Concretes

In Colour

2006 (Emi) | pop

Seconda prova per gli svedesi Concretes, dopo il brillante esordio di due anni fa. La formula non è cambiata: un pop spumeggiante, un po’ naif , a metà strada tra Velvet Underground e il suono della Motown (non è un caso che due delle canzoni più belle dell’album precedente si chiamino, con piglio citazionista, “You Can’t Hurry Love” e “Diana Ross”). “In Colour” tenta di portare a uno stadio successivo lo stile del gruppo: più eclettico, più “pulito”; alcuni potrebbero pensare che i Concretes stiano provando a fare il “grande salto” nel circuito mainstream. Chi può dirlo? Magari potrebbero anche riuscirci.

In realtà i Concretes sono rimasti fedeli a se stessi nello spirito, e lo dimostrano in pieno tracce come “Fiction”, dall’impianto decisamente più rock, tant’è che la coda strumentale si protrae oltre i sei minuti di durata, ma in cui, complice la voce angelica e allo stesso tempo scazzata di Victoria Bergsman, permane l’ingenuità infantile tipica del gruppo.
Gli arrangiamenti sono ancora più curati rispetto al passato. I Concretes, al completo, sono ben in otto, e ogni canzone è un incredibile sfoggio di tecnica. Dai violini ai fiati, ogni brano è una mini-opera realizzata da una volenterosa e atipica orchestra.

Album eclettico dicevamo. E in effetti saltando da una traccia all’altra pare di essere catapultati in mondi diversi. “A Change in The Weather” sposa il pop scombiccherato del gruppo con il country, “Sunbeams” potrebbe essere opera dei Beach Boys, “As Four” è un incrocio impazzito con le marcette indemoniate di Tom Waits. Il maggior problema del gruppo è che a volte sconfina in un sentimentalismo un po’ melenso e fine a sé stesso, e se un ballatone sognante come “Tomorrow” funziona, la più lenta e meditata “Your Call” (che vede la partecipazione di Romeo Stodart dei Magic Numbers) appare abbastanza futile. Difficile invece resistere ai ritornelli di “On The Radio”, “Ooh La La”, e “Song For The Songs” (quest’ultima degna dei Belle And Sebastian) che, volenti o nolenti, entrano in testa e non se ne vanno per un bel pezzo.

Un album che, come recita il titolo, è una festa di colori, e che (avvertenza riservata ai meteoropatici) perde metà della sua freschezza se ascoltato in una giornata di pioggia. Già, perché l’allegria, talvolta esasperante, dei Concretes può risultare indigesta e va presa a piccole dosi, ma resta il fatto che, in fondo, ogni tanto, di un gruppo come i Concretes se ne sente il bisogno.

(03/05/2006)

  • Tracklist
  1. On The Radio
  2. Sunbeams
  3. A Change In The Weather
  4. Chosen One
  5. Your Call
  6. Fiction
  7. Tomorrow
  8. As Four
  9. Grey Days
  10. A Way Of Life
  11. Ooh La La
  12. Song For The Songs
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