Kraftwerk

Minimum Maximum

2005 (Emi) | synth-pop

Minimum: lo spazio coperto da un impulso elettrico, la velocità del calcolatore, il tempo di combustione del motore a scoppio, la distanza fra chi telefona e chi sta dall'altra parte del ricevitore. Nota bene: il motore assorbe energia dalla sorgente, l'energia col motore si trasforma in lavoro meccanico, l'energia ha così una sua voce.
Frammenti di Seconda Rivoluzione Industriale: la macchina al servizio dell'uomo, il sogno che diventa progetto invadendo i territori fino a quel momento poco esplorati del concreto, che acquisisce infine il controllo dell'ideale.

Vi è del romanticismo in tutto ciò? Poco ma sicuro. Ad esempio, l'arte espressa dai Kraftwerk governa l'ideale nel preciso istante in cui raccoglie quanto di più atavico abbia pensato la Natura per l'uomo (il battito del cuore è meccanico, elettrico è l'impulso che lo muove) e lo cala in quell'universo che l'uomo stesso ha creato per sé. E' l'incontro fra intelligenza umana e artificiale, è l'oscuro oggetto del desiderio rappresentato dall'inestirpabile, umanissimo istinto di superare sé stessi (il progresso) covando l'illusione, romantica appunto, di dominare la natura, di vincere la partita contro il tempo. Maximum: lo stridore di un treno sulle rotaie, metallo-su-metallo, lo sforzo profuso dallo spingere sui pedali, lo sfrecciare dell'automobile in autostrada e, in fin dei conti, l'unico titolo possibile da associare a quest'imperdibile compendio d'arte moderna. Maximum. Diciassette gli anni trascorsi fra il penultimo album inedito e " Tour De France Soundtracks ", quattordici dal precedente world tour, sessantanove le date di questo, immortalato dalle ventidue tracce di due cd/dvd che non possono mancare negli scaffali di nessun appassionato di musica (techno) pop, ma non solo. E in mezzo, montagne di musicisti dalle provenienze più disparate che sono stati gli impervi sentieri strumento delle loro visioni, che li hanno coverizzati, ma che soprattutto hanno scomposto e ricomposto canzoni sulle trame concepite dal genio asettico di questi testimoni di un primigenio modernismo.

Non è forse questa la sede, ma è d'obbligo ricordare quanto fossero coi piedi ben piantati nel loro tempo gli Afrika Bambaataa nel 1982, allorché crearono "Planet Rock" sulle spoglie di " Trans Europe Express ", e quanto lo siano oggi, ben 23 anni dopo, gli Lcd Soundsystem , che col sample di "Home Computer" hanno costruito la loro "Disco Infiltrator". Non sia vista come divagazione questa, perché è proprio sopra (e sotto) a gran parte delle vicende musicali degli ultimi venticinque anni che veglia il feticcio che assume gli odierni connotati di "Minimum Maximun". Ancora numeri: a suggello di una globalità senza frontiere, i ventidue episodi live che qui troverete sono stati eseguiti in undici differenti città, distribuite in tre continenti.

E' arduo metter mano alla storia, modificare qualcosa che è impresso nell'immaginario d'ognuno, eppure i Kraftwerk riescono nell'impresa vestendo i loro classici d'abiti fiammanti, facendoli così brillare di luce nuova. E allora "The Man Machine" da mantra ipnotico che chiude l'omonimo album (1978) diventa la spiazzante apertura del live e il suo vocoder, nato come artificiale, è ora creatura baritonale pulsante d'umane cadenze: in poche battute, l'archetipica osmosi dell'uomo macchina raggiunge un nuovo vertice simbiotico, e nell'inconscio si sovverte trasmutando in "machine man", la macchina che completa la missione occupando il posto del suo creatore. Se "Planet Of The Vision", rielaborazione in chiave rave del jingle "Expo 2000", si appropria della free party culture i cui impulsi nascono da "Computer World" (1981) per poi passare fra le mani di svariate fratellanze chimiche nel corso degli anni 90, l'autoreferenziale saga di "Tour De France Soundtracks", che occupa da sola la parte centrale del cd uno, è invero qualcosa di più che un esercizio stilistico, cioè il riaffermarsi della primogenitura nell'invenzione (è proprio il caso di dirlo) del suono del futuro. Vi pare poco?

