Aimee Mann

The Forgotten Arm

2005 (SuperEgo/V2) | songwriter

Aimee Mann è un'adorabile dispensatrice di certezze. I suoi dischi non cambieranno mai la storia del rock, ma continueranno ad alleviarne il corso con una grazia e un'eleganza sconosciute ai (e alle) più. La storia è nota: lasciato in pasto ai collezionisti di memorabilia eighties il pop gentile dei Til Tuesday, la bionda valkiria di Richmond ha intrapreso una carriera solista di primo piano, passata attraverso i fasti mondiali di "Magnolia" ed evolutasi lungo i binari di un songwriting ad alta intensità emozionale. Il suo fisico da modella nordica e il suo appeal timido hanno ulteriormente contribuito a forgiare uno dei personaggi più vividi della scena rock femminile degli ultimi anni.

Certezze, si diceva. Perché è questo il pregio e al tempo stesso il limite di "The Forgotten Arm", la sua ultima uscita per SuperEgo, come ha ironicamente battezzato la sua etichetta personale. Libera da restrizioni di marketing, Aimee suona semplicemente la sua musica: quell'alchimia di radiose aperture melodiche e bruschi scarti chitarristici, sempiterne lezioni pop (Bacharach, Beatles, Costello) e umori country-folk, che ha fatto la fortuna del film di Paul Thomas Anderson, ma anche di dischi come "Bachelor No 2" e "Lost In Space".

Tornano i suoi arpeggi suadenti, i suoi ricami di piano e la sua voce, calda e avvolgente, uniti a quel gusto vintage che si porta dietro da sempre e che stavolta vira verso i primi 70. L'intero lavoro, registrato in soli cinque giorni, è infatti un concept-album sulla storia di due amanti sbandati, in fuga nel post-Vietnam: il reduce John, tossicodipendente che sbarca il lunario tirando pugni sul ring, e la compagna Caroline, ragazza del Sud in cerca di evasione da una grigia routine. Lo spunto ideale attorno al quale sviluppare temi ricorrenti nel canzoniere di Mann: la vita ai margini, la (in)dipendenza, l'incomunicabilità, il fallimento.

La ricerca di sonorità seventies ha portato a un avvicendamento in cabina di produzione: al "barocco" John Brion, è subentrato Joe Henry, che ha cercato di ricreare un sound più vicino possibile alla dimensione live, affidandosi a una vera band (ma appiattendo un po', alla resa dei conti, la resa sonora dei brani). Mann firma tutte le canzoni, composte al piano (e non più alla chitarra) ed eseguite con piglio quasi boogie (Mott The Hoople è per sua ammissione uno dei riferimenti più precisi del disco, oltre ai vari The Band, Elton John e Rod Stewart targati 70). Anche la strumentazione è delle più sobrie: chitarre, basso, batteria, piano e un organo simil-Hammond. Niente lo-fi e rumoretti di sorta, però. Aimee è un tipo all'antica e non si allineerà mai ai sacri dogmi di certo indie-rock ; il suono è pieno e rifinito: più Nashville che Liz Phair, insomma.

Come spesso accade nei suoi dischi, Aimee Mann si gioca subito le carte migliori. Ecco allora l' incipit che più "southern" non si può di "Dear John", un limpido giro melodico, su cui si attorciglia la sua voce sensuale, sostenuta dal piano e da un bruciante assolo di chitarra. "King Of The Jailhouse", chiave di lettura dell'intera novella, è invece una ballatona delle sue, declamata in un registro sofferto alla Mitchell su un incedere solenne, scandito dai tamburi e dai rintocchi del piano. La felice vena melodica non si interrompe neanche con "Goodbye Caroline", altro volo radente di chitarre accompagnato da un piano honky-tonk e da un drumming asciutto, e con il singolo "Going Through The Motions", una delle sue classiche litanie vibranti che mirano dritto al cuore.

Necessariamente più "strutturato" nella narrazione rispetto ai lavori precedenti, che vivevano soprattutto di flash, di sguardi rubati e incontri fugaci, il disco cala alla distanza, adagiandosi su un format di ballata alt-country-folk-pop un po' monocorde ("I Can't Get My Head Around It", "Little Bomb", "Clean Up For Christmas"). Scantonano dal copione la nenia esangue di "That's How I Knew This Story Would Break My Heart", cantilenata sulle trame vellutate del piano, e il commiato struggente di "Beautiful", scandito da accenti più rock ed esaltato dall'ennesimo saggio di bravura di Aimee al canto.
Curiosità finale: il titolo dell'album, "Il braccio dimenticato", fa riferimento a una tecnica - il colpo che parte a sorpresa da dietro la schiena - propria del pugilato, lo sport a cui la quarantacinquenne stangona della Virginia si è inopinatamente accostata.

Se vi siete emozionati con gli ultimi lavori di Aimee Mann, anche "The Forgotten Arm" saprà regalarvi più di un brivido; in caso contrario, difficilmente sarà questo il disco che vi farà cambiare idea sulla sua musica.

(18/04/2012)



  • Tracklist
  1. Dear John
  2. King Of The Jailhouse
  3. Goodbye Caroline
  4. Going Through The Motions
  5. I Can't Get My Head Around It
  6. She Really Wants You
  7. Video
  8. Little Bombs
  9. That's How I Knew This Story Would Break My Heart
  10. I Can't Help You Anymore
  11. I Was Thinking I Could Clean Up For Christmas
  12. Beautiful
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