OndaRock



  1. Temporary
  2. Sweet Is the Anchor
  3. Friend Like a Wheel
  4. Love Is a Blessing
  5. I'm the One I Despise
  6. The Guilty Will Pay
  7. Ten Thousand Pounds
  8. Reignite
  9. Out of Your Mind
  10. I'll Be Right Here
  11. The Monkey Mind Is on the Prowl



STEVE DAWSON

Sweet Is The Anchor
(Undertow) 2005
pop, country, soul

"Sweet Is the Anchor" è l'esordio solista di Steve Dawson, ex leader dei Dolly Varden. Dawson per l'occasione presenta una manciata di ballate che affondano le loro radici nel pop, nel country e nel soul, pronte ad attingere alla tradizione, ma senza suonare datate, indossando piuttosto, grazie a delicati arrangiamenti, un vestito senza tempo. Un lavoro anzitutto ben confezionato, abbellito da un uso sapiente dell'elettronica e delle tastiere, minimali e ben sposate a strumenti più classici come i violini: ciò che fa salire il suo valore è, però, la capacità di sfruttare i generi di riferimento, adattandoli ad un formato personale in cui le melodie scorrono fluenti.

Un ottimo esempio di quanto detto è "Temporary", brano d'apertura, il cui motivo vellutato si spande lieve su chitarre, percussioni e tastiere, con i violini a colorirne l'aria incantata. La voce accompagna bene senza forzare oltre il limite, puntando piuttosto all'equilibrio. La title-track, movimentata su colpi di basso, si fregia invece di venature country-folk e, con l'ausilio di una voce femminile, pennella un ritornello zuccheroso ma con tasso giusto. "Friend Like a Wheel", con i suoi tocchi di elettronica, è una pop-song "cantautoriale" altamente gradevole, mentre l'emozionante "Love Is Blessing" è un soul con invasione di archi. Ciò che avvicina i brani è un marchio di fabbrica comune, all'insegna della soavità, che è il vero e proprio liet motiv del disco.

La scrittura, poi, è davvero di qualità. Il tenue affresco di "I'm the One I Despise" lascia sgorgare qualche fiotto di magia fra le pieghe; "Ten Thousand Pounds", a doppia voce, seppur scandita da chitarre luccicanti, rende l'atmosfera ancora più intima; "Reignite" unisce calore a pensiero, spazzata da guizzi di violini elettrificati. Ovviamente c'è un po' di scarto fra i pezzi migliori e i tre/quattro minori, ma tutti i brani trovano un loro senso e un livello quantomeno discreto, con Dawson che nel finale si permette di sperimentare sugli equilibri trovati, cercando di mescolare soul e country con tanto di pedal steel e falsetto a convivere in "Out of Your Mind".

Non resta che concludere con i doverosi complimenti. Nonostante sia passato piuttosto sotto silenzio, "Sweet Is the Anchor" è disco scritto con talento, garbo e grazia. Non vi resta altro da fare che lasciarvi cullare.