto che la chitarra e la sezione ritmica sono più aggressivi. Ma la cosa che più piace di questo disco non è tanto la scrittura dei brani, di per sé non originale anche se gli spunti melodici sono sempre molto buoni, o gli arrangiamenti, scarni e semplici, quanto il sentimento raccolto, diviso tra malinconia, delicatezza e sofferenza, che si mantiene uniforme. Un umore intimistico e sobrio che avvicina questi Piano Magic ai Low, e non è un caso che sia stata pubblicata su un Ep una versione di "Saint Marie" eseguita insieme a Alan Sparhawk, voce e chitarra del gruppo statunitense.

"Help Me Warm This Frozen Heart" si discosta stilisticamente per via del fatto che è un brano nebuloso incentrato sulla voce della David-Guillou e su tastiere che tagliano a folate un cielo notturno. E' un intermezzo, perché "I Am The Teacher’s Son" ci riporta ai suoni iniziali, ed è anche uno dei migliori pezzi dell’album, con la chitarra libera di girare in un assolo scarno e timido, ma memorabile. "The End Of A Dark Tired Years" possiede una struttura più tipicamente dark anni ’80, tra primi Cure e Sound per intenderci, con un assolo di chitarra che ricorda anche il lirismo del vecchio The Edge. Uno sguardo a quel decennio che si riscontra anche nell’uso delle tastiere, semplici e dal classico suono etereo.

"The Tollboth Martyrs" si apre con una slide-guitar tirata e languida, e prosegue come una tenue ballata, semplicemente splendida nel suo recuperare certe sonorità e un mood che riporta a gruppi come Sophia, Red House Painters o ancora ai Low, un’altra gemma che va a impreziosire l’album. E non è l’ultima, perché i tre brani conclusivi, se non aggiungono nulla formalmente, servono a completare emotivamente il disco e ne sono parte integrante (e comunque la spanish-guitar di "When I'm Done, This Night Will Fear Me" è uno dei picchi del disco), suggello di un album a cui sarebbe delittuoso chiedere un che di nuovo, se non invece di ripetere il miracolo che accade tutte le volte che un disco ci emoziona, perché ci immerge completamente, anche solo per meno di un’ora, in un mondo nuovo, e questo perché è capace di crearlo.

Un disco bello perché non è facile dosare le note di una chitarra sempre nella maniera giusta, trovare quattro accordi intorno a cui far girare un brano, e due voci che sanno trasmettere forti emozioni quasi senza che te ne accorgi. Pensateci sempre prima di bollare un disco perché non è "innovativo".

(12/12/2006)

  • Tracklist

1. Saint Marie
2. The Unwritten Law
3. Speed the Road, Rush the Lights
4. Help Me Warm This Frozen Heart
5. I Am the Teacher's Son
6. The End of a Dark, Tired Year
7. The Tollboth Martyrs
8. When I'm Done, This Night Will Fear Me
9. Luxembourg Gardens
10. Comets

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