Quintetto proveniente dal New Jersey, composto da Kevin Bryan
(canto e chitarra), Duane Okun (canto e chitarre), Vinny D'Amico (canto e
tastiere), Adam Swider (basso) e Tom Stratton (batteria), i Socratic si sono
fatti valere - a partire dal 2000 - nei circuiti neo-college come produttori
infaticabili di melodie orecchiabili e cover per party universitari. Con il loro
debutto provano a dare una qualche forma sostanza alle loro creazioni,
imperniate sul groove spavaldo e adolescenziale power-britpop.
Purtroppo, dopo una intro strumentale anche allettante ("Theme
From Your Mother's Garden") - sorta di ouverture di punk-pop sinfonico che
prende l'avvio in crescendo a partire da un inciso di piano romantico -, la
questione è cosa poter salvare delle restanti tredici tracce. Le cadenze
telefonate à-la Tugboat Annie di "U And Left Turns", o le sonorità scontate e
plasticose non indegne dei Good Charlotte della title track, o l'emo
ultramelodico di "Alexandria As Our Lens" sono componimenti risaputi che certo
non vengono incontro alla piacevolezza dell'ascolto. "I Don't Wear A Cost" ha
foga vocale Blink182 e una parentesi di vaudeville pianistico che prova a
rinforzare il tutto, mentre "I Am The Doctor" è un combat-rock dotato di un
inciso che via via diventa sempliciotto, anche se nella parte centrale sfodera
una sorta di jamming soffuso.
"Tear A Gash", seppur dotato di una
maggiore profondità da Sunny Day Real Estate, dice molto più di quanto andrebbe
detto (incursioni semi-progressive, parentesi
strumentali a vuoto). "She's The Type Of Girl" è un anthem power-pop con un
chorus maggiormente memorabile e chitarre esplosive. Ma "The Dense Indents",
riff solare a parte, è la solita rincorsa di melodia energetica intervallata da
una zona estatica, e "Too Late Too Soon" una facile ballata piano-driven con
cori in falsetto da orticaria sentimentale. La spinta emocore-Get Up Kids che
pervade "B To E" possiede una qualche incisività, poi - al solito - dispersa
nelle vocals libere che limitano la cantabilità in arrangiamenti affatto
interessanti e in una produzione fastidiosa.
Vanaglorioso polpettone di
melodie modellate con l'accetta del mainstream , il cui senso sta tutto
in uno dei versi finali di Bryan: "The search for songs has turned hopeless". Le
performance di D'Amico - che devono qualcosa alle volute elementari e
classicheggianti di Kori Gardner (Mates Of State) - sono messe lì per cercare di
uscire dal pantano del tronfio. Inutilmente. Presenti contenuti multimediali
extra, relativi alla presentazione della band.


