Fischerspooner

Odyssey

2005 (Emi) | electro-dance

C'è una New York che da circa un lustro ha preso a sfornare rock band che più fiche non si può, gruppi che si specchiano nei riflessi delle luccicanti copertine di riviste à-la page (Strokes e Rapture), altri che si sono dati una solida, per quanto discussa, credibilità indie (Interpol), tutti insieme appassionatamente raccolti attorno ai nomi leggendari dei Television, dei Velvet Underground, dei Talking Heads. C'e' una New York promiscua, colorata e pacchiana, che si liscia le piume nei gay club, che svolazza fra i locali trendy di Brooklyn, che bazzica gl'infiniti cloni dello Studio 54, e che nelle feste a tema non si fa mai mancare i beat di "I Feel Love" di Donna Summer: insomma, la Grande Mela in electrostyle, tanto cara ai nostri Warren Fischer e Casey Spooner, sempiterna concorrente danzereccia di Detroit.

Balzati agli onori delle cronache dancefloor qualche stagione fa grazie al botto del brano "Emerge", corredato da un video che definirlo eccentrico e multicolore sarebbe riduttivo, fregiatisi di una riuscita cover di "The 15th" dei Wire, protagonisti di spettacoli multimediali così frizzanti da lambire il circense, i Fischerspooner si presentano alla seconda prova in studio con le idee più chiare rispetto all'acclamata opera prima. Se il primo album dava l'impressione d'esser stato dignitosamente costruito attorno al singolo "che spacca" e a un'azzeccata cover, "Odyssey", sia pur mantenendo tutte le coordinate tipiche dell'album da ballo, pare concepito con l'ambizione di frequentare le stesse spiagge di un "Dare" degli Human League, considerata la sua omogeneità che va a sposarsi con una buona collezione di singoli potenziali.

Canzoni soprattutto per ballare, con qualche sparuta strizzatina d'occhio al disco-punk, pochissima techno comunemente intesa, zero house: siamo più vicini al recente Felix Da Housecat e un bel po' distanti dai Daft Punk, tanto per rendere l'idea. A imperversare sono il digitalissimo Giorgio Moroder di "E="mc2"" ("Never Win", ma anche "Happy", che sembra prodotta dallo stesso Moroder, sia pur impasticcato), le tastiere a cascata e gli stop and go dei Depeche Mode ai tempi di Vince Clarke ("A Kick In The Teeth"), ancora i Depeche, questa volta notturni e sotto l'egida di Gore ("Ritz 107": assai bella, forse rubata a "A Broken Frame", quando non a "Violator", fate voi!) nonché i giochini cosmico-ipnotici di certa disco fine Settanta ("Wednesday").

A dare il tocco di appeal ci pensa il gridato sperimentalismo di "O", spiazzante tributo ai Boredoms (quanto di più lontano possa esistere dalla cifra stilistica del duo, insomma), che coi suoi vortici tastieristici restituisce sapori di pura avanguardia, mentre a render perplessi ci pensa il singolo "Just Let Go", sin troppo smaccatamente concepito col fine di bissare il tormentone "Emerge".

Che dire dunque? Molto mestiere, svariati momenti che manderanno in sollucchero i patiti della dance anni 80 e purtuttavia poca anima, almeno per gridare al miracolo o per entusiasmarsi. Considerati i pro (brani molto catchy, ben costruiti), e i contro (riferimenti sin troppo evidenti e un'alta dose di ruffianeria), se amate l'electro questo è un disco certamente da ascoltare, e come minimo da portare in vacanza.

(14/03/2005)



  • Tracklist
  1. Just Let Go
  2. Cloud
  3. Never Win
  4. A Kick In The Teeth
  5. Everything To Gain
  6. We Need A War
  7. Get Confused
  8. Wednesday
  9. Happy
  10. Ritz 107
  11. All We Are
  12. O
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