Celebration

Celebration

2006 (4AD) | rock

E’ nevrosi che prelude allo sfacelo, unghie che affondano nelle carni sanguinanti durante un amplesso selvaggio, il suono stridulo e monotono di una sirena, sogni di un matrimonio felice officiato all’inferno. "Deliri, Desideri e Distorsioni", per citare l’ultima antologia di Lester Bangs pubblicata in Italia, e non ci sono aggettivazioni migliori per descrivere lo sputo sonoro con cui i Celebration irrompono prepotenti nel frastagliato universo della musica rock.

Deliri: deve essere l’ennesimo animo sensibile devastato da incubi esistenziali, Katrina Ford. Necessariamente; al contrario non si spiega una musica perennemente affacciata sull’orlo del precipizio, instabile, sistematicamente preposta a sfasciare melodie, a vomitare armonie che si reggono su equilibri dannatamente precari. Un esempio? L’iniziale "War", espressività farneticante della Ford con gli strumenti ad assecondarne le stupefacenti evoluzioni vocali. Nessun processo di songwriting nella musica dei Celebration, solo eruzioni di suono che si sottomettono ammaestrate alle emotività di questa nauseata strega rock.

Desideri: a tratti emerge qualche accenno dream di marca 4AD, subito stoppato, come il dimenarsi sordo di un onda sonora nel chiuso di un barattolo di latta, come i Devics impossibilitati a prorompere fantasie dilatate, poiché immersi nel vuoto pneumatico di un Nick Cave completamente fuori sincrono, alla maniera del "Burning The Ice" con Die Haut. E allora rimaniamo estasiati da "Holiday", ballata incompiuta, resa tale da ritmiche sostenute nonché claudicanti, e da una recitazione bluesy memore di antichi retaggi jopliniani. E ancora "Diamonds", ballata vera, questa sì, comunque pregna di psichedeliche allucinazioni mestruali.

Distorsioni: scarseggiano le distorsioni in "Celebration", almeno se prendiamo a paragone un disco delle Babes In Toyland. Albeggia piuttosto una visione storta ma non forzatamente contorta. I ritmi frastagliati costituiscono maglie non districabili, tra le quali si incuneano paraboliche traiettorie di Hammond, come in "New Skin", sabba indemoniato rubato a qualche band positive punk dei primi anni 80. O la cavalcata "China", in cui la musica avanza riottosa sulla spinta di prepotenti andamenti funk.

Più che un disco, un erotico rituale di automutilazione sensoriale.

(13/03/2006)

  • Tracklist
  1. War
  2. Diamonds
  3. Holiday
  4. Foxes
  5. China
  6. Lost Souls
  7. Ancient Animals
  8. Tonight
  9. New Skin
  10. Good Ship
  11. Stars
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