Sightings

Arrived In Gold

2004 (Load Records) | free-noise

Ricondotti alla fervida scena del free-noise statunitense, i Sightings amano, invero, definirsi una band di trashy-artsy-fartsy-punk, chiamando in causa, quali numi tutelari, Yoko Ono, i Fushitsusha, i Cabaret Voltaire, il kraut-rock, i Led Zeppelin, la prima fase dell'industrial e via di questo passo. Un suono, il loro, che sa amalgamare, spappolandoli, sintassi musicali anche esteticamente molto distanti tra loro. Il terzetto newyorkese, infatti, giunto al quarto album, dimostra una capacità di sintesi che ha dell'incredibile, nonostante la loro proposta sia ancora lontana dal potersi definire un momento imprescindibile nell'evoluzione del rock. Mark Morgan (voce e chitarra), John Lockie (batteria) e Richard Hoffman (basso) ne suggellano, comunque, ognuno mediante un utilizzo "trasfigurante" del proprio strumento, una sorta di declassamento cubista, roba che se immaginate i Dead C più astratti alle prese con qualche scheggia impazzita proveniente dalla galassia Throbbing Gristle vi sembrerà leggermente più familiare.

"Arrived In Gold" è, da questo punto di vista, un vero e proprio manifesto programmatico, che procede lungo la strada tracciata dal precedente "Absolutes" (2003), incrementandone il tasso di "intensità" che Morgan indica come uno dei fondamenti dell'universo sonoro del terzetto. Certo, l'hype creatosi intorno alla scena e intorno a nomi quali Wolf Eyes e Black Dice (tra gli altri) tende a far esagerare il valore artistico di un disco che, in verità, non riesce ad esprimere in maniera adeguata tutto il potenziale della band. Tuttavia, è innegabile che, al giorno d'oggi, quella dei newyorkesi sia una delle proposte più interessanti del panorama musicale mondiale. A differenza dei Wolf Eyes, i quali si servono dell'elettronica per creare una destabilizzazione violenta della materia che vanno a ri-modellare - riuscendo il più delle volte solo a lambirne un'apparenza fumigante - i Sightings si muovono verso di essa con quella che è la triade per eccellenza del rock: basso, chitarra & batteria - martoriati, strapazzati, violentati fino a restituire un simulacro elettrico che sembra sconfinare in un mondo parallelo, altro… Un suono che è un campo magnetico di rifiuti "sonici", spolpati fino al midollo, fino a trasmettere l'idea di un'indecifrabile meccanizzazione robotica.

"One Out Of Ten", ad esempio, dimostra che se di influenze si può parlare, trattasi di input da decostruire, da ri-trasmettere al futuro in maniera alterata. Se in questo caso si ha come la sensazione che gli Swans del primissimo periodo vengano liofilizzati da un procedimento distillante molto funk-oriented (ma tutt'altro che riconoscibile a livello di superficie), in "Sugar Sediment", la "minimalizzazione" di scorie kraute e industrial si annoda a un girotondo di corde che indirizza un rituale di blasfemia selvaggia verso l'idea di un balletto meccanico iperrealista. "Odds On" reitera tonfi, ruvidezze metalliche, trilli, una voce "occulta" fino a scoprirsi preda della stessa "wasteland" che gli Einsturzende Neubauten dipinsero di grigio squallore metropolitano in "Kollaps". Quello di "Internal Compass" è un perfetto (si direbbe quasi "math") ingranaggio art-noise, subissato da periodiche coltri psichedeliche di chitarra. Alla mostruosa brutalizzazione noise-funk di "Switching To Judgement" segue un altro delirio (anfetaminico…): "Dudes"… rumorosissimo, spastico punk atonale infangato da furibondi sciami di wah-wah. E' il momento più puramente "rock" del disco. Una dichiarazione di impotenza, più che un vessillo di guerra… Si torna immediatamente infatti, agli affreschi esangui e alle dolenti asperità in chiave elettroacustica di "The Last Seed": scenario impalpabile di assenze, di vuoti, di silenzi gelidi e acuminati.

Non restano altro, poi, che i dieci minuti finali di "Arrived in Gold, Arrived in Stone", estrema sintesi free della band, che sprofonda in un estenuante incubo "nero" dove i fantasmi di Dead C, Half Japanese, Merzbow, Rake., Mnemonists e compagnia bella non mostrano alcuna intenzione di fare prigionieri. Alternando momenti di tensione ad altri di calma apparente, questo stream of consciousness allucinato definisce i limiti ultimi dell'avventura musicale dei Sightings: nientificazione, buio, trasfigurazione, devianza, implosione. Estetica della decadenza e del brutto. Eppure, al giorno d'oggi, pochi dischi riescono a suonare così vitali ed esuberanti.

(12/12/2006)

  • Tracklist

1. One out of Ten
2. Sugar Sediment
3. Odds On
4. Internal Compass
5. Switching to Judgement
6. Dudes
7. The Last Seed
8. Arrived in Gold, Arrived in Smoke

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