John Vanderslice

Pixel Revolt

2005 (Barsuk) | pop

E’ un nome ancora poco conosciuto quello di John Vanderslice, nonostante i dieci anni di attività sulle spalle. Non sono sinora bastati a questo ragazzo della Florida né i tre dischi a firma Mk Ultra, la band di cui era il leader, ormai sciolta, né i quattro solisti (in quattro anni) per crearsi un seguito adeguato. Accade così che quando ti capita fra le mani questo "Pixel Revolt", disco vario, raffinato, ispirato, ricco di tristezze e di gioie, pop di alta fattura, peraltro "vendibile", viene da porsi tantissime domande sull’ispienza di discografici, ascoltatori, programmatori radiofonici, giornalisti e quant’altri ruotano attorno al pianeta musica.

Chi lo presenta, sostiene che Vanderslice vanti nelle sue influenze Beatles, Bowie, XTC, King Crimson, Dylan e Genesis. Tutto vero, soprattutto se si considerano i nomi citati come capostipiti e/o esponenti di maggior richiamo riguardo determinate caratteristiche. Mi spiego meglio, ché buttare accozzaglie di nomi così non serve a nulla. "Pixel Revolt" è anzitutto un disco di canzoni, quattordici canzoni (forse il finale mostra un po' la corda, ma la durata e il numero dei pezzi è  giustificato), quattordici canzoni "pop" (anche se ci sono accenni ad altro, rock e soul soprattutto) eppure dal taglio cantautorale, tanto legate alla modernità quanto al passato, con uno spiegamento di strumenti enorme e disparato: dal mellotron a ben più attuali manipolazioni elettroniche, evitando sempre e rigorosamente l’effetto sovrapproduzione, arrangiando il tutto con grazia (i meriti di queste ultime cose credo siano da dividere col polistrumentista Scott Solter, già collaboratore dei Mountain Goats).

La struttura di base dei pezzi è spesso semplice, come ben esemplifica la terza traccia, "Exodus Damage", un semplice trotterello chitarra e voce che viene trasformato in brano di alta classe grazie a un arrangiamento eclettico e sorprendente, con l’organo a suonare da coro angelico, puntelli di mellotron e di solare vibrafono (sorprendente il testo, poeticamente sospeso tra la descrizione dell’11 settembre, afflati amorosi, speranze, sogni e delusioni).
Sulla stessa scia procede "Peacocks in the Video Rain", duetto amoroso con voce femminile, anche se stavolta a reggerla è un fresco motivetto di pianoforte. A questo giro la creatività di Vanderslice si scatena sullo sfondo, su cui imperversa una fantasia percussiva, e in alcuni delicati passaggi melodici. "Trance Manual" invece procede appesa a un filo sottile, una signora canzone, bellissima e persa, ancora una volta con lo sguardo verso la guerra, incantevoli e morbidi soffi di flauto e campanellini a fioccare. Nel suo lungo incedere spunta anche un inframezzo per archi e violino.

Le tastiere sono le migliori protagoniste del suono di "Pixel Revolt". A testimoniarlo contribuiscono la delicata e distesa "New Zealand Pines", per glockenspiel e ancora campanellini; le melodie di wurlitzer e moog poggiate sul chitarrismo indie del breve bozzetto iniziale di "Letter to the East Coast", che pure vanta ottimi inserti di violino; la splendida e spettrale "Farewell Transmission", minimale ballata pianistica, sofferta e accorata. Un plauso poi va anche alla voce di Vanderslice, capace di sottolineare tutte le emozioni trasmesse dai brani.

L’eclettismo del songwriter americano è confermato anche da numeri più al limite, come "Radiant With Terror", rock dal chitarrismo epico, esecuzione tesa dal sapore medievale poggiata su tamburi d’assalto o come "Angela", il cui afflato tipicamente soul si distende su un tappeto di elettronica "spaziale". Il tutto senza andare troppo lontano dalla propria natura: la tentazione di provare a fare un po' l’occhiolino al mercato prende corpo una volta sola, con "Continuation", basato su sviolinate "rock" sinceramente poco credibili. Il brano comunque è riscattato da un buon inciso oltre che dal solito gusto in arrangiamento. Poco male, però, perché non c’è neanche bisogno di chiedergli un dazio, dato che il disco è ricco di qualità, e chiudere questa descrizione in bellezza è un dovere.
Per farlo mi sono riservato di citare per ultimo un altro dei brani migliori, "Plymouth Rock": un giro armonioso e depresso di chitarra che procede titubante fra colpi di batteria e elettronica "in movimento", mentre note d’arpa e squarci di manipolazioni elettroniche vanno a fendere il pezzo fra le sue pieghe, mentre riposa.

"Pixel Revolt" è una raccolta preziosa ed emozionante, quasi riconciliante, scritta e curata con arte. Non è cosa da poco. Tributiamogli il giusto merito, per favore.

(15/02/2010)

  • Tracklist
  1. Letter to the East Coast
  2. Plymouth Rock
  3. Exodus Damage
  4. Peacocks in the Video Rain
  5. Trance Manual
  6. New Zealand Pines
  7. Radiant With Terror
  8. Continuation
  9. Dear Sarah Shu
  10. Farewell Transmission
  11. Angela
  12. Dead Slate Pacific
  13. The Golden Gate
  14. CRC 7173, Affectionately
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