Patti Smith

Trampin'

2004 (Sony / Columbia) | songwriter, rock

Per chi ama il rock, e la new wave in particolare, Patti Smith è un po' come una nonna: non si può maltrattare, anche quando diventa terribilmente noiosa. Meglio dunque sorvolare sulla confusione che regna sovrana nelle sue recenti predicazioni politiche e sulla sua fin troppo ostentata trasandatezza da pasionaria beat fuori tempo massimo. Alle nonne si perdona ben altro... Il problema è che ci sono un disco da recensire e una signora di 57 anni suonati che canta ancora con la foga della ragazzina sbarcata a New York alla fine degli anni 60, con le tasche vuote e la febbre del rock addosso. L'altro problema è che tutto questo, ormai, non basta più.

Come tante inguaribili reduci sessantottine, infatti, Patti Smith pretende di appiccicare alla realtà di oggi schemi e categorie di oltre trent'anni fa, quando lei stessa - come maligna più d'uno - era già demodée. C'è la stessa, ostinata e ammirevole, dedizione di allora, ma anche un grave deficit di duttilità e autoironia. Patti Smith è (era?) una sacerdotessa di culto, non un animale politico, un predicatore popolare alla Springsteen. Il suo messaggio, per fare breccia, dev'essere necessariamente ammantato da un velo di misticismo, di febbre, di oscurità. E' tutto questo che oggi sembra mancare, forse solo perché è invecchiata, forse perché il tuo tempo è ormai consegnato alla storia del rock e del costume, e non può più tornare. Fatto sta che le undici tracce di questo "Trampin'", debutto per la nuova etichetta Sony/Columbia, scorrono via senza lasciare segni, come un'innocua selezione di Adult Oriented Rock trasmessa da una qualsiasi stazione Fm americana. Il fido chitarrista Lenny Kaye e il batterista Jay Dee Daugherty (entrambi presenti in "Horses", il suo capolavoro del 1975), più Tony Shanahan al basso e alle tastiere e Oliver Ray sempre alla chitarra, formano senz'altro una line-up di qualità, cui si aggiunge un accurato lavoro in sala di registrazione. Musica ben suonata e ben prodotta, dunque. Ma senza sussulti.

I momenti più godibili sono forse quelli in cui la signora Smith tenta di rinverdire le radici più pure del rock seventies: l'iniziale "Jubilee", anthem politico in cui la celebrazione del Giubileo diventa sinonimo di ricordo e protesta al contempo, la ballatona di "Mother Rose", rievocazione dell'adolescenza al suono di un nostalgico hammond, il country ombroso di "My Blakean Year", il quasi hard-rock di "Stride Of The Mind", con un riff ossessivo di zeppeliniana memoria che s'insinua tra farfisa e armonica. E a voler essere un po' sentimentali - ché in fondo non guasta mai - ci si può anche lasciar emozionare dal duetto di Patti con la figlia Jesse Paris Smith, che l'accompagna al pianoforte nella title track "Trampin'", un sommesso spiritual reso famoso dalla contralto americana Marian Anderson.

Ma troppi solchi di questo disco girano a vuoto, troppe ballate folk ("Peaceable Kingdom", "Cartwheels", "Trespasses") rischiano seriamente di appesantire le palpebre dell'ascoltatore, troppe parti spoken sfociano in logorrea (i nove minuti dell'accorata ode di "Gandhi") o affogano nel mare della retorica (gli estenuanti dodici minuti di "Radio Baghdad", invettiva sulla guerra americana in Iraq condotta con la pervicacia con cui oggi la Smith pretende di inchiodare gli spettatori ai suoi tediosissimi reading).

Ascoltando "Trampin'", come alcuni suoi recenti predecessori ("Gone Again" e "Peace And Noise" ancor più di "Gung Ho"), sembra quasi di vedere un'ex sibilla che ipnotizzava le folle con le sue profezie in trance voler tentare di riproporre l'esperimento quando la trance è finita e tutti sono andati via. Ma Patti Smith resta un totem. E c'è il sospetto che questo sia il classico album elogiato oggi dagli stessi che, tra qualche anno, lo ricorderanno come un passo falso. Qui, invece, mettiamo le mani avanti subito. Con tutto il rispetto che si deve a una nonna. Una nonna che, nella circostanza, ha anche fatto la storia del rock.

(12/12/2006)



  • Tracklist
  1. Jubilee
  2. Mother Rose
  3. Stride Of The Mind
  4. Cartwheels
  5. Gandhi
  6. Trespasses
  7. My Blakean Year
  8. Cash
  9. Peaceable Kingdom
  10. Radio Baghdad
  11. Trampin'
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