E' l'automobile senza tempo che sfila spedita sulla "Autobahn" a trasportarci fra le braccia della (a suo modo) romantica Dusseldorf raffigurata in "Neon Lights", città di luci artificiali e di dense nostalgie notturne, passato e futuro di un sogno reiterato che nasce e muore ogni giorno e per sempre, e fra quelle altrettanto scintillanti della moda, espressione di un tempo dapprima semplicemente moderno che poi diventa cultura, costume, modello di vita appunto (stiamo parlando della definitiva "The Model", ovviamente). Il raggelante intro di "Radio Activity", tirata a lucido grazie a un mirabile movimento che mette insieme la versione originale (1975) e quella "techno" contenuta in "The Mix" (1991), proietta il concerto su di un versante ancor più visionario: è "Sellafield", prologo recitato da una macchina, pensato sì come denuncia contro il sinistro sito nucleare britannico, ma anche l'ennesimo saggio di una capacità evocativa in grado di paventare scenari futuribili, quando non apocalittici, che non ha eguali nella musica pop ("Sellafield 2 will release the same amount of radioactivity into the environment as the Tschernobyl every 4-5 years…").

E visioni sono anche quelle del "Trans Europe Express" che nella sua declinazione più industrial (sentire in proposito "Metal On Metal") "from station to station" proietta la Vecchia Europa in un domani fatto di calcolatori, di personal computer e di robot (l'epopea di "Computer World", figlia legittima di "The Man Machine"). Un futuro che si è fatto profeticamente presente, nell'idea e nei suoni che guidano "Numbers", "Home Computer", "The Robots", tutte riarrangiate sulla falsariga dei saggi di technopop già presenti nella citata compilation "The Mix". Un ultimo ritorno a terra con la rhumba elettrica di " Elektro Kardiogramm", la copiosa colata d'acciaio di "Aéro Dynamik", e poi l'epilogo affidato a "Boing Boom Tschak/ Musique Non Stop", unica tappa di "Electric Café" (1986), che con le sue divagazioni proto-house colloca idealmente i Kraftwerk nella loro (con)geniale dimensione meta temporale. Musique Non Stop: la partita contro il tempo sembra davvero vinta. Capolavoro.

  • Tracklist

CD1

 

1. The Man Machine
2. Planet Of The Visions
3. Tour de France Etape 1
4. Chrono
5. Tour De France Etape 2
6. Vitamin
7. Tour De France
8. Autobahn
9. The Model
10. Neon Lights

CD2

1. Radio Activity
2. Trans-Europe Express
3. Metal On Metal
4. Numbers
5. Computer World
6. Home Computer
7. Pocket Calculator
8. Dentaku
9. The Robots
10. Elektro Kardiogramm
11. Aéro Dynamik
12. Boing Boom Tschak - Musique Non Stop

Kraftwerk su OndaRock
Recensioni

KRAFTWERK

Tour De France Soundtracks

(2003 - Astralwerks)
Il gruppo di Dusseldorf si riaffaccia all'insegna della saga sulla corsa francese

KRAFTWERK

Trans Europe Express

(1977 - Emi)
La tradizione mitteleuropea riletta attraverso il linguaggio futurista della band di Dusseldorf

KRAFTWERK

Autobahn

(1974 - Philips)
L'autostrada elettronica dei Kraftwerk, snodo cruciale nel passaggio tra musica cosmica ed elettropop ..

News
Live Report
Speciali



Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.