OndaRock



  1. Taking Care Of Business
  2. Four-Eyed McClayvie
  3. When Potent Means Don't
  4. Imputy Rules
  5. The Long And The Short Of It
  6. No-One Can Waltz
  7. The Pink Ink
  8. There's A Reason It's Called The Easy Way Out
  9. This Much Is A Lot



SHOOTING AT UNARMED MEN

Soon There Will Be…
(Too Pure) 2005
alt-rock
I McLusky si formano nel '98 nella ridente cittadina di Welsh, Inghilterra, in qualità di power trio post-hardcore obliquamente intellettualoide (oggi più che mai diremmo "indie"), tanto sbarazzino quanto casinaro e sguaiato. Dopo aver cocciato con Mr. Albini (e la Too Pure), il sound della band si fa meno ruvido e più diretto. N'esce, non a caso, il loro disco migliore ("Do Dallas"; Too Pure, 2002). Quel che ne segue prende la piega del prematuro decadimento (album mediocre e dissapori tra i membri), fino allo scioglimento. Il bassista, Jon Chapple, non si perde d'animo; si converte alla chitarra, chiama a sé nuovo batterista (Steve Morgan) e bassista (Simon Alexander), fonda il progetto Shooting At Unarmed Men, e registra - di nuovo sotto l'egida Too Pure - il primo Lp, "Soon There Will Be…".

Le sonorità non si discostano molto da quanto ascoltato con la sigla McLusky. Per esempio, gli unisoni strappati che sfociano nel punk-screamo e in certe fiere tenute Clash di "Impunity Rules", o nella marcetta basso-batteria con aperture Mission Of Burma più avventati di "No-One Can Waltz", indicano niente di nuovo sotto il sole. Piuttosto, s'intravede una qualche nuova direzione nel Washington-sound scaltro e spensierato, quasi giocoso (cori da osteria, amplificazioni irruente, bridge strumentali) che fa capolino da "Four-Eyed McClayvie".

"Taking Care Of Business", con andamento emo ma con piglio merseybeat, dopo nuove linee vocali infuocate, prevede un'insolita chiusa in decrescendo (a ricordare quasi il fugaziano "Red Medicine"), e "This Much Is A Lot" ha un riff call-and-response in cui s'innesta il canto filtrato. "There's A Reason It's Called The Easy Way Out", forse il pezzo che dà senso all'opera, ha incedere solenne e sottotono intervallato a esplosioni schizoidi Les Savy Fav, ma l'impressione generale è che Chapple sia piuttosto alla ricerca di un velato compromesso con accorgimenti modaioli (next big thing e limitrofi).

E' un disco agile che cerca di vendersi con metodi grossolani. Ci si ritrova col fiatone. Qualche cartuccia in canna, canto sopra le righe, rozza punkitudine Wire era "Pink Flag", produzione non stancante, ma sparacchiata allegramente in una misera tracklist. La misteriosa "Flying Buttress", la performer di "This Much Is A Lot", rimane (per sua stessa volontà) non meglio identificata.