Cesare Basile

Hellequin Song

2006 (Mesacl) | songwriter

Ci sono voluti quasi tre anni (e una serie infinita di concerti tenuti in Italia e Germania) per dare un seguito all'acclamato "Gran Calavera Elettrica". Cesare Basile affronta ora le alte aspettative di pubblico e critica pubblicando "Hellequin Song".
Non dobbiamo adagiarci sull'apertura affidata a "Dal cranio" - che ci ripresenta le atmosfere folk di "Cantico dei tarantati" - perché subito dopo ci rendiamo conto che in questo lavoro ben poco è presente dei richiami rock di "La Pelle" o "Stereoscope", del blues cupo di "Closet Meraviglia" o del folk sfrontato di "Gran Calavera Elettrica", lavoro che ben può essere considerato la conclusione di un ciclo.
"Hellequin Song" è insomma l'inizio di una nuova era.

Il pianoforte dell'ex-Scisma Michela Manfroi ci guida deciso da "Finito questo" fino a "Tutto l'amore che porto" (dal testo denso e intimista su musica minimale), procedendo a passo di valzer per "Il deserto" fino alla masnada di "Hellequin Song".
Un pianoforte sempre presente, ma più riservato in "Dite al corvo che va tutto bene" e "Le feste di ieri", in cui dialoga benissimo con la chitarra elettrica, quasi la canzone fosse un duetto tra i due strumenti e la voce uno strumento di mero supporto.

"Hellequin Song" è un'opera che parla di ombre nell'ombra che disprezzanti ci osservano dall'esterno delle nostre finestre chiuse.
Di certe ombre, però, non si deve sottovalutare l'aggressività: "Fratello gentile", il primo singolo estratto (il secondo sarà "Dal cranio"), si affaccia minaccioso e arrabbiato, con una sorta di giro che potrebbe ricordare "Personal Jesus" dei Depeche Mode, anche se la realtà del Nostro è ben più cruda e meno ottimistica: "Perché questo teatrino/ È un massacro banale/ E lo scherno, il coraggio/ d'odiare dei vili", ma anche: "E finire da solo in un fosso/ Con la faccia nel fango/ E le risa a guardarti crepare".
Con un fruscio alto così, tanto da essere uno strumento a sé, e le voci di Hugo Race e Roberta Castoldi a incrociare quella di Basile, "Odd Man Blues (Kill Your Song Files)" è il primo dei cinque brani cantati in inglese, un piacevole intermezzo nella piena tradizione folk sud-statunitense che tanto l'autore catanese adora, così come "To Speak Of Love" è una ballata blues, di quello oscuro e bucolico.

"Hellequin Song", al contrario di quello che si può pensare, è una traccia in italiano. Una delle più belle canzoni che Basile abbia mai scritto.
Ci rimane da chiederci come mai una persona dalla capacità espressiva unica in Italia abbia deciso di alternare canzoni in inglese che, per quanto interessanti, sminuiscono parecchio l'intensità della parola, di canzoni come "Hellequin Song", appunto, e della successiva "Le feste di ieri", sussurrata e rassegnata.
Tanto belle da far apparire una delusione la distanza linguistica che ci separa da "Continuous Lover, Silent Sister". Canzone che, per carità, è molto bella e piacerà tanto a Howe Gelb, ma spezza l'intensità dell'atmosfera creata con gli ultimi due brani.
Sarà per la musica o perché ormai ci siamo rassegnati all'inglese che "Ceaseless And Fierce" non disorienta. Con l'ombra di Tim Buckely a vegliare sulla semplicità del brano, ma anche sulla sua forza e il suo crescendo.
Ben seguita dalla strumentale "Tema di Laura", mentre la conclusiva e sobria "Stella And The Burning Heart" - in cui la voce di Basile è accompagnata da quella di Kris Reichert - ci ricorda che, nonostante tutto, prima o poi tornerà a splendere il sole. Anche per le ombre.

Un disco sicuramente molto diverso dallo stile a cui Basile ci aveva abituati, per un artista che non ha paura di sperimentare e mettersi in gioco e che riesce a non perdere mai il controllo della situazione (e la faccia).
Il primo capitolo di un nuovo ciclo, dunque, al quale hanno voluto prender parte in tanti: oltre a John Parish, che lo ha prodotto, e a tutti quelli citati in precedenza, Jean-Marc Butty e l'ex-dEUS e ora Zita Swoon Stef Kamil Carlens.
Tanti ospiti, quindi, ma che fanno sì che, paradossalmente, "Hellequin Song" sia un disco da un lato più "personale", dall'altro assolutamente molto più "musicale" dei suoi predecessori, nei quali si dava più importanza alla "parola".

Un disco assolutamente vario e per niente etichettabile, probabilmente difficile e poco immediato, che all'inizio può erroneamente sembrare "slegato" e poco omogeneo.
Un disco dai picchi veramente molto alti, con brani che catturano tutta l'attenzione e s'insinuano sotto la pelle perché si accapponi.
Basile si conferma un ottimo cantastorie e uno dei migliori cantautori in circolazione.
Canzoni come "Finito questo" e "Tutto l'amore che porto" piaceranno agli estimatori di De André.

(17/12/2006)

  • Tracklist
  1. Dal cranio
  2. Finito questo
  3. Fratello gentile
  4. Odd Man Blues (Kill You Song Files)
  5. Il deserto
  6. To Speak Of Love
  7. Dite al corvo che va tutto bene
  8. Hellequin Song
  9. Le feste di ieri
  10. Continuous Lover, Silent Sister
  11. Usa tutto l'amore che porto
  12. Ceaseless And Fierce
  13. Tema di Laura
  14. Stella & the Burning Heart
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