Architecture in Helsinki

In Case We Die

2005 (Moshi Moshi) | avant-pop

Progressive, meravigliose sorti del pop. Eccentriche, anche. Un cubo di Rubik senza soluzione. Facce mutanti. Contaminazioni di forme e di ghiaccio. Gli Architecture In Helsinki (collettivo australiano di otto elementi) hanno le idee chiare, nonostante la fiumana di sorprese e la vivacità stilistica dei frammenti sonori: fare del pop un'arte in cui la contaminazione non sia un gesto istintivo, quanto, piuttosto, un calibrato lavorio di cuore e cervello, anima e corpo. Una tela ricca di colori e di sfumature. Generi che si rincorrono, si abbracciano, copulano. Canzoni-ottovolanti. Pop-zibaldone. Meraviglie assortite in micro-suite (la title track), tessuti fittissimi di filigrane magiche ("Neverevereverdid": tra operetta zeuhl, caroselli electro, lumicini krauti e punk-pop in accelerazione). Quando si dice: manifesto programmatico!

Sinfoniette goliardiche ("It's 5"), Yann Tiersen all'asilo ("Tiny Paintings") e musical come fiabe per bambini ("Wishbone"): non c'è un attimo per tirare le fila del discorso. Sregolatezza e genio, va da sé. Da riascoltare e riascoltare a occhi chiusi. Al resto penseranno Cameron, Sam, James, Gus, Jamie, Isobel, Tara e Kelly. Coff… coff. Insomma: fate poche storie, voi altri! Correte tra i campi a catturare farfalle. Ma solo per il gusto di vederle volare via, nuovamente ("Maybe You Can Owe Me"). Date una pacca alla malinconia sorniona. Invitatela a cena. Chiedetele di salire su da lei. A bere qualcosa, certo… E' proprio vero! Quando si è un po' bambini, persino al cimitero ci si può perdere tra i vialetti, cazzeggiando sui cognomi più improbabili o cercando di riportare in vita, con filastrocche zuccherine, qualche povero cristo, morto dannatamente ricco ma senza l'ombra di un sorriso ("Cemetery").

"Frenchy, I'm Faking" è sbilenca, ballabile, spaziale, corale. Impalpabile gioia-nel-cuore di fanfare-carovane con al seguito stormi birichini di rondini ubriache ("Need To Shout"). Cosa resta, ancora? Ah! Il bucolico intervallo panoramico di "Rendezvous: Potrero Hill"; l'electro-beat virato funky-psichedelico di "Do The Whirlwind" e la banda di paese (ammesso esista un paese così!) che suona i titoli di coda ("What's In Store"). Ma ci pensate? Nel caso dovessimo morire, questi magari vengono a intonarci la marcia funebre! Che bello…
  • Tracklist
1. Neverevereverdid
2. It 5
3. Tiny Paintings
4. Wishbone
5. Maybe You Can Owe Me
6. Do The Whirlwind
7. In Case We Die (parts 1-4)
8. Cemetery
9. Frenchy, I'm Faking
10. Need To Shout
11. Rendezvous: Potrero Hill
12. What's in Store?
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