Covenant

Skyshaper

2006 (Spv / Audioglobe) | synth-pop, ebm

Mani tese verso il sole e la luce, eppure risuona un’avvertenza: “Ladies and gentlemen, lights are going out”. Non a caso, è da accentuati contrasti che prende il volo questo nuovo album dei Covenant, band di punta del panorama EBM/futurepop. "We make ritual noise" declamano le voci di robottini verosimilmente rubati dal magazzino dei Kling-Klang Studios. Anche l’immediata orecchiabilità è proprio quella dei Kraftwerk, uguale uguale. Subito, però, nel quadretto meccanico irrompe una voce che più umana non si può, quella di Eskil Simonsson (anche autore delle musiche, mentre le parole le scrive Joakim Montelius), voce che richiama alla mente le sagome di Dave Gahan o Phil Oakey. E poi parte la danza, partono i synth spediti come razzi, con un impianto ritmico tanto impeccabile da apparire quasi scontato. Eppure, bastano due minuti e qualunque difesa crolla e negli attimi di lucidità inizia a far capolino il pensiero, forte, che i Covenant stiano dando vita a un lucido gioco citazionista. Le tracce successive confermeranno infatti che Eskil, Joakim e Clas hanno sfornato un album variegato e imprevedibile, una sorta di inventario di storia e stili dell'elettronica da consumo.

D'altronde non ci troviamo al cospetto di qualche dj fighetto che si improvvisa musicista, bensì di tre artisti sulla breccia ormai da una quindicina di anni, tra prove riuscitissime (ricordiamo l’ottimo “Sequencer”) e altre più incerte (l’ultimo “Northern Light”), dando comunque sempre prova di mirabile equilibrio tra coerenza e voglia di evolversi. Il trio di Helsingborg crede fermamente nel proprio genere e nel proprio stile, ed evita come la peste gli improbabili crossover poprockettari a cui (ex?) compagni di scena come Apoptygma Berzerk e VNV Nation si sono ultimamente abbandonati: i Covenant invece tirano a lucido come non mai l'elettr(on)icità del loro sound e solidificano con attenzione maniacale le fondamenta e le strutture portanti delle canzoni per renderle come sempre qualcosa di più che meri oggetti da dancefloor .

Tecnologia, però, che è al servizio di un gusto melodico che non ha paura di aprirsi anche a soluzioni di facile presa, se serve rifacendosi persino, con serenità e consapevolezza, agli anni Ottanta più (magari giustamente) diffamati. Come nel caso di “Happy Man”, trionfo analogico con il minimoog a costruire una melodia così semplice che quasi dà ai nervi, mentre le parole cantate da Simonsson sono smentite dal tono sconsolato della sua voce, come a voler far presente che le apparenze ingannano davvero. E infatti dietro la sua facciata di disimpegnato scherzetto vintage , si nasconde una canzone a modo suo davvero geniale.

E che dire poi di "Pulse", che ostenta synth coattissimi e un ritmo indolente eppure avvince come un trucido b-movie di cui però si vuole assolutamente vedere “come va a finire”. E ne vale la pena, ché nel finale tutto si rivela essere bellissimo, armonioso, preciso come un teorema. Una ricerca, quella dei Covenant, che riesce a esprimersi attraverso motivi che restano nella memoria fin dal primo ascolto. Dettaglio non da poco in un genere spesso usa-e-getta, e dettaglio non da poco per un disco che vuole anche essere ballato. Infatti i Covenant non si dimenticano certo di quei loro fan che più che ascoltarli amano ballarli: ecco dunque piovere i riempipista, e ce n'è per tutti i gusti con da un lato le ariose e malinconiche melodie di "Brave New World" e dall'altro le acide, viscide, snervanti "Sweet and Salty" e "Spindrift", e ancora il passo pesante della splendida "20hz" o il trip supersonico di "The Men": tutti brani però nei quali le melodie, le parole e l'eclettica prestazione vocale di Simonsson contano quanto, se non di più, i bps. Ma c'è anche "Greater Than The Sun", che è i Covenant delle origini, i Covenant più oscuri e malati, quelli delle notturne ambientazioni cyberpunk del memorabile esordio "Dreams Of A Cryotank" (datato 1994).

E se ovviamente non è nemmeno più pensabile aspettarsi da loro sterminate suite di puro rumore industrial come fu la mitica "Cryotank Expansion" (ma i possessori del limited bonus cd troveranno in compenso una sfibrante “fuga” di 43’ a suon di synth impazziti che farà la gioia dei raver più estremi!), notiamo come i Covenant sappiano esprimersi senza perdere un colpo anche nella lingua dei Depeche Mode, con l'introversa "The World Is Growing Loud". Giusta conclusione di un album che sa dare nuova linfa vitale a sonorità ascoltate fino alla nausea e anche oltre, e sa dare senso e profondità a sonorità che di solito ne sono del tutto sprovviste.
Probabilmente è uno di quelli che di solito si definiscono "dischi della maturità" anche se i Covenant maturi lo erano sin dall'inizio. Ma forse nemmeno i loro migliori lavori del passato erano mai stati così intensi e fantasiosi e così abili a giocare con i luoghi comuni. Una esplorazione a 360 gradi del mondo electro-dance , condotta con la lucidità e la sicurezza propria solo dei fuoriclasse.

(12/04/2006)

  • Tracklist
  1. Ritual Noise
  2. Pulse
  3. Happy Man
  4. Brave New World
  5. The Men
  6. Sweet And Salty
  7. Greater Than The Sun
  8. 20 hz.
  9. Spindrift
  10. The World Is Growing Loud

Limited-edition bonus cd

  1. Subterfugue For 3 Absynths
  2. Relief
  3. Ritual Noise (Calico Remix)
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