Camera Obscura

Letís Get Out Of This Country

2006 (Elefant / Merge) | alt-pop

Parlare di un album uscito da ormai oltre sei mesi è compito piuttosto arduo. Ancora più arduo quando si tratta di un album come il terzo lavoro dei Camera Obscura, del quale si è detto già molto e che è entrato nelle playlist di fine anno delle riviste di mezzo mondo.
Ma tentare di recuperare una tale dimenticanza è d’obbligo.
La band scozzese, infatti, ha sfornato una terza prova matura e convincente che l’ha finalmente portata ad affrancarsi dai paragoni piuttosto ingombranti che avevano accompagnato fino a oggi la sua carriera.

Dopo l’abbandono del cantante e percussionista John Henderson, Tracyanne Campbell ha saldamente preso in mano il timone del gruppo, firmando e cantando tutti gli episodi che compongono l‘album, e regalando all’ascoltatore, per una volta, un punto di vista prettamente femminile, in un universo, come quello dell’indie-pop, troppo spesso caratterizzato da una visione esclusivamente maschile.
Affiancati per la prima volta da un produttore (Jari Haapalainen, già alla console con i Concretes) e con la possibilità di sfruttare uno studio professionale, i Camera Obscura si sono appropriati di un suono più personale, in bilico tra il pop più classico di chiara matrice sixties e l’alt-country, caratterizzato da un’orchestrazione ricca e intensa, anche grazie all’apporto dell’organo e degli archi ma che riesce, nell‘arco dei dieci episodi che compongono il lavoro, a evitare il rischio di un eccesso di compattezza e levigatezza e quello, sempre concreto, di sovraproduzione.

La sicurezza e la consapevolezza dei propri mezzi da parte della band e della sua leader sono subito evidenti sin dal primo brano, “Lloyd I’m Ready To Be Heartbroken”, dove, rispondendo in maniera esplicita alla domanda posta oltre venti anni fa da Lloyd Cole, Tracyanne conferma di essere oramai cresciuta e di essere pronta ad affrontare la vita e le sue avversità ("I've got my life of complication here to sort out, I'll take myself to an east coast city and walk about").
Del resto la maturazione dei Camera Obscura, sotto l’aspetto musicale e dei testi, è evidente lungo tutto il percorso dell’album: sia nei brani più ritmati e solari come la title track , che in quelli più meditativi e delicati, nei quali, in ogni caso, gli scozzesi dimostrano di saper maneggiare con cura la difficile arte degli arrangiamenti. E’ il caso della splendida “Dory Previn”, con i suoi accenti country, o della ballata malinconica e dolente “Country Mile”: e se nel primo caso il testo è duro e quasi in contrasto con la dolcezza della melodia e del cantato, nel secondo, alla consapevolezza delle difficoltà della vita ("…I don‘t believe in true love anyway, who‘s being pessimistic now?…”), si affianca la speranza, quasi infantile, che il futuro possa riservare dei miglioramenti e delle sorprese (“…once again I’ll be the foolish one, thinking a blink of these lashes would make you come…”). Altrove (“Come Back Margaret”, “I Need All The Friends I Can Get”), il ritmo si fa più mosso e la melodia un po’ retrò rimanda ad atmosfere anni 50.

Qualora, poi, ce ne fosse ancora bisogno, la dimostrazione definitiva della raggiunta maturità stilistica e formale i Camera Obscura la forniscono nel brano che conclude il lavoro, “Razzle Dazzle Rose”, un amabile mid-tempo orchestrale, accompagnato da una malinconica tromba, nel quale Tracyanne Campbell mostra, ancora una volta, che il proprio approccio nei confronti della vita sarà oramai più pragmatico di un tempo ("…expecting softness can lead to foolishness…"), ma mai cinico. Alla tristezza si accompagna sempre la speranza.
Il maggior pregio dell’album, in ogni caso, risiede nella sua straordinaria coesione. Lungi dall’essere solo un susseguirsi di singoli, “Let’s Get Out Of This Country” ha un’intrinseca coerenza tematica e musicale che permette definitivamente di affermare, in tutta tranquillità, che i Camera Obscura non suonano che come loro stessi (piuttosto ci sono già band che suonano “come” i Camera Obscura: da tenere d’occhio i conterranei The Hermit Crabs).Può, forse, essere tardi per recuperare un lavoro che ha reso più fresca e frizzante l’estate di molti, ma perché non provarci? Magari, con le sue armonie calde e avvolgenti, “Let’s Get Out Of This Country” riuscirà a rendere meno freddo l’inverno di molti altri.

(03/01/2007)

  • Tracklist
  1. Lloyd, I'm Ready To Be Heartbroken
  2. Tears For Affairs
  3. Come Back Margaret
  4. Dory Previn
  5. The False Contender
  6. Let's Get Out Of This Country
  7. Country Mile
  8. If Looks Could Kill
  9. I Need All The Friends I Can Get
  10. Razzle Dazzle Rose
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