Scissor Sisters

Scissor Sisters

2004 (Universal) | pop

La sensazione che si coglie dopo il primo ascolto di quest'album è paragonabile all'irritazione di colui al quale è appena stato sfilato con destrezza il portafoglio di tasca. Una beffa totale insomma, cui segue il tentativo di ricostruire ogni attimo dell'accaduto, per capire dove e quando ci si è distratti; dopo la comprensibile contrarietà iniziale, segue una sorta di ironica rassegnazione, a fronte di un episodio che in sé risulta essere tutto sommato divertente. E divertenti, alla fine, risultano essere anche gli Scissor Sisters, ovvero la nuova scommessa mainstream della Universal, che si realizza attraverso un prodotto (perché, diciamocelo chiaramente, di "prodotto" infine si tratta) che per certi versi ricalca le logiche che hanno mosso il progetto Darkness, sia pur percorrendo direttive "disco soul" piuttosto distanti da quelle dei loro conterranei simil rockettari che hanno fatto da poco incetta di Brit Awards.

L'aria che qui si respira è quella stroboscopia del mitico "Studio 54" di New York: siamo su per giù nel periodo '77-'79 quindi, e possiamo facilmente rintracciarla in diversi brani che non hanno nessuna remora a rievocare i ritmi "4/4" di Giorgio Moroder di "E="mc2"", così come i falsetti che lo stesso Moroder scippò a sua volta ai Bee Gees. Assai esaustivo in proposito è l'hit single "Comfortably Numb" (omonimìa col brano dei Pink Floyd? Nossignori, è proprio una cover, se così la si può chiamare!), nella quale ciò che verrà certamente catalogato come "electro" è in realtà una song di pura disco music che, c'è da giurarlo, spopolerà in tutti i dancefloor del pianeta. Nell'album ci sono almeno altre due canzoni che possono tranquillamente bissare il probabile successone discotecaro: "Filthy/Gorgeous" e "Tits On The Radio".

Ma, attenzione, a fianco dei brani danzerecci e ultra-catchy, c'è dell'altro. E quest'altro prende via via le sembianze dell'Elton John di "Goodbye Yellow Brick Road" ("Take Your Mama Out", "Music Is The Victim"), degli inarrestabili singoli del "golden duo" Daryl Hall & John Oates ("Better Luck Next Time"), delle miriadi di spacconate disco funky-glam uscite nella seconda metà degli anni Settanta ("Laura" su tutte, nella quale si recita, sentite qui: "Laura, give me one more chance to be the man that I know I am"!), imbattendosi persino nella dottissima (involontaria?) citazione del Todd Rundgren più ispirato, con il classico lento strappalacrime "Mary".

Se sarete in grado di uscire indenni da questo bailamme di sin troppo esplicite evocazioni di un tempo che si credeva definitivamente sepolto, e di far svanire quindi la "contrarietà" cui si accennava all'inizio, potrete allora scoprire che "Scissor Sisters" è un album magistralmente arrangiato, il cui sound nasce per lo più da strumenti tradizionali suonati con ineccepibile sapienza, con l'elettronica che arriva solo quando si tratta di far ballare, e nel quale, particolare non secondario, le canzoni paiono essere tutte, è dura ammetterlo, azzeccatissime. Comunque la pensiate, tenetevi pronti: nel bene o nel male, di questo disco si parlerà parecchio.

(12/12/2006)



  • Tracklist
  1. Laura
  2. Take Your Mama Out
  3. Comfortably Numb
  4. Mary
  5. Lovers In The Backseat
  6. Tits On The Radio
  7. Filthy/Gorgeous
  8. Music Is The Victim
  9. Better Luck Next Time
  10. It Can't Come Quickly Enough
  11. Return To Oz
  12. A Message From Ms Matronic
  13. The Skins
  14. Get It Get It
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