Lou Barlow

Emoh

2005 (Domino) | songwriter

Dopo decine di prove con le sigle più diverse (Dinosaur Jr, Sebadoh, Sentridoh, Folk Implosion) e quasi vent'anni di carriera nelle prime file dell'indie-rock americano, ecco il primo vero album solista di Lou Barlow: una conferma ad alti livelli per i vecchi fan e una "prima volta" ideale per chi entrasse in contatto col suo mondo musicale soltanto adesso. "Emoh" (nient'altro che la parola "Home" scritta all'inverso) cambia le carte in tavola e lo scenario, qui decisamente cantautorale e "casalingo".

Quasi tutto acustico, il lavoro è equamente diviso tra placide ninnananne country/folk, confessioni private tra il compassato e il kitsch ("Mary" racconta del vero padre di Gesù, "The Ballad Of Daykitty" del rapporto dell'autore col mondo dei felini), più qualche numero rock memore dei suoi Implosion. I testi regalano suggestioni malinconiche, storie d'amore e abbandono in cui la città sembra essere lontana mille miglia, dimenticata dall'odore di terra umida e di campagna. Fondamentali ed esplicative le prime quattro canzoni, baricentro dell'album: l'iniziale "Holding Back The Year", con le chitarre e le armonie vocali da far invidia agli Eagles; la struggente "Home" con la sua batteria campionata che domina l'arrangiamento; il midtempo rock di "Caterpillar Girl", ma soprattutto la sublime "Legendary", ballata amara tra le migliori di Barlow. E poi i cori drammatici di "Royalty", la bellissima melodia di violoncello in "Puzzle", l'acustica circolare che da "Monkey Begun" porta a "Mornings After Me".

La lunga teoria di strane cover (iniziata con "Run To You" di Bryan Adams) trova terreno fertile in "Round n'round" dei rockettari Ratt, leoni spelacchiati del volgare Hair Metal anni Ottanta: il brano è qui radicalmente trasfigurato in una dolente, drammatica ballata folk. Gran valore aggiunto è dato poi dalla qualità di registrazione, che ne fa certamente l'articolo più "prodotto" e levigato del Nostro: l'onnipresente strato di rumori, brusii e voci indistinte che ha candidato Barlow a campione dei pesi massimi lo-fi è, infatti, drasticamente ridimensionato, ridotto a vaghi assaggi alla fine di alcuni brani.

I retaggi del passato sono raramente intrusivi, sempre funzionali alle immagini che l'autore si propone di evocare: drum loop, qualche tastierina Casio, un paio di ornamenti elettrici. Tutto suona naturalmente intimo, spontaneo e diretto come una lettera o una chiacchierata tra vecchi amici: Imaad Wasif (chitarre, cori), Jason Lowenstien e Russ Pollard (batteria), violoncelli e poco altro. Per Barlow, autore prolifico in modo quasi compulsivo, scrivere sembra semplice quasi come farsi la barba al mattino o accendere una sigaretta: stavolta si è preso un anno di tempo e cinque studi di registrazione. Uno degli obiettivi è stato sicuramente il lavoro sulla voce, autentica protagonista: calda, profonda, sicura e passionale come non mai, elemento chiave su cui prestare la massima attenzione.

Si tratta di un disco lungo (quattordici brani, cinquanta minuti), che richiede diversi ascolti per farsi apprezzare in pieno anche se non annoia quasi mai. Non c'è la scossa folk pop dei Sebadoh o l'eclettismo stonato/evanescente dei Folk Implosion. Neanche lontanamente la povertà di mezzi del progetto Sentridoh. Non ci sono brani candidati a "nuovo inno indie rock", neanche l'ombra. E forse al trentottenne Barlow neanche importa di scrivere una "Freak Scene parte seconda" per il Duemila. "Emoh" è un nuovo punto di partenza e al tempo stesso la prova migliore, l'apice melodico e di coesione mai raggiunto finora. E' la dimostrazione lampante che rabbia, inquietudine, intimismo sono perfettamente esprimibili anche senza il pesante mantello della bassa fedeltà. Canzoni fragili come un soffio di vento e forti come la quercia: questo quello che ci offre oggi Lou Barlow, finalmente in luce nel grande Pantheon dei songwriter americani.
  • Tracklist

1. Holding back the year
2. Home
3. Catterpillar girl
4. Legendary
5. Royalty
6. Puzzle
7. If I could
8. Monkey begun
9. Morning after me
10. Round'n'round
11. Mary
12. Confused
13. Imagined life
14. The ballad of Daykitty

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