Unkle

Edit Music For A Film

2005 (Unkle Sounds/Unkle Entertainment) | avantgarde

James Lavelle e il suo amore per il cinema, uniti in una sfolgorante, grandiosa simbiosi, potrebbe essere l'appropriato sottotitolo per il nuovo lavoro degli Unkle. Ma col senno di poi, sarebbe limitante tacciare in questo modo il ritorno di una delle crew più importanti degli ultimi anni. Originariamente realizzato per l'Istituto delle Arti Contemporanee di Londra (o I.C.A.), "Edit Music For A Film" sintetizza esemplarmente l'intera produzione del gruppo e in effetti, considerata la presenza di vecchi brani dell'ensemble (come una nuova versione di "Lonely Soul" cantata da Richard Ashcroft), a tratti assume i contorni di un greatest hits . Tuttavia, apparirebbe ancora riduttivo definire così un lavoro talmente complesso ed epico da far invidia a una vera, imponente, un po' bizzarra, originale colonna sonora. Un doppio album veramente infinito (oltre due ore), arricchito da almeno una mezza dozzina di momenti memorabili, e montato (è proprio il caso di dirlo) assecondando uno spirito raramente così etimologicamente d'avanguardia.

Gli Unkle (anche Unkle Sounds o U.N.K.L.E.), venuti alla ribalta verso la metà degli anni 90 grazie alla Mo' Wax, storica etichetta britannica attenta al sottobosco sperimentale hip-hop in voga presso alcuni misconosciuti ambienti underground londinesi, sono tra i fautori di quel revival breakbeat downtempo (poi trip-hop) che conta fra le proprie file artisti come Massive Attack, Portishead e Tricky. Più che un gruppo vero e proprio, l'universo Unkle assomiglia piuttosto a una community creativa. Sorti attorno a un trio centrale formato da Lavelle, artefice principale e autentico deus ex machina , da Tim Goldsworthy e dal producer Kudo, già membro della psichedelica crew Skylab, nonché maggiore esponente di un movimento analogo nato in Giappone (e sostenuto dalla controparte nipponica della Mo' Wax, la Major Force), gli Unkle si sono avvalsi negli anni di collaboratori illustri (dal noto dj e produttore Shadow poi divenuto componente fisso, a Brian Eno, Robert "3D" Del Naja, Howie B, Ian Brown, Norman Whitfield, John Fiddy, il già citato ex-cantante dei Verve, Roots Manuva e molti altri rappresentati della scena techno-dance ed elettronica).

La produzione del gruppo, assai scarna a causa degli impegni solisti o side-project dei vari nomi coinvolti, cadenza in qualche modo l'evoluzione del trip-hop da genere bistrattato o di nicchia a fenomeno generazionale (ma il Bristol-Sound, in questo contesto, ricopre un ruolo non secondario), e proprio agli Unkle va il merito di aver saputo sperimentale (esasperare, estremizzare, ingigantire) oltre ogni limite gli elementi-cardine del movimento. E dopo alcuni lavori notevoli (come "Psyence-Fiction") e altri meno ispirati (l'ultimo "Never, Never, Land"), Lavelle & Soci, ingaggiati per il progetto After Dark dell'I.C.A., danno vita alla loro opera più esemplificativa.

Il package , con il tetro volto stilizzato di Darth Vader in copertina, preannuncia eloquentemente i contenuti dei due dischi (intitolati come gli episodi quattro e cinque della saga di George Lucas). D'altronde, l'omaggio al cinema di fantascienza ci mette un attimo a manifestarsi, dopo il classico fanfare della Fox, il noise del sistema audio Thx inventato proprio dai laboratori di Lucas e l'incipit del main theme di "2001: Odissea nello Spazio", lasciando lentamente spazio alla musica vera e propria, al lungo soundscape della prima parte, a sua volta suddivisa idealmente in due sezioni ("Widescreen Edit" e "A New Hope"). Sottolineo idealmente, perché non esiste una suddivisione categorica in "Edit Music For A Film", e la continuity mixata ad arte, assicurata dai tanti intermezzi filmici e anticlimax, genera le due lunghissime suite (una per disco). Nella prima, la doppia "Widescreen Edit/A New Hope" (circa 58 minuti), emerge l'anima hip-hop newyorkese di Lavelle e un minuzioso citazionismo (talvolta anche auto) che in pratica intreccia e coinvolge suoni, melodie, dialoghi e jingle in un caleidoscopico vortice magnificamente avantgarde.

I riferimenti sottocutanei al cinema (il vocione di HAL9000, alcuni dialoghi ed estratti estrapolati dai kubrickiani "Arancia Meccanica" e "Eyes Wide Shut", il maestoso crescendo del "Dune" di David Lynch, l'excerpt della colonna sonora di "Almost Famous", una versione cantata del tema strumentale di "Kill Bill" e tante altre citazioni) fungono da collante alle vaste giunture-tracce dal sapore ora dancefloor, ora pseudo hip-hop (alla stregua del recente, ottimo lavoro eseguito da Mike Patton con gli X-Ecutioners) o permeate da crescenti texture elettroniche, frutto probabilmente dell'apporto di Shadow (diverse sono le influenze da uno dei suoi progetti soliti più riusciti, "Endtroducing…").

Da gran manipolatore qual è, Lavelle, al pari del Patton di "The Director's Cut" o del Richard D. James di "26 Mixes for Cash", trova enormi soddisfazioni nel ricostruire (o decostruire) ambienti sonori familiari servendosi di elementi totalmente estranei (l'esempio migliore viene da un brano strumentale della colonna sonora di "Arancia Meccanica" riadattato in chiave simil-pop). Il fervore ibrido che domina l'album non risparmia neanche il Sid Vicious di "My Way", qui protagonista con la sua cover più celebre leggermente modificata.

Il secondo disco, "Bonus Material Edit/Strikes Back" (66 minuti), riprende in maniera filologica lo schema del precedente (con la sigla della MGM al posto di quella della 20th Century Fox), ma con un registro in misura maggiore house e instrumental. Dj Shadow ancora in primo piano (alcune interpolazioni sono tratte tout court da "Mashin On The Motorway/Walkie Talkie" e da "Private Repress"). In evidenza gli episodi strumentali, alcuni addirittura dub, le discese nei territori techno più audaci (come nei remix più estremi di Underworld) o le parentesi spudoratamente dance. L'ennesima conferma dell'istrionica indole di James Lavelle.

A conti fatti, l'essere parte integrante di un evento audiovisivo (uno dei titoli dell'album è "After Dark - Prologue") non nuoce all'identità e alla personalità del lavoro. "Edit Music For A Film" deve essere giudicato solo marginalmente in questa ottica. La sua debordante carica sonora è più che sufficiente, come si suole dire, per farlo splendere di luce propria. Forse inutilmente pretenziosa in alcuni passaggi, o eccessivamente convulsa in altri, l'opera omnia degli Unkle, come detto quasi un best of , è la dimostrazione più esaustiva di un certo modus di concepire e fare musica: distruggerla solo per poterla assemblare in funzione di un gusto prettamente personale. Le colonne sonore, scritte appunto per accompagnare o sottolineare i momenti di una pellicola, qui osano recidere ogni legame con il mezzo filmico in nome di una sensazionale, sorprendente dichiarazione di indipendenza.

(20/05/2013)

  • Tracklist

CD1

  1. Widescreen Edit
  2. A New Hope

CD2

  1. Bonus Material Edit
  2. Strikes Back
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