Lou Reed

Animal Serenade

2004 (Sire / Reprise) | rock

"Vorrei mostrarvi come ho costruito una carriera su tre accordi. Beh, guardate con attenzione: non sono tre, sono quattro". Con questa sardonica affermazione, sulla celeberrima base di "Sweet Jane", Lou Reed apre il suo nuovo, ennesimo disco dal vivo. In queste parole beffarde c'è tutta l'essenza dell'artista americano, tutta la sua filosofia di musica e di vita. Tagliato da poco il traguardo delle 62 primavere, Reed celebra quasi quarant'anni di carriera con questo doppio album, "Animal Serenade", che dal titolo (scelto tra fra migliaia di proposte giunte per e-mail al sito ufficiale dell'ex Velvet) richiama alla memoria il disco che trenta anni or sono lo ha consacrato nell'immaginario collettivo come icona definitiva del rock "maledetto".
Ma la similitudine con "Rock And Roll Animal" inizia e finisce qui, o meglio, è ben più sottile di quanto il nome possa erroneamente suggerire: non c'è traccia di "rock" in senso stretto tra i solchi di questo disco, piuttosto l'attitudine "animalesca" confluisce armoniosamente nel lato più dolce e intimo della musica reediana, senza però tralasciarne i toni oscuri. Reed è, a suo modo, sempre un animale rock and roll, che però non graffia e si dimena, ma incanta e strega il pubblico con le sue serenate.

Andando ad approfondire, le idee e le sonorità per il tour dello scorso anno (che, ricordiamo, ha toccato il nostro Paese per ben sei volte) vanno ricercate nella recente esperienza musicale del Nostro, e in particolare nel lavoro più ambizioso della sua maturità, quel "The Raven" che arditamente riscriveva l'opera di un "maledetto" della letteratura americana, Edgar Allan Poe (per certi versi, un illustre antesignano di Reed per la perversità dei temi trattati). "Animal Serenade" però non è, come sarebbe stato lecito aspettarsi, la riproposizione on stage di quel progetto: è il ripercorrere, alla luce delle nuove fascinazioni artistiche, le tappe fondamentali di una lunga carriera.
Ciò che risalta subito scorrendo le note di copertina è la peculiare impostazione strumentale: oltre alla chitarra di Reed e all'accompagnamento dei fidi Mike Ratkhe (chitarra e tastiere) e Fernando Saunders (basso), suscitano interesse e stupore l'assenza della batteria, sostituita da un drum pad suonato da Saunders in alcuni brani, l'innesto del violoncello della bravissima Jane Scarpantoni a dare un innegabile tocco "classico" e, maggiore sorpresa, la partecipazione di un cantante ausiliario, Antony dei Johnsons (il cui ruolo nel corso del tour è stato sensibilmente ridimensionato). Se a queste insolite scelte di arrangiamento aggiungiamo la presenza sul palco di un maestro di Tai-Chi ad accompagnare con le sue mosse certi momenti musicali, ci si può fare ancor prima dell'ascolto un'idea dello spettacolo: una via di mezzo fra teatro e concerto rock, specchio del particolare momento artistico che l'ex Velvet sta attraversando.

I venti brani di questo disco (testimonianza di un concerto a Los Angeles nel giugno del 2003) alternano episodi vecchi e nuovi, con molte sorprese, inaspettati ripescaggi e momenti di pura magia sul palco. Dopo l'"Advice" sulla filosofia dei tre accordi (a questo proposito, molto saggia la decisione di non inserire per intero "Sweet Jane", una delle esecuzioni più scialbe, incolori e svogliate del repertorio di questo tour), già con "Smalltown" si palesa lo stravolgimento sonoro operato in questo live. Il ritmo saltellante guidato dal basso, una synth-guitar che suona come un piano, la prevalente assenza di percussioni (eccetto nel finale) e i cori dal vago sapore "black" rendono questa versione del pezzo di apertura del blasonato "Songs For Drella" (sforzo comune del 1990 insieme a John Cale in memoria di Andy Warhol) se non interessante, significativamente diversa dall'originale.

Andando avanti, tra reliquie di un periodo controverso come gli anni 80 (le inattese "Tell It To Your Heart" e "The Day John Kennedy Died"), ritroviamo episodi recenti ("Ecstasy", fulgido esempio del selvaggio e sgrammaticato chitarrismo di Reed, e "Set The Twilight Reeling", dolce ode alla compagna Laurie Anderson) e recentissimi ("Call On Me" e il reading di "The Raven", convincente prova recitativa di Lou). Ma le sorprese più gradite vengono da un lontano e leggendario passato: "Sunday Morning", che vola letteralmente grazie alla Scarpantoni e una sentita interpretazione vocale e "Heroin" (con inserti di "I'll Be Your Mirror"), finalmente in una versione fedele all'originale dei Velvet Underground . In questo tripudio celebrativo non mancano però le pecche: "Dirty Blvd" perde molto senso in virtù del trattamento ricevuto (spropositatamente accelerata e con quel suono sintetico di batteria che è un insulto); riletture di brani leggendari come la berliniana "How Do You Think It Feels" e "All Tomorrow's Parties" (quasi un inedito dal vivo) possono lasciare molto perplessi.

Destinati a essere discussi anche gli interventi dell'androgino Antony, cui tra l'altro è affidata per intero una "Candy Says" che, a seconda dell'ascoltatore, può provocare brividi o conati in egual misura; ancor più discutibile l'inserzione di una canzone di Saunders, "Revien Cherie", sette minuti di melassa che sono puro tormento per le orecchie. Nel complesso, avrebbe giovato al tutto un approccio meno prolisso. A controbilanciare, una "Venus in Furs" in cui Jane Scarpantoni, violentando il suo cello, quasi non fa rimpiangere il buon John Cale; e anche soltanto le esecuzioni di "Vanishing Act" (piccolo capolavoro poetico del nuovo repertorio), dell'epica "Street Hassle", e soprattutto dei gioielli datati 1973, "Men Of Good Fortune" e "The Bed", valgono l'acquisto del disco.

Al di là delle scelte stilistiche, condivisibili o meno, questo "Animal Serenade" si può considerare un'opera a sé stante. Come del resto tutti i dischi dal vivo di Lou Reed, anche questo è l'istantanea di un preciso momento della sua carriera, una lente attraverso la quale l'ex Velvet rilegge sé stesso, alla luce delle conquiste artistiche della maturità. Un nuovo tassello per comprendere e ricostruire una delle personalità artistiche più affascinanti degli ultimi quarant'anni. Non il suo migliore live, né il peggiore. Semplicemente, un disco importante.

(12/12/2006)

  • Tracklist

Disc 1:

  1. Advice
  2. Smalltown
  3. Tell It To Your Heart
  4. Men Of Good Fortune
  5. How Do You Think It Feels?
  6. Vanishing Act
  7. Ecstasy
  8. The Day John Kennedy Died
  9. Street Hassle
  10. The Bed
  11. Revien Cherie
  12. Venus In Furs

 

Disc 2:

  1. Dirty Blvd.
  2. Sunday Morning
  3. All Tomorrow's Parties
  4. Call On Me
  5. The Raven
  6. Set The Twilight Reeling
  7. Candy Says
  8. Heroin
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