Devics

Push The Heart

2006 (Bella Union) | dream-pop

Ingannatore si è rivelato il primo ascolto di "Push The Heart", ultima fatica dei Devics, a tre anni dal precedente e ottimo "The Stars At Saint Andrea", che aveva riscosso pressoché unanime consenso tra critici e appassionati.
Troppo pulita la produzione e quasi nessun segno di quei suoni notturni e psichedelici, tra soul music moderna e spettrali fantasie dream, tra Portishead e Mazzy Star, con la voce pacatamente sulfurea di Sara Lov a ipnotizzare la mente e soggiogare il cuore.
Una delusione, tanto che le canzoni apparivano pallide imitazioni di tanto pop alternativo da classifica, ben congegnate e suonate, ma fredde nella loro accuratezza.

Per apprezzare "Push The Heart" bisogna avvicinarsi alla materia con spirito diverso e considerare l'album come atto definitivo di un percorso lineare e coerente, dove l'aspetto cantautorale ha conquistato centralità nell'approccio compositivo, relegando in secondo piano l'elemento atmosferico, che tanto aveva caratterizzato il suono della band nei passati lavori.
Ciò si evince dalla strumentazione utilizzata, chitarre e pianoforte in prevalenza, e in generale dalla volontà di O'Hallarn di riversare in Devics i nuovi orizzonti creativi apertisi con l'esperienza solista di "Piano Solos" del 2004.

Dove l'album si scopre effettivamente fallace è nel voler configurare una sorta di sintesi apologetica di un certo modo di fare musica, ostinatamente alla ricerca di territori stilistici variegati su cui edificare cattedrali melodiche che si spera siano, ancora, riprese da qualche televisione commerciale.
Ciò che ne consegue è uno svilimento dell'arte di Devics in termini e di riconoscibilità di un suono che in passato aveva auto-legittimato una certa personalità. Ricerca non nel senso di sperimentazione quindi, ma di avanzamento alla cieca e per tentativi.
Tuttavia, molte delle suddette considerazioni potrebbero vanificarsi all'atto dell'ascolto.
Ed è bene affermare che l'album è nel complesso gradevole, soprattutto se siete poco soggetti alle tipiche masturbazioni mentali da scribacchini musicali impenitenti.

La sostanza qualitativa emerge nella parte centrale di "I Push The Heart" a partire dalla ninnananna "Song For A Sleeping Girl" con tanto di raddoppio vocale ad addolcire un andamento ritmico appena più sostenuto.
Echi post-wave riverberano sulle superfici levigate di "Just One Breath", che non sfigurerebbe nel "Misery Is A Butterfly" di Blonde Redhead e ancora convincente "Distant Radio", contesa tra elettricità e delicatezze acustiche.
La deriva stilistica ha modo di materializzarsi in "A Secret Message To You", declamata da una Sara Lov innocente e sbarazzina, che avrà magari ascoltato il "Little Things" di Hanne Hukkelberg.
Anche "Salty Seas" non brilla per originalità, lento pianistico intriso di tristezza come Tori Amos ne sa(peva) scrivere a centinaia e di migliori.

Album definitivo pur nella sua incompiutezza, "Push The Heart" segna il passaggio da un approccio indie pregno vitalità post-adolescenziale a una maturità cantautorale che vede i Devics pienamente consci delle proprie capacità espressive.

(17/12/2006)

  • Tracklist
  1. Lie To Me
  2. A Secret Message To You
  3. Salty Seas
  4. Song For A Sleeping Girl
  5. Distant Radio
  6. Just One Breath
  7. Moments
  8. If We Cannot See
  9. City Lights
  10. Come Up
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