OndaRock



  1. NÈ Quelque Part
  2. Una Copla Me Ha Cantado
  3. Merci Bon Dieu
  4. Estrela
  5. Guillermina
  6. Viento Del Olvido
  7. Luna Rossa
  8. Palamita Ingrata
  9. Siempre
  10. Pensamento
  11. Volcano



SUSANA BACA

Travesias
(Luaka Bop/cooperative Music) 2006
afro-peruvian, songwriter, tropicalia

Nuovamente su Luaka Bop, l’etichetta di David Byrne (che, ricordiamo, affianca la Real World di Peter Gabriel nella ricerca e riscoperta della musica etnica di matrice folk), Susana Baca torna in scena con il seguito di "Espiritu Vivo" (2002). Stavolta più che mai, però, le folksong afro-peruviane dell’artista - già co-titolare dell’"Istituto Negro Continuo" per la filologia delle tradizioni musicali del territorio nazionale - rischiano di prendere una piega penosamente commerciale, dell’insulsa mondanità da sottofondo per piano-bar.

Si attacca con una cover di "NÈ Quelque Part" (a firma Maxime Le Forestier), con acustica dal passo Caetano Veloso, percussioni, e un velo elettrificato inquieto sullo sfondo che si fa via via più minaccioso al passare degli avvicendamenti strofa-chorus, fino a un crescendo agonico-dinamico. Una sincope drammatica anticipa poi una pregevole jam finale. "Viento Del Olvido" è una canzone rurale in cui svettano fisarmoniche che quasi richiamano il Paul Simon terzomondista di "Graceland", purtroppo sciupata dalla produzione eccessiva.

"Merci Bon Dieu" mostra chitarra elettrica e striate fantasmagoriche di feedback, a suggellare picchi strumentali latini-americani e raga-rock. I glissandi flamenco di "Guillermina" impaginano un traditional basato su armonici, che pure incorpora pathos di sobbalzi armonici e linea vocale partecipata.

Le restanti tracce rischiano d’infangare definitivamente la nomea di erede della mitica Chabuca Granda, che la Baca si è costruita a partire dalla sua scomparsa (avvenuta nel 1983, ndr). "Una Copla Me Ha Cantado" è una serenata peruviana scarna e debole, e "Luna Rossa" è un’inutile riproposizione di "Guillermina". "Estrela" ha dalla sua una qualche ricerca negli impasti di chitarra, mentre "Pensamento" e "Siempre" sono ballate prodotte in serie con cui pavoneggiarsi e ostentare eleganza da signora imborghesita.

Chiude una sterile versione di "Volcano" di Damien Rice, con cui la Baca evita ulteriori equivoci per approdare al soft-rock dei Neil Diamond e Chicago più triti. Se ne ottiene, alla fine, nient’altro che scialbo cantautorato.

Composto da Susana Baca (la cui voce ora gira spesso a vuoto), Marc Ribot, John Medeski (già in "Espiritu Vivo"), Sergio Valdeos, Juan Medrano Cotito, oltre al duetto con Gilberto Gil (ininfluente in "Estrela"), alla comparsa di Kevin Breit e agli arrangiamenti dei Tosca Strings: si sono messi in quattordici per quest’intruglio mal mescolato di canzoni al gusto di monotonia e cliché assortiti. In un attacco di sincerità, il ruolo dell’eccezione è svolto dalla ben umile "Palamita Ingrata", tra contorsioni strumentali di folk persiano in alternanza/interferenza con la linea vocale, e un tocco sparuto di basso elettrico. L’edizione V2 (pubblicata nel marzo 2006) ha una tracklist diversa.