National

Alligator

2005 (Beggars Banquet) | alt-rock

Mai tanto impeto citazionista rese impervie le autobahn dell'evoluzione musicale quanto in questo primo scorcio di millennio. In una sorta di riciclo infinito, il fantasma del rock'n'roll viene continuamente stressato da mille e più formazioni che rievocano un passato glorioso, vanaglorioso nella sua estrema volontà di mostrarsi ancora vitale, indisposto a soccombere sotto il peso di freakerie elettroniche e mostruosi aborti pseudo-avanguardistici.
Poco male se la riproposizione degli stilemi porta a maturazione frutti così gustosi.
I National, pur nella loro irrisolutezza, pur incuranti di ciò che la musica necessita per proseguire il suo percorso di ricerca e sperimentazione, mostrano che l'ombra è corpo vivo, che la sinossi è contenuto pieno, che a volte la caricatura è significativa quanto l'originale.
Il gioco dei rimandi e delle influenze è come di consueto divertente e utile alla comprensione, cosicché la propensione per i toni chiaroscurali, per l'emozione che taglia all'improvviso quella patina di tetro distacco, ce li presenta come una versione wave dei Tindersticks, o se volete come degli Interpol sotto effetto Morphine.

"Alligator" è un lavoro che reclama attenzione nell'ascolto, ornato com'è di arrangiamenti eleganti che mai rischiano di inficiare la fluidità del suono, come in "Baby, We'll Be Fine", sinuosa cantilena punteggiata da un romantico stuolo d'archi.
Ma sono dolore e malinconia il sottile substrato concettuale delle tredici canzoni, e sarebbe ingeneroso citarne solo alcune, vista l'alta qualità dell'insieme.
Vi serva solo sapere che "Alligator" è il classico disco panacea, capace di ascoltare e condividere i vostri struggimenti, generoso nel tenervi compagnia nei momenti difficili e seguirvi lungo il sentiero della catarsi.
I National sono l'ennesima band destinata al dimenticatoio?
Lasciate codeste considerazioni ai notabili della critica musicale e per un secondo (o per una vita) fate in modo che l'ossimoro dei sensi si risolva a favore della passione, così da accogliere gaudenti queste tredici sonnambule ballate per cuori infranti.

(18/01/2010)

  • Tracklist
  1. Secret Meeting
  2. Karen
  3. Lit Up
  4. Looking For Astronauts
  5. Daughters Of The Soho Riots
  6. Baby, We'll Be Fine
  7. Friend Of Mine
  8. Val Jester
  9. All The Wine
  10. Abel
  11. The Geese Of Beverly Road
  12. City Middle
  13. Mr. November
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