Registrato in un'ora, durante un caldo pomeriggio del giugno
2005, "Sunbomber" rappresenta un piccolo bignami dello sperimentalismo art-rock
della band newyorkese. Poco meno di mezz'ora di musica, tutta giocata su un
rifrangersi continuo e dinamico di reiterazioni minimaliste e varianti soniche
che spesso e volentieri si risciacquano dentro sulfuree paludi di
elettro-noise . Piccoli universi, non particolarmente compiuti, eppure
tratteggiati con tocco deciso e attento ai minimi particolari. Ecco perché,
quindi, al di là della quasi estemporaneità delle registrazioni, quello che ne
scaturisce è un formalismo che tradisce una visione d'insieme ben meditata e
strutturata.
In fondo, la stessa matrice ambient che pervade da
cima a fondo questo lavoro rivela la chiara volontà della band di ottenere un
effetto di sinistra leggerezza, al contempo ipnotico e lievemente ottundente. Un
gioco di rifrazioni microscopiche, elettrostatiche, tra voci narcotizzate,
simulacri di melodie e zucchero filato spaziale ("One More Try"). Modernariato
elettronico che cerca la pacificazione di un suono tormentato, costretto a
subire scosse radioattive ("Second Chances") e a liberarsi istericamente di
emozioni processate. Ai margini di questa istantanea di una New York ferita e
costretta a fare i conti con se stessa, scivolano detriti di Casio e liquide
fragranze digitali. "Bridge Traffic" si apre, così, a un cantilenare ebete e
autoindulgente. Fin troppo, forse. Una forma primitivista e sgangherata di
canzone, come un nonsense che si allarga a macchia d'olio. Un giochino alieno,
come quello di "Dawn Patrol", dai contorni sempre più minacciosi. Materia
plastica, il suono. Costretto a subirci. Quasi un luogo appartato in cui poter
proiettare le nostre coscienze, come su di uno schermo.
E' il bianco e
il nero delle nostre sensazioni. E gli Excepter scelgono di lavorare proprio su
questa dialettica chiaroscurale. Vuoti e pieni. Zone d'ombra e improvvise
lanugini di luce che si confondono e si disperdono, si compenetrano e si
distanziano. Flussi di coscienza di straziata musicalità sintetica, di cui
restano piccoli schegge di melodismo per ritardati, polluzioni come gingillini
sonici in stile videogame . Soluzioni che rappresentano una prima analisi
della loro ricerca (come ben evidenzia la lunga agonia "sommativa" della title
track), non di certo un momento definitivo, come qualcuno ha sentenziato. Ad
ogni modo, se la prospettiva resta spalancata sul futuro, per il momento
"Sunbomber" rappresenta un ascolto obbligato per quanti vogliano restare al
passo coi tempi.


