Coldplay

X & Y

2005 (Capitol) | pop

La scena musicale di questi ultimi anni si caratterizza per l'assenza pressoché totale di rock band capaci di attirare grandissime fette di pubblico. L'unica che vi riesce davvero, gli U2, opera nel settore da oltre vent'anni e le sue idee sembrano esser giunte al capolinea. In questo quadro, sulla scia del successo dei Radiohead (anche questo di grandi proporzioni, benché il quintetto di Oxford si rivolga a un pubblico tendenzialmente più elitario), prende le mosse un'altra band albionica, i Coldplay. La caratteristica vincente di Chris Martin e soci è quella di saper scrivere melodie immediate, ma capaci di scavare e di riuscire a toccare un gran numero di persone. Americani compresi.

La storia dei Coldplay è la storia di una band destinata a rimanere negli annali della musica rock, almeno sotto la voce "vendite". In questo senso trovano giusta comprensione i paralleli con gli U2. I Coldplay sono gli eredi degli U2 non per somiglianze musicali, ma perché destinati a ereditare il loro pubblico. Per permettere la concretizzazione di queste semplici supposizioni occorre però sfornare un disco che alimenti il successo sinora riscosso. E "X&Y" è un disco che pare creato esattamente a questo scopo. Si è accennato poco su alle somiglianze musicali tra Coldplay e U2 sottointendendole pressoché nulle. Bene, da oggi non è più così.

La novità che introduce "X&Y" nel suono dei Coldplay (e che dovrebbe essere il colpo decisivo per l'esplosione della band) è la spersonalizzazione. Se "Parachutes" poteva vantare sincerità e freschezza e "A Rush Of Blood To The Head" guardava agli anni Ottanta con un percussionismo accentuato e chitarre wave (i Coldplay citavano parecchio come punto di riferimento gli Echo & The Bunnymen nelle loro interviste, anche se onestamente il risultato era differente) nella direzione di una ricerca di maturità, "X&Y", più che continuare su questa linea, suona semplicemente senile. Ed è esattamente lo stesso suono (guarda un po') degli ultimissimi U2 (e anche vocalmente la differenza tende a ridursi). L'introduzione di violini, synth (suona Brian Eno, ma non se ne accorge nessuno) e organo e la posizione di maggior evidenza concessa al basso avvengono nel contesto di una (sovrap)produzione iperlevigata.

E' questo il maggiore difetto del disco: avere un sound avulso e dal contesto storico e dalle corde della band. D'altro canto, la vena di scrittura di Martin non s'è esaurita: anzi, se è vero che alcuni brani di "X&Y" sembrano scritti apposta per vendere (e in ciò non v'è nulla di male: tra l'altro, come diremo, alcuni sono anche tra i più riusciti del lotto), il disco si presenta meno immediato dei precedenti, con un lavoro maggiore sulle strutture melodiche dei pezzi. E' il caso di "Square One", aperta da un synth etereo e melodia sussurrata prima di esplodere, con fughe di chitarre e figure di piano sullo sfondo e chiusura acustica. La tenerissima "What If", il brano migliore, parte come ballata pianistica che ammicca al miglior Elton John, poi viene lanciata nello spazio aperto da un lampo di chitarra su cui si inarca il falsetto di Martin. L'operazione non sempre riesce, come testimoniano la pur interessante "X&Y", scandita da violini, tra sussurri eterei e venature psichedeliche che non riescono ad amalgamarsi alla perfezione, e "Low", che attacca decisa, poi si divide tra incanto e disincanto prima di prendere una spiacevole inflessione fatalista. Sono canzoni ricercate, che testimoniano che i Coldplay, seppure non riescano sempre a mettere bene a fuoco l'obiettivo, sono vivi e osano.

Anche dal versante anthemico arriva qualche buon frutto: è il caso di "Speed Of Sound", il primo singolo, che si fregia di una buona figura di piano (seppur a dir poco simile alla vecchia "Clocks") e di "Talk", riff da stadio ("rubato" a The Edge, ma che cita i Kraftwerk) ben scandito e in entrata e durante tutto il pezzo, mentre ottiene risultati minori "Fix You", melensa serenata su colpi d'organo (poi si aggiungono chitarra e piano nell'ambito della sovrapproduzione di base), salvata dal finale corale e in crescendo. Un calo, invece, caratterizza la chiusura del disco, dove la cosa migliore è la hidden track, "Til Kingdom Come", delicato folk-pop per chitarra acustica, piano e organo.

Insomma, le conclusioni da trarre sono quelle di una band destinata a incrementare a dismisura le proprie vendite ma non per questo venduta. Il percorso dei Coldplay procede, ma sembra necessario, per continuare a coniugare quantità e qualità, che essi (ri)trovino una veste maggiormente personale, o quanto meno più consona.

(26/10/2009)

  • Tracklist
  1. Square One
  2. What If
  3. White Shadows
  4. Fix You
  5. Talk
  6. X&Y
  7. Speed of Sound
  8. A Message
  9. Low
  10. The Hardest Part
  11. Swallowed In The Sea
  12. Twisted Logic
  13. 'Til The Kingdom Come
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