Carla Bozulich

Evangelista

2006 (Constellation) | blues-folk

Carla Bozulich è l’ex-cantante dei Geraldine Fibbers e prima ancora degli Ethyl Meatplow, combo industriale di Los Angeles. Una vita di eccessi tra droga e prostituzione, e una voce che è in diretta comunicazione con l’anima.
E’ blues la musica di cui ci accingiamo a parlare, un blues gotico, con arpeggi di chitarra a perdersi nel vuoto, con l’organo a dipingere scenari di assoluta sacralità apocrifa. Un’intensità che avvolge e ipnotizza.

Ecco, immaginate una Nico all’apogeo del dolore interiore salmodiare sulle trame lente e austere dei Crime & The City Solution, con i suoni Constellation sullo sfondo e qualche pennellata astratta alla maniera dei grandi Supreme Dicks.
Davvero, "Evangelista" è un’esperienza d’ascolto totalizzante, dove è perfetta l’interazione tra il protagonismo canoro di Carla e la controparte strumentale, assolutamente non minoritaria nell’economia globale del suono, tanto che, voce a parte, se ne potrebbe ricavare un album di buonissimo post-rock (collaborano, infatti, membri di Godspeed You! Black Emperor, A Silver Mt. Zion, Black Ox Orkestar, tra gli altri).

Ovviamente è l’interpretazione sanguinante della Bozulich a fare la differenza, a partire dalla title track, quasi dieci minuti di spine che scorticano le carni, urla e disperazione.
Magistrale nella sua continua alternanza di stasi e accelerazioni, nervosismi e rilassamenti, climax di tensione che sale fino a implodere, senza trovare sfogo. Da sola varrebbe il prezzo d’acquisto del cd.
Non è di facile ascolto, "Evangelista", per via di un suono poco lineare, attento ad assecondare gli spasmi della Bozulich. Se necessitate di una porta d’accesso che semplifichi la comprensione, è consigliabile skippare dalle parti di "Pissing", cover dei Low dall’ultimo "The Great Destroyer", ripresa abilmente in tutto il suo fulgore "pop".
I pezzi sono intrisi di una tensione drammatica notevole. Diventa addirittura estenuante sostenerne l’ascolto nei momenti di concitazione, quando, per una sorta di transfert psicologico, i dolori dell’artista sembrano riversarsi sull’ascoltatore, o almeno questa è la sensazione.

Ricordate? Il primo Nick Cave era maestro nell’annullare le distanza tra performance e fruizione passiva. E prendete ad esempio "Baby That’s The Creeps", dal fluire chiesastico, improvvisamente squassato dal delirio autodistruttivo della protagonista, così lancinante da stimolare associazioni mentali che riferiscono di pulsioni di morte.

Un (gran) disco di lacrime e sangue, come da tempo non ne sentivamo.
Da maneggiare con cautela.

(22/05/2006)

  • Tracklist
  1. Evangelista 1
  2. Steal Away
  3. How To Survive Being Hit By Lightning
  4. Inside Sleeps
  5. Baby, That’s The Creeps
  6. Pissing
  7. Prince Of The World
  8. Nel’s Box
  9. Evangelista II
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