Colleen

The Golden Morning Breaks

2005 (Leaf) | folktronica

C'è una musica che sembra fissare il tempo in un attimo silenzioso, avventurandosi dentro le sue pieghe, tralasciando il frastuono delle metropoli moderne, le controfigure di plastica della società mass-mediale, per andare alla ricerca della sua radice o della radice del mondo. Questa musica vuole rivelarsi lentamente, crescere dentro l'ascoltatore poco alla volta e rapirlo appena possibile. "The Golden Morning Breaks", dunque. Come dire: il mattino ha davvero l'oro in bocca.

"The Golden Morning Breaks": una superficie laminata di cristalli antichi e un fondo di dolente malinconia. Per questo suo secondo lavoro (dopo l'esordio di "Everyone Alive Wants Answers" del 2003), la compositrice francese Cecile Schott, in arte Colleen, decide di riecheggiare nel titolo un'opera di un compositore inglese del XVI secolo, tale John Downland, e nella musica alcune composizioni per liuto e viola da gamba dell'epoca barocca. Tuttavia, le influenze sono talmente trasfigurate da scomparire totalmente nelle sue raffinatissime e sfuggenti melodie, tra strumenti acustici, glockenspiel e paesaggi a perdita d'occhio costruiti con filigrane di tastiere.

Dieci magnifiche composizioni in cui è soprattutto la natura istintiva della sua ispirazione a rendere possibile il superamento degli esperimenti folk-tronici del primo disco, come appare evidente già nell'iniziale "Summer Water", in cui le note grandinano senza sosta su un tappeto di violoncello, in un gioco minimalista che sillaba un arcano girotondo. E' l'acustica scintillante dell'attesa ("Floating In The Clearest Night"), tra echi precipitanti in un baratro di memorie sepolte, in una circolarità ironica che sfavilla immensità: "The Happy Sea". Sembra impossibile, ma in tutti questi acquerelli si nuota controcorrente nel silenzio ("The Heart Harmonicon"), mimandone un'assenza più profonda, per continuum paralleli, ma costantemente sovrapposti ("Bubbles Which On The Water Swim").

Carillon dissonanti e squarci cosmici di arpa; introiezioni di fratture spazio-temporali e rintocchi muti: "I'll Read You A Story" è sottoposta a un'operazione cumulativa di simboli impossibili da decifrare con la mente. La stessa title track (con quell'arpeggiare deciso, timbricamente connotato) è adagiata dentro un vortice rarefatto, la cui lentissima evoluzione rende appena percepibile il mutamento perenne della musica. Colleen è capace di una prassi compositiva tale da far vibrare tessiture meticolose con l'ardore di improvvisazioni estemporanee ("Sweet Rolling"); oppure ricavare da piccoli accenti un prodigioso sguardo trasversale sulla vita. "Mining In The Rain" è, a tal proposito, un capolavoro di pittura sonora: bolle di vetro ghiacciate che sparpagliano frammenti di suono in una stanza vuota, al buio, mentre la pioggia rovina sulla finestra con l'ossessione di un amante respinto.
Sempre più in punta di piedi, contesa tra grappoli di note tintinnanti, bordoni di violoncello e uno sfarfallio statico di archi, "Everything Lay Still" scioglie in circa dieci minuti di incanto la bellezza ferita di un disco che appartiene solo a se stesso.

Lontano dagli sprechi emotivi di molta musica odierna, "The Golden Morning Breaks" è molto semplicemente uno squarcio di poesia.
  • Tracklist
1. Summer Water
2. Floating In The Clearest Night
3. The Heart Harmonicon
4. Sweet Rolling
5. The Happy Sea
6. I'll Read You A Story
7. Bubbles Which On The Water Swim
8. Mining In The Rain
9. The Golden Morning Breaks
10. Everything Lay Still
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