Magnolia Electric Co.

What Comes After The Blues

2005 (Secretly Canadian) | folk-rock

Jason Molina wanted.
Dov'è finito l'uomo che con due arpeggi di chitarra e una voce flebile venuta dal dolore incantava trascinando nel cuore dell'anima, mostrandone gli inquietanti angoli bui?
Dove la potenza creativa che ha saputo dar vita a quel capolavoro indiscusso che è stato "Didn't It Rain" (2002), una manciata di pezzi nati per sottrazione attraverso la scarnificazione del blues (e con esso dell'anima del cantante)?
Nel 2003 Jason Molina decide, dopo sei anni e sette album, di chiudere l'esperienza Songs:Ohia e aprire con il moniker Magnolia Electric Co. un nuovo percorso sonoro; la differenza tra il prima e il dopo è rimarchevole: laddove vi erano solitudine e isolamento, rinveniamo coralità e intersoggettività; laddove esistevano quasi solo una chitarra acustica e una voce rotta, incontriamo le elettrificazioni di una vera e propria band.
Un salto importante che è stato reso necessario dalla volontà di sperimentare nuovi sentieri e forse dalla presa di coscienza che il vecchio tracciato avrebbe presto condotto alla sterile ripetizione di sé.
Nella nuova veste viene pubblicato un disco omonimo che cita fortemente Neil Young e lo sporca con il country nashvilliano e il folk; il risultato, seppur altalenante, rivela comunque buone dosi di ispirazione e lascia aperte le speranze.

Preceduto dal già deludente live "Trials & Errors" (2005), il nuovo lavoro appare invece davvero privo di personalità.
"What Comes After The Blues" inanella otto brani dalla disarmante prevedibilità, in cui raramente emerge una scintilla che incendi l'ascolto, un passaggio che si discosti dalla piatta normalità.
I riferimenti sono ancora al maestro Young e al country-blues più cupo e malinconico, con qualche (quella sì) inaspettata infarinatura pop.
I testi non perdono il loro carattere scuro e disilluso, ma non sondano infine alcun territorio inesplorato; le musiche riprendono i triti stilemi del genere e lasciano in bocca l'amarezza del già sentito.
"The Dark Don't Hide It" fa rimpiangere "Farewell Transmission" che roboava in apertura del primo lavoro e di cui è solo una pallida immagine; "Leave The City" è un commosso addio a Chicago, eletta città adottiva, da parte di Molina e del produttore Steve Albini.
Il pezzo meglio riuscito del lavoro è sicuramente "Northstar Blues", il cui "simple old tune on the stage each night" sembra essere la risposta del cantante al caos relativistico della vita moderna: un ritorno alla tradizione per riscoprire il vero sommerso dalla menzogna ("How can I be the only one/ Whose life can't live up to the lie").
"The Night Shift Lullaby" è country classico che vorrebbe commuovere, ma che a tratti infastidisce col suo garrulo cinguettio; "I Can Not Have Seen The Light" è un simulacro della forza evocativa del passato.

Non sappiamo quale strada Jason Molina continuerà a perseguire, se quella acustica e intimista che ci aveva così tanto stregato o l'attuale virata elettrica; la pubblicazione di un album solista nel 2004 ("Pyramid Electric Co."), che nella sostanza riprendeva lo stile del progetto Songs:Ohia, lascia aperta ogni possibilità.
Gli attuali dubbi sulla sua ispirazione residua vanno di pari passo con la speranza che questa sia una semplice débacle da smentire al più presto.
E questa possibilità, visto il suo grande passato, gliela concediamo volentieri.
  • Tracklist
  1. The Dark Don't Hide It
  2. The Night Shift Lullaby
  3. Leave The City
  4. Hard To Love A Man
  5. Give Something Else Away Every Day
  6. Northstar Blues
  7. Hammer Down
  8. I Can Not Have Seen The Light
Magnolia Electric Co. su OndaRock
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