Death Cab For Cutie

Plans

2005 (Atlantic) | pop

Qual è la differenza tra i Death Cab For Cutie e i Coldplay? Come mai i primi sono un'icona del movimento indie e i secondi riempiono gli stadi? Ovviamente non parlo strettamente in termini stilistici, le differenze ci sono e non sono poche; ma faccio fatica a rispondere alla domanda se invece mi limito a ragionare in termini di fruibilità di suoni e melodie, di qualità negli arrangiamenti, di semplicità e limpidezza nelle scelte armoniche, e di cura nei dettagli (ok, lasciamo perdere il marketing).

Il quartetto di Ben Gibbard è giunto al quinto lavoro dopo il capolavoro "Transatlanticism" dello scorso anno, e si è costruito un pubblico di aficionados che va rimpolpandosi e che senz'altro aumenterà ancora dopo il passaggio alla Atlantic. "Plans" ripete la nota e collaudata formula a cui la band è approdata nel corso degli anni, affiancando melodie semplici e sempre raffinate ad architetture sonore indie-pop fatte di docili ricami chitarristici (sempre meno presenti), tastierine color pastello (sempre più presenti), batterie rotonde, suoni pieni e confortevoli solo perifericamente minati da vaghe intromissioni di suonini di disturbo.

Il risultato è, al solito, un disco godibilissimo, contenente almeno tre ottimi brani ("Summer Skin", "Different Names For The Same Thing", "What Sarah Said") e altre buone canzoni (il singolo "Soul Meets Body", "Brothers On An Hotel Bed", l'opener "Marching Bands Of Manhattan"), ma che in generale sembra risentire di un inizio di stanchezza e risulta meno incisivo del predecessore, anche a causa di una eccessiva levigatezza sonora, di una produzione laccatissima che elimina del tutto le ruvidità che forse erano la cifra vincente di "Transatlanticism".
Anche il rifacimento, in coda, della già pubblicata "Stable Song", che nella precedente versione (bonus track di "The Photo Album") più grezza e con una coda strumentale di diversi minuti donava emozioni ben più profonde, lascia un certo retrogusto agrodolce.

Intendiamoci, non una delusione; comunque un disco di buon livello, che però resta sospeso in un limbo di vagamente incompiuto. "Plans" è quello che altri definirebbe "un lavoro di transizione". Peraltro, ce ne fossero di lavori di transizione di questo livello...
  • Tracklist
1. Marching Bands Of Manhattan
2. Soul Meets Body
3. Summer Skin
4. Different Names For The Same Thing
5. I Will Follow You Into The Dark
6. Your Heart Is An Empty Room
7. Someday You Will Be Loved
8. Crooked Teeth
9. What Sara Said
10. Brothers On A Hotel Bed
11. Stable Song
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