Brian Eno

Another Day On Earth

2005 (Hannibal) | ambient

Avvicinandosi per la prima volta al nuovo album della leggenda vivente Brian Eno si rischia innanzitutto un enorme malinteso, dovuto al fatto che il disco in questione è stato annunciato come come il suo nuovo album "di canzoni", a 27 anni di distanza da "Before And After Science", l'ultimo di quella rivoluzionaria tetralogia che sconvolse le coordinate della musica pop, introducendovi nuove possibilità, nuove sonorità, nuovi approcci alla composizione, alla produzione, persino alla fruizione.

L'equivoco nasce se, trascinati dall'entusiasmo per la notizia del ritorno di Eno alla canzone, ci si aspetta un ritorno al passato, un voltafaccia a trent'anni di sperimentazione sonora dedicata a quella musica ambientale che lui stesso ha inventato, prima teorizzandola nei suoi manifesti e poi mettendola in pratica a partire dal leggendario "Discreet Music" (1975). Ecco, "Another Day On Earth" è tutto fuorché un ritorno di Eno ai suoi quattro album "pop". Tanto quelli erano rocamboleschi e imprevedibili, tanto questo è levigato e asettico fino alla monotonia. Perché "Another Day On Earth" è, coerentemente, semplicemente un disco di musica ambient in puro Eno-style, solo cantato anziché essere unicamente strumentale.

Chiarito questo ci si può abbandonare al piacere di un ascolto d'alta classe, ma privo di scossoni e particolari lampi di genio. Privo di scossoni, ma forse non del tutto: perché ascoltando la traccia con cui l'album si apre, "This", qualsiasi fan del Brian Eno "pop" proverà di certo un autentico tuffo al cuore: eccola, una sua tipica filastrocca che ti si appiccica in testa e non va più via, eccola quella struttura tutta affidata all'intuizione e all'accostamento improbabile, eccola quella cadenza irresistibile. Con le dovute differenze rispetto al lontano passato, certo. Parole, suoni e melodie tradiscono infatti un Eno malinconico, quasi dimesso, come preoccupato dalla scelta di doversi nuovamente esprimere anche con le parole, oltre che con i suoni.

Soprattutto, tornando a cantare dopo tanto tempo, Eno non ritrova più la freschezza vocale che accompagnava i dischi degli anni Settanta. Si aiuta con vocoder ed effetti, ma il tono è oggi quello di un professore serio e compassato; il giovane scienziato pazzo è perso definitivamente nel limbo dei ricordi. Proprio il vocoder è protagonista della delicatissima, struggente "And Then So Clear", probabilmente il brano più bello della raccolta. Qui a sentire il groppo in gola, specie nel finale, saranno i fan della sua pionieristica musica per ambienti, di "Airports", di "Films", di "On Land".

Il resto del disco purtroppo non è all'altezza di queste due gemme poste in apertura: perché, e va detto, si riallaccia fin troppo alle ultime prove ambient del maestro, prove di certo non esaltanti. E su quei tenui, a volte soporiferi, tappeti sonori, le parole e le melodie non lasciano la minima traccia. "Caught Between" trova quantomeno un'atmosfera nuovamente di estrema suggestione e presa emotiva, ma è un episodio piuttosto isolato nel torpore generale. Le sorti dell'album migliorano nel finale grazie alle tenebrose "Bonebomb" e "Just Another Day" e soprattutto alla splendida "Under".

Alla fine "Another Day On Earth" è un disco che si lascia ascoltare, merita attenzione e offre momenti preziosi: ma nel complesso non decolla e non coinvolge mai davvero. E soprattutto mostra come il tempo possa riuscire a togliere anche all'artista più geniale e fantasioso (e pochi lo sono più di Brian Eno) la voglia di divertire e sorprendere.
  • Tracklist
1. This
2. And Then So Clear
3. A Long Way Down
4. Going Unconscious
5. Caught Between
6. Passing Over
7. How Many Worlds
8. Bottomliners
9. Just Another Day
10. Under
11. Bonebomb
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