Broadcast

Tender Buttons

2005 (Warp) | psych-pop

Ci sono gruppi che poco si curano del mondo e che lavorano distanti dalle luci della ribalta, laddove la creazione è il fine ultimo e non il mezzo per raggiungere la fama. I Broadcast da Birmingham rappresentano l'anomalia per un Paese, come la Gran Bretagna, in cui il pop segue percorsi sovente propedeutici alla classifica, con gli inebrianti annessi che le (normalmente) brevi stagioni di celebrità procurano.

In attività da un decennio, un nugolo di Ep alle spalle, ma solo quattro opere sulla lunga distanza, i paladini psych-pop d'Albione sono da tempo un must per quel pubblico aduso a frequentare le elite figlie, ma anche lontane parenti, del post-rock che flirta con Burt Bacharach. La pigrizia ha sempre suggerito il facile paragone con gli Stereolab, ma basta avvicinarsi a "Tender Buttons" per capire che, anche laddove ci fossero stati in passato dei punti di contatto fra le due band, questi si sono oggi dissolti. Sono gli arrangiamenti elettronici a dare sapidità al disco, e i Broadcast li usano in modo insieme classico e personale: il suono analogico è modulato con attitudini più che lo-fi, al limite dell'interferenza, allo scopo di destabilizzare, in modo più o meno profondo, le leggere ma oscure melodie vocali di una suadente Trish Keenan che in molti casi ci rimanda alle fredde atmosfere teutoniche di Nico, con un cantato che è geniale connubio d'indolenza slowcore e asetticità new wave.

I toni, si diceva, sono instabili, scanditi da una ritmica marziale e severa, a volte quasi robotico/numaniana (da qui le analogie con certe sonorità electro), che tuttavia non abusa della canzone, ma che spesso e volentieri s'impadronisce degli arrangiamenti per segnarne indelebilmente i contorni, colorandoli d'insoliti virtuosismi (si consiglia l'ascolto in cuffia, per apprezzare al meglio queste intuizioni). Echi analogici e distorti s'incanalano in onde sonore dal vago sentore shoegaze, a puntellare drum-machine e linee di basso meravigliosamente elementari e assolutamente rock ("Corporeal", "Bit 35"). Impressiona in questo senso "America's Boy" che, su una ruvida base techno, impalpabilmente acida, sporca una melodia rubata ai Low servendosi dei riverberi d'indefinibili amplificazioni, laddove l'organo à-la Joy Division (che si palesa più volte nel disco) non è che quel colpo di stile che rende il tutto indimenticabile. Così com'è da ricordare il lavoro certosino che caratterizza "Micheal A Grammar": syntetizzatori che si chiamano l'un con l'altro e una voce da brividi ("I feel like dancing so much/ and I hate that") per un brano che da solo contiene tutto il potenziale evocativo dell'album.

Se la successiva "Subject To The Ladder" è una versione pop degli Xiu Xiu, "Black Cat", con la sua determinazione ritmica electro-wave, le eco melodiche di gran gusto, e la Keenan ora woman-machine, ora emo-girl, è una delicata ma asciutta evocazione di psichedelia retrofuturista; poi c'è "Arc Of A Journey": stranianti tastiere che incontrano ipnotismi pop che si arrestano appena ai confini di Canterbury, per declinare in un'imprevedibile quanto emozionante coda strumentale di pura e vibrante self-cruelty.
Si chiude con una scala discendente di note che riprendono i primi momenti del disco, quelli di "I Found The F", brano indie-rock scintillante di una classe che rimanda ai Galaxie 500. Atmosfere retrò, vuoti di suoni analogici che riportano a situazioni dal leggero sapore Sheffield 1979, quelle degli Human League dall'elettronica alienata e post-industriale ("The Dignity of Labour"), anche se "Tender Buttons" rimane pur sempre un pop album che accompagna con le sue musiche il ventesimo fra le braccia del nuovo secolo, così individualista, emotivo, malinconicamente riflessivo in superficie, ma impulsivo e anelante nell'intimo.

Canzoni che parlano di feeling, anzi, feeling fatti musica, vortici di sentimenti quotidiani che confluiscono in altri sentimenti ancora, d'ineluttabile e meccanica quotidianità: la precaria (in)certezza dell'uomo moderno che si muove senza direzione, con le tasche ora zeppe, ora svuotate di sogni, e che si rifugia infine nella penombra di una camera, a condividere la propria solitudine con un disco.

(07/12/2015)



  • Tracklist
1. I Found The F
2. Black Cat
3. Tender Buttons
4. America's Boy
5. Tears In The Typing Pool
6. Corporeal
7. Bit 35
8. Arc Of Journey
9. Michael A Grammar
10. Subject To The Ladder
11. Evil Is Coming
12. Goodbye Girls
13. You And Me
14. I Found The End
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