Grandaddy

Excerpts From The Diary Of Todd Zilla

2005 (V2) | alt-rock

Tornano i Grandaddy anche se, in pratica, sono stavolta il solo Jason Lytle, mente del gruppo ma in questo caso anche unico braccio, se si eccettua l'aiuto di Aaron Burtch, come sempre alla batteria. Tornano, dicevamo, ma per ora dobbiamo accontentarci di un Ep, per quanto corposo, antipasto di un album che non tarderà a seguire.
Sostanzialmente questo "Excerpts From The Diary Of Todd Zilla" dovrebbe essere una sorta di racconto su parte della vita di un personaggio (Todd Zilla, per l'appunto), ricostruita attraverso alcune pagine del suo diario messe in forma di canzone da Jason Lytle. Ovviamente è tutta una storia (o davvero credete che Manzoni abbia trovato un manoscritto del Seicento?), nonostante il booklet mostri una lettera scritta da lui a Jason. Il concept, invero, è piuttosto fumoso. Ci limiteremo a dire che sembra parlare del distacco di questo Todd dalla sua città, e tutto è permeato da un certo sentimento di malinconia. Di più, onestamente, è difficile comprendere.

Passando alla musica, possiamo affermare che si inizia decisamente bene. "Pull The Courtains" vede i(l) Grandaddy nella migliore forma. Cantabili ma ruvidi, come si conviene. E per l'occasione si rispolvera la tastierina di "The Sophtware Slump", lasciata in soffitta da quel momento fino a oggi. Questo ritorno a una maggiore varietà di suoni rispetto a "Sumday", più omogeneo ma anche meno fantasioso, fa un gran bene a Lytle e alle sue canzoni. A giovarsene, infatti, è anche la seguente "At My Post", ricca di colori e atmosfere diverse, con quel dolce coretto di "Aaah" e quell'andamento fra l'indolenza post-rock e l'indolenza dell'America di provincia che è sempre stata uno dei marchi di fabbrica della band (o dovremmo dire "del ragazzo", adesso?) di Modesto, California.

Permeate di malinconia sono invece la ballate "A Valley Son (Sparing)" e "Cinderland". Ancora siamo nel più tipico grandaddysmo. Ciò che però rende questi brani interessanti è una mano ispirata. E' il grande pop americano a cavallo dei millenni, è quel primato nel fondere così bene scrittura e arrangiamenti che ha posto i Grandaddy un po' sopra agli altri insieme ai Flaming Lips, ai quali proprio "Cinderland", cantato di Lytle compreso, rimanda piacevolmente. "F**k The Valley Fudge", solo piano e voce (e assolo di tosaerba sul finale) è un'altra buona traccia.
A distinguersi, insieme a "Pull The Courtains", è "Florida". Il testo è ottimo, nella migliore tradizione scazzona e surreale di Jason Lytle. La musica è una specie di ironico hard-rock spaccone e tiratissmo, condito da tastiere e fisarmonica, con tanto di delirante assolo heavy nel mezzo. Se poi non bastasse, c'è il dolce finale di "Goodbye?", tutta crepuscolo e chitarra acustica.
Insomma, ce n'è abbastanza per voler tornare a farsi un giro nello strano mondo di Lytle, no? E vi sfido a trovare un altro assolo di tosaerba fra tutti i dischi usciti quest'anno.

(26/10/2009)

  • Tracklist
  1. Pull The Courtains
  2. At My Post
  3. A Valley Son (Sparing)
  4. Cinderland
  5. F**k The Valley Fudge
  6. Florida
  7. Goodbye?


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