Contriva

Separate Chambers

2006 (Morr Music / Wide) | indietronica

A voler fare una generalizzazione molto grossolana, oggi possiamo suddividere la scena "indie" e alternativa in due modi diversi di fare musica. Da una parte, composizioni basate su una struttura musicale molto semplice, che però trovano la loro forza nella passionalità e nell’emotività suscitata dal cantato e dai testi. Dall’altra, invece, pezzi puramente strumentali o quasi, che si distinguono per una certa complessità nella struttura compositiva e nella ricerca delle sonorità. Bene: di fronte a una tale suddivisione semplicistica e puramente pretestuosa, "Separate Chambers", il nuovo album dei Contriva (progetto intrapreso da Masha Qrella, Max Punketzhal, Rike Shuberty e Hannes Lehmann), uscito nel novembre del 2006 per la berlinese Morr Music, si pone in una specie di limbo, in cui le undici tracce del disco sembrano non trovare senso né nella prima né nella seconda delle due categorie sopra elencate.

Ci troviamo di fronte, infatti, nella maggior parte dei casi, a brani puramente strumentali, piuttosto piacevoli e rilassanti sì, ma i quali non mostrano quasi alcuna complessità nella loro struttura e che alla lunga diventano un po’ noiosi e monotoni. Con le dovute eccezioni, molti dei brani di "Separate Chambers" si basano essenzialmente sulla proposizione di un tema e sulla sua ripetizione per tre o quattro volte. Ripetizione quasi invariata se si eccettua, in alcuni casi, l’arricchimento ottenuto, durante la reinterpretazione del tema, attraverso l’introduzione di diversi strumenti musicali.
È questo il caso specifico del primo brano, "Good To Know", dove il tema viene proposto inizialmente dalle sole chitarre acustiche. Si aggiungono poi, in progressione, la chitarra elettrica, la batteria campionata e infine il basso. Per "Unhelpful", "Bluebottle" e "Number Me" vale lo stesso discorso: tre tracce che non sono affatto male e mostrano anche delle strutture piuttosto complesse. Però sembra che davvero manchi qualcosa a dare più varietà a questi brani e a completarli. Che so, magari l’intervento e il dialogo di più strumenti solisti, una più ricercata modulazione dei suoni o, molto più semplicemente, una voce che canti qualcosa sopra i giri d’accordi che sembrano ripetersi un po’ a vuoto. E proprio la voce di Masha Qrella arriva finalmente a scuoterci nella terza traccia, "Before", e nel brano di chiusura, "I Can Wait", anche se per interpretare dei pezzi di poche pretese, che non hanno quasi niente in comune con i deliziosi album indietronici solisti della stessa. Lo stile tipico della Qrella è, invece, più identificabile in brani come "Concrete Sleepers" e "On One Below", dove le traiettorie oblique e imprevedibili di certi accordi ricordano, a tratti, il bellissimo "Unsolved Remain".

Non mancano, comunque, episodi suggestivi, come soprattutto "Say Cheese" e "Florida/Lay-by", due brevi composizioni imperniate su dolcissimi giri di chitarra acustica arricchiti, nel primo caso, da una malinconica fisarmonica e da fluide tastiere e, nel secondo, da un violino mesto e trasognato. Resta, infine, da spendere qualche parola su "Centipede" che, con i suoi otto minuti e passa di lunghezza, dominati da un ossessivo arpeggio di chitarra, costituisce la traccia più elaborata del disco: dopo un lungo e accattivante intro,  dove al semplice arpeggio si sovrappongono refrain di chitarra elettrica e i sibili di un violino tormentato, il brano acquisisce la sua forma vera e propria con l’ingresso del basso, della batteria disciplinata e di accordi di pianoforte a cui spetta determinare la ritmica principale; nella seconda parte, invece, sono schitarrate acustiche a sostituire il piano nella sua funzione portante, mentre quest’ultimo, a sua volta, si lascia andare a un assolo minimale costituito da semplici note leggere. Interessante sì, ma non trascendentale.

Insomma, l’impressione principale che dà l’ascolto di "Separate Chambers" è che i suoi undici brani siano degli spunti, delle tracce da completare e da elaborare maggiormente. Un disco piacevole, ma da tenere come sottofondo, magari durante un’allegra conversazione tra amici. Ad ascoltarlo da soli, invece, un po’ ci si annoia, proprio per la mancanza quasi totale di picchi emotivi o guizzi di creatività che possano sorprenderci e conquistarci. Riassumendo: "Separate Chambers" è un album di buone canzoni, che però non portano da nessuna parte.

(12/01/2007)

  • Tracklist
  1. Good To Know
  2. Unhelpful
  3. Before
  4. Say Cheese
  5. Bluebottle
  6. Florida/Lay-By
  7. Centipede
  8. Number Me
  9. Concrete Sleepers
  10. No One Below
  11. I Can Wait
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