Tellaro

Setback On The Right Track

2005 (2nd Rec) | indietronica

Non starò a ripetere la solfa "il panorama italiano indie è in fermento". Lo sappiamo già. In questo panorama indie italico si affacciano, dopo quattro anni di lavoro di squadra e un Ep alle spalle, i Tellaro, con il loro esordio sulla lunga distanza. Indietronica siciliana, composta e arrangiata da Francesco Catone (Twig Infection), Carmelo Sciuto (Jerica's) e Tazio Iacobacci (Keen Toy).

Il disco si muove in ambienti perlopiù già esplorati varie volte (da Styrofoam e Hood su tutti): è peraltro vero che questo genere che vogliamo chiamare indietronica è un territorio tanto scivoloso quanto affascinante, come è vero che i Tellaro ce la mettono tutta per tentare di non sembrare italiani, per suonare il più esteri possibile; potrebbe essere una mossa furba per trovare riscontri positivi anche oltre confine (così come è capitato a Populous); il problema però è quello, pesante, del "già sentito", che ti fa pensare che si poteva fare di più, o forse farlo diverso.

"1985" con cui si apre il disco è un evidente omaggio a quelle atmosfere care ad Apparat e Arne VanPetegem, tra pattern sintetici e campioni di strumenti reali. I tre catanesi mostrano un'ottima attitudine melodica "sfigata", malinconica e autunnale: la stessa aria che fa respirare "Terracotta" con un andamento più catchy e sfacciato, ma sempre in nome del connubio digitanalogico.
Il trio d'apertura si completa con "When I Died Alone", dove l'elettronica si ferma lasciando spazio alle spazzoline da batteria e a una chitarra folk che profuma di Cat Power, per rimescolare le carte in tavola, pur tuttavia senza stupire. Ed è proprio così che si continuerà, senza stupirsi né innamorarsi, tra soffi di coroner e Tom Waits, discese nel cantautorato e slanci troppo enfatici per non far sorridere: il tutto con buoni spunti realizzativi ma poca fantasia nel piatto.

A catturare nuovamente l'attenzione vengono in aiuto glitcherie concrete simil-Rechenzentrum e un parlato ansiogeno che introducono a una stupenda "I Was 70% Water", in cui i nostri si lasciano trasportare dal post-rock più acustico, un po' Giardini Di Mirò e un po' Codeine, con un occhio a Nitrada e alla malinconia italiana. Una canzone personalissima, che mette in luce le reali capacità di questo trio e le sue potenzialità per il futuro, in atmosfere collocate al crocevia di tante e ottime influenze, sapendo inserire la propria personalità. Ma purtroppo è solo un ottimo guizzo isolato: ecco di nuovo Tom Waits che fa capolino, un qualsiasi folksinger dell'ultima generazione, o un ascolto ripetuto della produzione Morr, e si giunge senza scivoloni o entusiasmi verso il termine del disco.

Peccato, perché gli episodi di interesse non mancano ma vengono poco sviluppati lasciando una sensazione d'incompiuto, come se gli artisti avessero diversi buoni propositi ma poca capacità di concretizzarli.
Ed è così che "Setback On The Right Track" si rivela un album normale, a tratti un po' anonimo. C'è sicuramente chi dirà che "è un ottimo prodotto per essere italiano", ma è più onesto dire che il movimento indie nostrano deve imparare a misurarsi con i protagonisti internazionali così come fanno gli altri artisti europei. I Tellaro mostrano buone potenzialità anche in chiusura dell'album, ma stroppiano col citazionismo: troppe influenze sfacciate che vanno a sotterrare l'unicità del prodotto, con l'ovvio rischio di cadere nei cliché d'una nicchia sempre pronta a puntarti il dito contro. Sarà interessante ascoltare in futuro il seguito di questo esordio, che lascia troppi punti interrogativi per andare oltre la sufficienza.

(23/12/2018)

  • Tracklist
  1. 1985
  2. When I Died Alone
  3. Terracotta
  4. 56,000 Rui
  5. Me Not The Reason To
  6. I Miss Me
  7. I Was 70% Water
  8. Urge In A Funeral
  9. Kamer Te Hur
  10. Cyclop's Helmet
  11. 57,000
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