Shipping News

Flies The Fields

2005 (Quarterstick) | post-rock

Eccoci giunti all'ennesima puntata del telefilm giovani dinosauri, cui consigliamo la visione a un pubblico vaccinato da almeno 10 anni di frequentazioni indie-rock, post-rock, math-rock e affini vari ed eventuali.
Eh sì, perché Shipping News sono reduci, nobili, ma pur sempre reduci, gelosi custodi di un suono che è gia archiviato, contaminatosi, ma ormai anacronistico nella sua versione archetipica.
Detto questo, nulla vieta di analizzare il disco con un approccio quanto più aperto possibile, magari decontestualizzandolo dal flusso dell'evoluzione musicale, giudicandolo per la gradevolezza delle composizioni, della produzione e degli arrangiamenti.
Cosa aspettarsi allora da Mueller, Noble & company?

Beh, il solito rock irregolare ben suonato, qua spigoloso, là un po' più vellutato, qualche volta strumentale, qualche volta cantato, melodie a singhiozzo, variazioni proto-progressive e quant'altro.
Non che gli Shipping News abbiano mai brillato per originalità; le quasi rivoluzioni, quelle vere, scoppiavano dalle parti dei gruppi madre (Rodan, June of 44), ma gli riconosciamo, quello sì, la capacità di costruire buone composizioni, partendo da quel ristretto anfratto sonico/semantico che è il post-rock, definizione vacua ma perfettamente significativa.
Gli Shipping News di "Flies The Fields" sono quelli di sempre, forse leggermente più emozionali, come nella ballata "Untitled w /Drums", con quieti in quantità e chitarristici sferraglianti rugginosi ridotti al minimo.
"Axons and Dendrites" apre egregiamente le danze con oltre cinque minuti di ritmica incalzante, a metà tra i motori fuori giri dei Neu! e i Tortoise che tentano di umanizzare "Djed".
Non si scappa, i riferimenti, le influenze dirette o indirette sono riconducibili a un universo sonoro ben preciso, con una "Louven" che manda a memoria la lezione di Slint e Rachel's in una washeriana linea melodica che indossa abiti malinconici, per ben figurare in un "The Sea And The Bells".
In realtà, sono proprio le melodie a farsi apprezzare, più che nei precedenti lavori, cosicché l'ascolto scorre piacevole e indolore, come in "It's Not Too Late", con chitarre a preparare il campo a un'esplosione mogwaiana, cha arriva, ma leggera, quasi vellutata, marziale sì ma violenta solo in potenza.

Ok ok, come non detto; potrei annoiarvi ancora parlandovi del resto dei pezzi, menandovela con l'asse Louisville-Chicago, Sonic Youth, Unwound, Don Caballero e compagnia cantando, ma per vostra fortuna non lo farò, ormai avrete sicuramente capito che razza di animale sia "Flies The Fields".
Quindi, in conclusione, se necessitate di un bignami per decodificare le coordinate del post-rock del decennio passato, questo disco fa al caso vostro; se viceversa siete affamati esploratori alla ricerca dell'ultima evoluzione sonora, passate candidamente oltre.
  • Tracklist
  1. Axons and Dendrites
  2. Louven
  3. (Morays Or) Demon
  4. It's Not Too Late
  5. Sheets and Cylinders
  6. Human Face
  7. Untitled w/Drums
  8. Paper Lanterns (Zero Return)
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